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“Il Piano di Firenze è davvero a volumi zero, come dice Renzi?”
27 Gennaio 2011
Firenze
Graziella Guaragno, Bologna

Caro Eddyburg, in autunno il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha annunciato l’adozione del nuovo Piano Strutturale della città “a volumi zero”. La scelta è quella di dire basta al consumo di suolo e azzerare le previsioni non attuate del vecchio Piano regolatore. Come si spiega nelle interviste e comunicati stampa, ciò non significa “bloccare la città”, le possibilità di costruire deriveranno dal recupero di volumi esistenti. Attraverso un sistema di “crediti edilizi”, si potranno demolire gli edifici “in difformità rispetto ai contesti urbanistici” (ad esempio capannoni in contesti residenziali) e trasferire i volumi in altre parti della città, con un bonus del 10% di costruito e uno sconto sugli oneri. Quali sono queste altre parti? Le aree dismesse (sembra) in cui sono infatti previsti 9.800 alloggi.

Non conosco la realtà fiorentina e queste poche informazioni mi stuzzicano molte domande. Cosa si intende esattamente per previsioni non attuate? Includere o no anche i piani particolareggiati approvati, ma non attuati può fare la differenza di molti ettari. Quale sarà la destinazione delle aree oggetto di demolizione? Quale è la relazione tra aree dismesse e trasferimento delle volumetrie?

Una cosa però mi sembra chiara: il piano non aggiunge nuove previsioni di espansione e l’intenzione dichiarata è quella di limitare e di gestire quelle pregresse. Questo marca la differenza con molte altre esperienze che hanno tentato di limitare il consumo di suolo, ma sempre facendo salvi i residui dei precedenti piani, ancora considerati un tabù per la paura che si sollevino ricorsi a catena. Credo che il piano di Firenze ci dia una importante occasione per riaffermare che le previsioni urbanistiche non costituiscono automaticamente un “diritto acquisito”, e che per invertire la rotta del consumo di suolo è necessario mettere mano al fardello dei residui ereditato dalla stagione pianificatoria “sviluppista”.

Delle modifiche al Piano strutturale di Firenze apportate dal nuovo sindaco Renzi ci siamo già occupati riportando l’argomentata posizione critica del Comitato dei cittadini di Firenze aderente alla ReTe (“ Il piano strutturale di Firenze: Onestamente indifendibile”). Tenendo conto anche di una intervista della dirigente del settore, Stefania Fanfani (la Repubblica, ed. Firenze, 14 dicembre 2010), possiamo riassumere gli elementi del discorso come segue.

Quando il sindaco afferma di aver cancellato tutte le vecchie previsioni del PRG dice una verità incompleta. Non fa riferimento ad alcune eccezioni: poche previsioni sulle quali il comune ha perso contenziosi (così dice la dirigente) per un totale di 5 ha; altre previsioni derivanti dalla delocalizzazione di edifici incongrui (di cui è nota l'entità, 150.000 mq di SUL, ma non il sito dove le volumetrie potranno essere ricostruite, né la quantità corrispondente di suolo consumato); i piani attuativi già autorizzati dalla precedente sciagurata giunta, il più significativo è quello di Castello (svariate decine di ettari, su cui sono edificabili circa 400.000 mq di SUL), ma ce ne sono molti altri per un totale di 678.000 mq di SUL. Sommando queste tre componenti il suolo consumato potrebbe accrescersi di svariate decine di ettari.

La semplificazione propagandistica (verrebbe da dire: “pubblicitaria”) dello slogan "volumi zero" è indubbiamente fuorviante, dato che i metri cubi messi in gioco dal nuovo piano - tra ristrutturazioni urbanistiche e nuove costruzioni - ammontano a qualcosa come 4,5 milioni. La dirigente ha infatti riconosciuto che sfruttando tutte le possibilità del piano, la città potrebbe crescere di 70.000 abitanti (+25%).

Ciò detto crediamo che si debbano sottolineare due elementi di riflessione.

(1) Il fatto che il PS cancelli le previsioni residue del PRG senza temere contenziosi: riconosca cioè che i cosiddetti “diritti edificatori” sono una balla. E' un punto a favore dell’attuale amministrazione fiorentina, che testimonia quanto siano pretestuose le scuse accampate da altre amministrazioni (e altri urbanisti di chiarissima fama). Sull'argomento si veda il parere di V. Cerulli Irelli e la nota di E. Salzano.

(2) Le dimensioni della trasformazione urbana sono comunque ingenti; testimoniano l’assoluta inutilità (se non per la proprietà fondiaria) dell'ulteriore espansione. Rimettendo in gioco gli spazi dismessi, sottoutilizzati, degradati è insomma possibile soddisfare la domanda attuale e futura. É su queste aree - parte delle quali di proprietà pubblica - che si gioca il destino dei prossimi anni delle città. Chi comanda? I privati come a Milano? Il pubblico? Con quali prerogative, strumenti e criteri? Le nostre riflessioni alla scuola estiva sono quanto mai attuali.

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