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Chiara Saraceno
Il Pink New Deal Le celebrazioni non bastano
8 Marzo 2012
Spazio pubblico
Un 8 marzo perché le proposte delle donne «entrino nell´agenda pubblica: è urgente disturbare il manovratore prima che il treno deragli». La Repubblica, 8 marzo 2012, con postilla

Diverse studiose e sociologhe hanno formulato una proposta di un "Pink New Deal" che mostra come l´investimento in servizi e infrastrutture sociali potrebbe diventare un volano per tutta l´economia

Che cosa c´è da festeggiare? I femminicidi continuano ad insanguinare le zone più oscure dei rapporti tra gli uomini e le donne. Le giovani donne continuano a fare più fatica dei loro coetanei a stare nel mercato del lavoro in un contesto che è peggiorato anche per questi ultimi. Le lavoratrici con responsabilità familiari lavorano il doppio dei loro compagni, ma guadagnano di meno. La crisi economica di questi anni e le manovre finanziarie dell´ultimo anno gravano in modo sproporzionato sulle donne, come lavoratrici e come principali responsabili del lavoro familiare. Le donne sono viste innalzare di colpo di qualche anno l´età alla pensione, senza che sia aumentata la loro sicurezza sul mercato del lavoro, al contrario. Contemporaneamente si sono viste ridurre fortemente i servizi di cura (per i bambini, le persone non autosufficienti) ed aumentarne il costo. La tenuta di molti bilanci familiari erosi dalla riduzione della occupazione si basa sulla loro capacità e disponibilità ad intensificare il lavoro domestico. Nonostante la presenza di, poche, "tecniche" nel governo l´asimmetria di genere dei costi della crisi sembra accentuata dalle scelte governative. Non va meglio a livello di Unione Europea, al contrario. Con la sua ossessione per il pareggio di bilancio, la UE sembra aver perso il ruolo di importante sostenitore alle richieste di parità e di politiche, anche sociali, necessarie a questo scopo.

Nulla da festeggiare o celebrare, quindi. Piuttosto un ritorno alle origini del senso della giornata dell´8 marzo ed insieme una occasione per ridefinirla. Una giornata non solo di protesta e di bilanci, ma di discussione di una possibile agenda politica ed economica che, prendendo atto della situazione attuale e dei suoi vincoli, proponga alternative realistiche. Ad esempio, diverse economiste e sociologhe hanno formulato una proposta di "pink new deal", che mostra come l´investimento in servizi e infrastrutture sociali (ma io aggiungo anche in ambiente) non aiuterebbe solo le donne, ma potrebbe costituire un volano per l´economia più importante, e più tempestivo rispetto alla necessità di creare occupazione, delle grandi opere. Come la stragrande maggioranza degli economisti a livello internazionale (anche se non quelli che siedono al governo italiano e che dettano le decisioni nella Unione Europea), queste "tecniche" segnalano soprattutto come un eccesso di misure di austerità non solo metta fine alla solidarietà che è stata alla base della costruzione dell´Unione Europea. Può anche uccidere sul nascere ogni possibilità di ripresa – come sta avvenendo per la Grecia.

Un 8 marzo, quindi, per (ri-)cominciare a discutere in pubblico e per proporsi come soggetto pubblico di cui tenere conto. Per rafforzare e continuare la costruzione di un soggetto pubblico femminile. Un soggetto che non abbia la pretesa di rappresentare tutte le donne e di parlare a nome di tutte le donne, ma che si assuma la responsabilità di articolare proposte a partire da una prospettiva che tenga conto in modo esplicito dell´esperienza, variegata, delle donne e dell´impatto sulla loro vita delle decisioni che si prendono. Che si prenda la responsabilità di proporsi come interlocutore nella scena pubblica e nella definizione della agenda pubblica: cercando il dialogo, ma senza temere il conflitto e di disturbare il manovratore.

Un 8 marzo non per festeggiare le donne o parlare di loro, ma per impegnarsi perché le loro proposte entrino nell´agenda pubblica. Perché è urgente disturbare il manovratore prima che il treno deragli.

postilla

Riemergono proposte e rivendicazioni antiche, cancellate dalla corsa alla “modernità” e alla “sostenibilità economica”, dalla sudditanza della politica al mercato, e dalla scarsa consapevolezza delle conquiste raggiunte. Del ruolo delle donne nella costruzione della “città del welfare” in Italia ci siamo occupati più volte su questo sito. Si vedano i testi della visita guidata la donna in eddyburg

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