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David L. William H.; Phillips Lucy
Il mito della sicurezza nelle strade a cul-de-sac: mercato della casa e modi di urbanizzazione
20 Agosto 2006
Consumo di suolo
Critica al senso comune di un caposaldo dello sprawl. Capitolo 10 da Tomorrow’s Cities, Tomorrow’s Suburbs, American Planning Association, 2006 (f.b.)

Titolo originale: The Cul-de-Sac Safety Myth: Housing Markets and Settlement Patterns – Scelto e tradotto per eddyburg_Mall (http://mall.lampnet.org) da Fabrizio Bottini

Nelle ricerche sui compratori di casa, nelle assemblee di quartiere sui nuovi progetti, nelle critiche degli architetti a partire dagli anni ‘20, la sicurezza dal traffico di quartiere è stata una fonte costante di ansietà. Il cul-de-sac, letteralmente “fondo della sacca”, ne ha rappresentato la risposta progettuale più diffusa negli Stati Uniti.

L’effetto del cul-de-sac è simile a quello di un corsetto. Cambia l’aspetto e esteriore. Chi lo indossa, l’abitante, si sente superficialmente meglio, ma le condizioni base di pericolo rimangono. Forse, il pericolo è anche maggiore (si tratti di traffico o sovrappeso) grazie alla falsa sensazione di controllo.

I pericoli, dopo tutto, vengono da cose inevitabili: mangiare, e spostarsi da casa. Quello che dovrebbe preoccupare chi sta attento è il come ci si alimenta e come ci si muove da casa per andare al lavoro, a scuola, a divertirsi, a casa di amici, a fare shopping, per aventi culturali, per attività religiose, per la vita civile. Corsetti e cul-de-sac non aiutano in questi casi. Ne presente capitolo, cerchiamo di capire come si è arrivati a questa eccessiva fiducia nella sicurezza dei cul-de-sac. Forse, come a suo tempo è avvenuto con il corsetto, anche il cul-de-sac diventerà una cosa passata nell’epoca dell’automobile.



LA QUESTIONE

Si dà di solito la colpa ai modi dell’insediamento suburbano per la congestione da traffico, lo spreco in infrastrutture, i prezzi delle case, la separazione fra i luoghi della residenza e del lavoro. Questo tipo di insediamento suburbano tanto criticato resta la norma, all’inizio del XXI secolo. Il suburbio si merita le occasionali lodi di qualche accademico urbanista. Di solito questi commenti positivi delle pratiche attuali comprendono il fatto che esse rispondano alle preferenze del consumatore. Uno dei motivi per cui il consumatore preferisce il sistema suburbano è la ricerca di un rifugio sicuro dai pericoli, specie da quelli corsi dai bambini piccoli a causa del traffico automobilistico. I sistemi stradali che terminano in cul-de-sac sono lo strumento principale con cui i quartieri hanno offerto rifugio dai pericoli del traffico.

I modi dell’insediamento suburbano riflettono l’interazione fra le dinamiche del mercato della casa e le politiche pubbliche. I costruttori edificano dove prevedono di poter realizzare guadagni sufficienti. I profitti dipendono dal portare a termine e vendere con la rapidità sufficiente a limitare i costi. Devono esserci acquirenti a sufficienza. Per chi compra, la scelta di un alloggio rappresenta una mega-decisione: una decisione con parecchie articolazioni di lungo periodo per i membri della famiglia.

La quantità di acquirenti potenziali è piuttosto ampia. Per esempio, assumendo che un’area metropolitana abbia una popolazione di un milione di abitanti, una dimensione media del nucleo familiare di 2,6 (media nazionale al 2000), 385.000 famiglie, e 258.000 proprietari di casa sulla base del fatto che due terzi delle famiglie sono proprietarie (media nazionale al 2000). Se c’è una media del 50% di proprietari che trasloca ogni otto anni (media nazionale al 1990), ogni dieci anni ci saranno oltre 130.000 acquisti. La posizione fisica di queste vendite e acquisiti avrà probabilmente conseguenze sociali, economiche e politiche superiori a quelle di qualunque politica di costruzione o per l’abitazione delle amministrazioni locali. Da queste cifre, è evidente che le opinioni dei proprietari di case, che influenzano la localizzazione, possono avere ramificazioni enormi per quanto riguarda i modi dell’insediamento e le loro conseguenze: sprawl suburbano, disparità economiche, reinvestimento non adeguato nei quartieri consolidati, concentrazione della povertà.

Qui, prendiamo in esame la convinzione che i sistemi stradali a cul-de-sac siano più sicuri di quelli interconnessi, che permettono il traffico di attraversamento lungo più strade residenziali, e la storia di parecchie organizzazioni professionali e pubbliche che hanno promosso lo schema del cul-de-sac per via della sua presunta sicurezza. Queste prospettive professionali possono avere enormi impatti cumulativi sui modi dell’insediamento, specialmente quando molte professioni, essenziali per le decisioni che riguardano l’urbanizzazione, hanno idee convergenti su come essa debba realizzarsi.



Miti e realtà

Chi costruisce o crede nei miti, crede che siano veri, in qualche modo. I miti semplificano la realtà, e si ritiene incarnino la sua essenza. Usiamo qui il termine mito così come suggerito da Judith I. De Neufville and Stephen E. Barton. Essi hanno sostenuto che “dietro ampiamente accettate definizioni di problemi ci sono miti, storie che attingono dalla tradizione e che diventano conoscenze scontate. Questi miti, che possono essere o meno veri in senso stretto, risultano importanti nella definizione del problema perché collegano questioni collettive a modalità ampiamente accettate di comprensione del mondo e a valutazioni morali condivise su condizioni, fatti, possibili soluzioni ai problemi”. La convinzione sulla sicurezza dei cul-de-sac è un esempio di mito, che ha influenzato l’organizzazione fisica delle città e dei suburbi partire dagli anni ‘30.

