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Guglielmo Ragozzino
Il ponte d'Italia
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
Una questione di merito.La politica si occuperà anche di questo? Da il manifesto del 13 ottobre 2005

Evviva! Vince l'Italia! Impregilo ha trionfato nella gara internazionale del general contractor per il Ponte sullo stretto di Messina. Ed era una gara vera, aperta a tutti, con l'espressione general contractor a mostrare la buona volontà dei proponenti di essere veramente cosmopoliti, gente globale. Ma nessun costruttore straniero ha gareggiato: paura, evidentemente. Nel testa a testa con l'unico concorrente, Astaldi, Impregilo ha avuto la meglio, ma nessuno del ramo aveva dubbi che sarebbe finita così. Impregilo ha molto bisogno di contratti e anche quello, soprattutto cartaceo, relativo al progetto per il Ponte, fa comodo. Da qui il maxi ribasso del 16% operato sul prezzo base di tutta l'opera, mentre Astaldi, con il suo ribassetto del 2% mostrava di non avere una vera intenzione di vincere. Non tutti sono interessati alle gatte da pelare. Quanto poi alla costruzione vera e propria, si tratta di un altro paio di maniche. Per ora verrà apprestato un ulteriore progetto, detto definitivo, poi si vedrà. La previsione generale è che abborracciato un progettone, si darà luogo a un paio di pose di prime pietre, con la gradita partecipazione del presidente Silvio Berlusconi. Le immancabili malelingue mettono in relazione la campagna con le prime pietre, come se queste ultime ne facessero parte integrante.

A elezioni concluse, si vedrà. Le solite malelingue di prima insinuano che sarà difficile strappare in anticipo all'Unione un chiaro impegno a non farne niente. A dire con precisione: né un uomo né un soldo per quell'opera sbagliata, per quell'inutile e pericoloso monumento che è il Ponte sullo stretto di Messina. Probabilmente c'è qualcuno, che pensandosi furbo, ragiona così: i voti di quelli contro li abbiamo già; ora si tratta di agganciare qualcuno di quelli a favore. Ma non è così che si vincono le elezioni; e sarebbe comunque una vittoria senza onore.

Soldi per il Ponte, come si capirà nella finanziaria, non ce ne sono. La società del Ponte è tutta pubblica, tutta del Tesoro, tutta di Tremonti. (Fintecna + Rete ferroviaria + Anas). Dovrebbe anticipare tutto l'importo, aumenti compresi, nel deserto creditizio formato dalle banche che rifuggono dall'impresa di finanziamento del Ponte, considerandola sballata. E poi aspettare un tempo indefinito - cinquant'anni? - perché i quattrini anticipati ritornino. E' un Ponte fatto così.

«Al punto in cui siamo - dice Andrea Monorchio, con un senso dello stato che gli fa onore - è impossibile non fare il Ponte. Lo stato pagherebbe a causa delle penali cifre equivalenti alla costruzione del Ponte». Monorchio, che dello stato era un tempo ragioniere generale è ora il presidente di Infrastrutture spa, una delle società pubbliche coinvolte nel finanziamento delle grandi opere. Noi non crediamo che questo sia vero, non crediamo che lo stato debba pagare penali enormi per dei pezzi di carta. Ma se anche fosse, la dignità vale di più dei miliardi di euro. In ogni caso, basterebbe una dichiarazione ferma, da fare subito di fronte a tutti, senza equivoci: «Nessun ponte sul mare tra Scilla e Cariddi».

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