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Alessia Gallione
Il PgT e la guerra del mattone
17 Settembre 2009
Milano
Retroscena dello scontro di potere dietro la crisi dell’urbanistica milanese nel passaggio al nuovo piano regolatore. Da la Repubblica ed. Milano, 17 settembre 2009 (f.b.)

«Vuole farmi saltare il Piano di governo del territorio». Dopo il siluro targato Ligresti, l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli è sceso in un granitico silenzio stampa. Ma ai politici che incrociano le sue confidenze ripete che sì, è il Pgt il vero obiettivo dell’offensiva dell’immobiliarista.

È lì che il quadro disegnato a Palazzo Marino, con le nuove regole destinate a dettare il futuro dell’urbanistica da qui al 2030, rischia di saltare per l’atto di guerra di un imprenditore che, si sa, ha un filo diretto con Silvio Berlusconi. Ed è lì, sul Piano di governo del territorio (Pgt), che passerà necessariamente l’opera di mediazione che i vertici del Pdl, a partire dal presidente della Provincia Guido Podestà, dovranno trovare tra Letizia Moratti e il re del mattone.

Il caso esemplare potrebbe essere proprio uno dei tre progetti per cui è partita la richiesta di commissariamento ad acta del Comune. Il più contestato dai cittadini e anche quello su cui il gruppo Ligresti ha ricevuto lo stop più forte dall’amministrazione. Il fronte è stato aperto tra via Natta e via Trenno, vicino al borgo storico di Lampugnano, dove sarebbero dovuti sorgere tre edifici alti fino a 50 metri. Un intervento che Masseroli avrebbero voluto rendere meno invasivo spalmando parte delle volumetrie sui terreni vicini. Lo stesso principio che, in futuro e in modo più strutturato, potrebbe essere applicato a tutta la città con il Pgt con quello che in termini tecnici si chiama "perequazione": è la novità più rilevante, una sorta di Borsa in cui non si scambiano azioni, ma diritti a costruire metri cubi a seconda delle direttive decise dalla regia pubblica. In alcune aree - soprattutto quelle lungo le linee della metropolitana - si potrà costruire di più. In altre si dovranno creare parchi e servizi e, se un imprenditore possiede uno di questi spazi, potrà cederlo al Comune spostando i propri diritti volumetrici altrove.

Perché è questa la vera posta in gioco: i diritti volumetrici. Da una parte c’è il gruppo di Salvatore Ligresti che a Milano di terreni e progetti da realizzare ne ha maturati un bel po’ e adesso teme che possano venire ridimensionati. Dall’altra ci sono Letizia Moratti e Carlo Masseroli che, dicono i più stretti collaboratori, rimangono decisi ad approvare le nuove regole. È tra queste due posizioni apparentemente inconciliabili che si tenta un accordo che possa far uscire tutti dalla vicenda salvando la faccia. Senza creare scontri istituzionali tra due enti - Comune e Provincia - dello stesso colore politico. Una mediazione da cercare all’interno del Piano, partendo magari da una rassicurazione sui diritti acquisiti da Ligresti. Fino a trovare quell’equilibrio tra interessi pubblici e privati che, da sempre, è la base dichiarata del nuovo documento.

Le preoccupazioni di don Salvatore continuano a rimanere concentrate in particolare sul Parco Sud, che il Comune vorrebbe tutelare. In questa zona il gruppo possiede enormi superfici dove non potranno sorgere nuovi edifici: in cambio i proprietari potranno costruire in altre zone, trasferendovi un indice dello 0,2. Poco o tanto? La quantità è più bassa dello 0,65 che oggi viene applicato in città e che dovrebbe essere mantenuto come media anche in futuro. Fatta salva, naturalmente, la possibilità di salire ulteriormente dove sarà consentito. Tutto "virtuale", però, come in un gigantesco Monopoli, senza la garanzia di costruire dove si desidera. Una rivoluzione per Ligresti che, come altri bei nomi della finanza, è stato costretto nei mesi scorsi a rinegoziare la propria esposizione con le banche: Sinergia, la cassaforte dell’imprenditore, non è riuscita a onorare alla scadenza del 20 aprile un prestito da 31 milioni rimborsando una prima tranche di 12 milioni e rinviando «il rifinanziamento o il rimborso del resto» a un secondo momento. Una strada non facile, però, visto che il 9 novembre la società dovrà trovare altri 108,5 milioni per chiudere un altro prestito.

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