Il suburbio dove si torna dopo la giornata di lavoro rappresenta in parte una fuga dai problemi della città, e una ricerca di sicurezza, controllo, il piacere di un giardino nella natura. Il tipo di sviluppo residenziale del dopoguerra è dominato dalle strade curvilinee che terminano in un cul-de-sac. Si tratta di una variante della strada a fondo cieco, con un rigonfiamento all’estremità per offrire uno spazio di inversione senza manovra alle automobili, talvolta largo a sufficienza per mezzi spazzaneve o antincendio. Il cul-de-sac incarna il desiderio degli abitanti di controllare il proprio ambiente fisico. Impedendo il traffico di attraversamento, sono gli abitanti, gli ospiti invitati, il personale delle consegne o delle manutenzioni occasionali, l’unico traffico veicolare con un motivo legittimo per percorrere la strada. Il fondo chiuso, dunque, reduce al minimo la presenza di veicoli in movimento. Limita anche le velocità dei relativamente pochi mezzi che usano la strada, impedendo l’attraversamento.

Questa idea sulla relativa sicurezza dei sistemi stradali a cul-de-sac è ampiamente condivisa. Non solo il concetto ha dominato le pratiche costruttive ed è stato inserito in molte indicazioni e norme tecniche, ma è anche ritenuto sicuro da chi critica il tipo di insediamento entro cui si inserisce. I professionisti architetti e urbanisti, ad esempio, sono spesso scettici sulle conseguenze di larga scala dell’accumulare reti curvilinee di strade a cul-de-sac. Ma questi professionisti sono più timidi ad esprimersi contro il cul-de-sac, specie nelle assemblee pubbliche, perché probabilmente ritengono che il modello sia più sicuro delle alternative.

Di fronte a convinzioni del genere, negli incontri pubblici i professionisti che criticano il cul-de-sac possono essere sulla difensiva e insicuri nel sostenere organizzazioni diverse con più strade collegate, che vengono ritenute pericolose. Se condividono la fiducia nel mito della sicurezza dei cul-de-sac, devono sostenere che altri obiettivi delle forme di insediamento superano i vantaggi della sicurezza. Costruttori e investitori, acquirenti e residenti, probabilmente hanno la medesima fiducia nel mito della sicurezza del cul-de-sac. Anche loro possono prevedere che insediamenti di questo tipo si venderanno più in fretta e a prezzi più elevati, quindi opporranno resistenza a progetti alternativi. Come affermato da Ted Danter, consulente immobiliare per l’area di Columbus, Ohio: “La realtà che la gente paga di più per avere uno spazio in un cul de sac”. Anche se vengono offerte raramente prove di questa realtà, essa spesso viene affermata tranquillamente, come nel caso di Danter, come indiscutibile.

La convinzione che i sistemi stradali a cul-de-sac siano più sicuri delle forme alternative è un mito, nel senso che viene sostenuta senza alcuna dimostrazione. I sostenitori di questo sistema per motivi di sicurezza non sanno in realtà come essi funzionino, dopo che si sono imposti all’interno della crescita graduale che ha dominato le pratiche di urbanizzazione. L’assenza di giustificazioni teoriche o empiriche per i sistemi a cul-de-sac continua sino ai nostri giorni. Ci sono motivi teorici per ritenere che il sistema possa essere più pericoloso, o almeno altrettanto pericoloso, di quanto non siano la scacchiera tradizionale o altri tipi di organizzazione stradale, che si focalizzano sui collegamenti fra le strade a facilitare l’accesso veicolare e pedonale degli abitanti in tutte le direzioni.

Il sistema a griglia per isolati rettangolari o quadrati in cui le strade sono allineate su angoli retti è stato definito sin dagli anni ’20 come il più pericoloso. Queste argomentazioni anti-griglia si sono radicate negli anni ’30 fra molti esperti. Poi sono state inserite nelle linee guida federali per l’abitazione e in altre influenti fonti ufficiali. Dopo la seconda guerra mondiale, la fede nel fatto che i sistemi a cul-de-sac fossero più sicuri e ambiti migliori di investimento divenne senso comune.

Questo senso comune è rafforzato da considerazioni etiche. I potenziali acquirenti-residenti possono ritenere che un’etica personale richieda di prendere in considerazione questa scelta. Se il cul-de-sac è più sicuro, specie per i bambini, molti genitori sentiranno l’obbligo morale di soppesare questo elemento, nella scelta dell’abitazione. Per esempio, discutendo con la mamma di un bambino piccolo sulla possibilità di spostarsi dal centro città al suburbio in una collocazione cul-de-sac, l’abbiamo informata che per varie ragioni questo tipo di assetto poteva anche essere pericoloso. La signora è sbottata, senza neppure aspettare altre spiegazioni, “Sono tanto contesta di sentire questa cosa. Pensavo fosse una mia responsabilità morale, trasferirmi in un cul-de-sac”. Se dei genitori credono ad altri genitori che fanno considerazioni del genere, allora anche i potenziali acquirenti penseranno se ci siano altre possibilità, oltre al cul-de-sac, in grado di offrire altrettanta sicurezza con proprio investimento finanziario.

Nota: oltre all’intervista su questo tema di William Lucy e Jeff Speck alla National Public Radio, tradotta qui su Mall, per le origini “nobili” dell’idea di quartiere a sistema interno chiuso si veda anche lo studio sulla “Unità di Vicinato” allegato al Regional Plan of New York degli anni ’20 ; di seguito scaricabile una versione PDF di questa traduzione, con qualche immagine (f.b.)

here English version

Lucy-Phillips_Cul-de-sac_Mall

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