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Simona Ravizza
Il mio ospedale modello: verde e orizzontale
11 Aprile 2012
Milano
È ufficiale: continuano a prenderci per i fondelli, discutendo all’infinito quale forma geometrica dei contenitori faccia più bene alla salute. Corriere della Sera Milano, 11 aprile 2012, postilla. (f.b.)

L'intervista inizia con un'ammissione irrituale, soprattutto se a farla è il più grande architetto italiano nel mondo, Renzo Piano, 75 anni: «Stavolta sono di parte».L'argomento è la costruzione della Città della Salute, il progetto da 330 milioni di euro che prevede di unire l'Istituto dei Tumori e il neurologico Besta, un'idea con ambizioni a livello europeo, su cui s'è aperto di recente un balletto delle aree tra Sesto San Giovanni e il Comune di Milano. La sfida è tra l'ex area Falck (il cui progetto di riqualificazione è firmato proprio dall'archistar) e la piazza d'Armi della caserma Perrucchetti. Ma alla fine di un'ora di chiacchierata, nel suo studio di Punta Nave a Genova, il messaggio di Renzo Piano va al di là di qualsiasi lotta di campanile e si concentra sulle caratteristiche che deve avere un ospedale modello: «Un mix di umanesimo e scienza, da realizzare in periferia e in mezzo al verde».

È un'idea nata undici anni fa, di questi tempi.«Il 21 marzo 2001 ho presentato al Sant'Anna di Roma, insieme con l'allora ministro della Salute Umberto Veronesi, il progetto per un cosiddetto ospedale modello».

Quali sono le linee guida che lo contraddistinguono?«Un ospedale non deve essere solo una macchina con determinate caratteristiche di funzionalità, ma anche un insieme di accorgimenti ambientali che aiutano il malato a stare bene psicologicamente».

In concreto?«Per ogni letto devono essere previsti complessivamente 200 metri quadrati. Per 700 letti, insomma, ci devono essere a disposizione almeno 140 mila metri quadrati di terreno».

I motivi?«Sono almeno due. Il primo: l'edificio ospedaliero vero e proprio deve svilupparsi orizzontalmente, in modo da limitare in altezza il suo numero di piani. L'obiettivo è realizzare una struttura che non sia mai più alta degli alberi che lo circondano. Di qui, il secondo motivo, che rende necessaria la disponibilità di grandi aree: tutt'intorno all'ospedale ci deve essere il verde».

Non è che la sua visione pecca di romanticismo?«Nient'affatto. L'altezza limitata è utile anche per fare funzionare meglio la macchina ospedaliera. È una questione, poi, scientifico-ambientale: il verde fa diminuire almeno di due gradi la temperatura nella calura estiva, l'effetto città si annulla, si respira meglio».

Duecento metri quadrati a disposizione per letto vuol dire un rapporto tra volume edificato e superficie del terreno davvero bassa.«La densità territoriale ideale nel caso di un ospedale è di 0,5 contro una densità territoriale di città come Milano, per avere un termine di confronto, di 5».

Ma un ospedale di solo quattro piani in altezza come dev'essere organizzato?«Il piano terra è dedicato alla vita quotidiana, con gli ambulatori, il day hospital, il front office per chi deve prenotare le visite e ritirare gli esami, i negozi. Al meno 1 c'è la diagnostica, con Tac, risonanze, eccetera. Al meno 2, l'impiantistica. Salendo, il primo e il secondo piano sono dedicati alle degenze, l'ultimo alle sale operatorie e alle cure ad alta intensità, tra cui la rianimazione».

Tutt'intorno, gli alberi.«Sono una condizione fondamentale per fare stare meglio i pazienti e gli operatori sanitari. Di qui l'esigenza di sfruttare le zone periferiche. Un ospedale modello è difficile farlo nel cuore della città proprio per una questione di spazi».

Ecco, allora, che spezza una lancia in favore dell'ex area Falck di Sesto San Giovanni, dove è stato annunciato un parco di 450 mila metri quadrati.«Attenzione, io non voglio innescare alcuna polemica. Penso, però, che la Città della Salute potrebbe essere il primo grande ospedale italiano a essere realizzato sulle linee guida studiate con Veronesi».

Sesto contro Milano?«È una contrapposizione che, a mio avviso, non esiste. Sesto è Milano, lì dove, proprio in quanto periferia, la città può giocarsi il futuro».

Entra in gioco, insomma, il tema della città metropolitana?«Io sono convinto che Milano sarà grande solo se accetterà di essere la grande Milano».

postilla

Per la salute, per la metropoli, niente meglio di un'architettura scintillante?

Qualche anno fa al sottoscritto venne conferito una specie di incarico per organizzare una specie di biblioteca (resto volutamente molto sul vago per non provocare inutili polemiche), a partire dai contenuti tematici naturalmente. La cosa curiosa, che provai spero con qualche successo a spiegare ai “committenti”, è che tutto il loro progetto di fattibilità pur non trascurando il “cosa” mettere in quella collezione, dava un ruolo anche decisionale assolutamente spropositato al “come” e “dove” collocarla. Il tutto nel vuoto quasi pneumatico su entità e qualità dei contenuti. In pratica, per organizzare da zero una biblioteca si dava carta bianca soprattutto a muratori e falegnami, considerandoli competenze assai più importanti, che so, del bibliotecario, dell’operatore culturale ecc.

Lo stesso avviene con queste dannatissime cittadelle, che siano della salute, della moda, dell’innovazione o chissà che altro. Da lustri sul loro contenuto tematico, la domanda sociale,le strategie di gestione, gli obiettivi di sviluppo, nessuno ci dice nulla, o quasi nulla. Si dà per scontata la grande utilità, anzi indispensabilità di ciascuna, fino a sfiorare e superare il ridicolo quando nel caso del Centro Ricerche Biomediche Avanzate di Umberto Veronesi si bollavano come “nemici della ricerca” tutti coloro che dubitavano di una certa localizzazione urbanistica dei metri cubi dentro cui metterla, la ricerca. Anche con quest’altra cittadella però (con buona pace di Renzo Piano o di qualche altro suo collega che sta pensando legittimamente a contenitori alternativi altrove) nessuno parla mai dell’obiettivo salute, ricerca, innovazione … E soprattutto del contestoo generale della città e del territorio, salvo quei riferimenti vaghi, alla dimensione metropolitana, persi dentro alle magnifiche sorti del bel progetto di architettura. Fino al punto da far pensare: che sia tutta una scusa, quella della nostra preziosissima salute? Dubbio quanto mai lecito, si spera (f.b.)

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