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Corrado Oddi
Il mio non distaccato ritorno
11 Settembre 2014
Lavoro
«Diario di bordo di un sindacalista rientrato nel luogo di lavoro: la Biblioteca Ariostea di Ferrara. Tra mini voucher ai pensionati e cooperative di servizi, la lotta di classe alla rovescia entra anche tra incunaboli e volumi dell’epica rinascimentale».
«Diario di bordo di un sindacalista rientrato nel luogo di lavoro: la Biblioteca Ariostea di Ferrara. Tra mini voucher ai pensionati e cooperative di servizi, la lotta di classe alla rovescia entra anche tra incunaboli e volumi dell’epica rinascimentale».

Il manifesto, 11 settembre 2014, con postilla

Palazzo Para­diso è la sede cen­trale del polo biblio­te­ca­rio di Fer­rara, il mio posto di lavoro ori­gi­na­rio, dove sono rien­trato dopo molti anni di distacco sin­da­cale, gra­zie al governo Renzi. È un palazzo bello e impo­nente, sito in pieno cen­tro sto­rico, fatto costruire nel 1391 da Alberto V d’Este e che deve pro­ba­bil­mente il pro­prio nome a un ciclo di affre­schi ispi­rato ad esso.

In que­sti anni di lon­ta­nanza da que­sto luogo, i miei ricordi forse non me lo raf­fi­gu­ra­vano in que­sto modo, ma cer­ta­mente mi riman­da­vano a un mondo un po’ a parte, un po’ ovat­tato, pre­ser­vato dal gorgo della post­mo­der­nità, pre­si­diato da stu­diosi e ricer­ca­tori inte­res­sati alle vicende dell’Orlando Furioso e dell’epopea uma­ni­stica — rina­sci­men­tale. In que­sta sug­ge­stione ovvia­mente c’entrava il fatto che la biblio­teca Ario­stea svolge sì fun­zione di pre­stito libra­rio «clas­sico», ma è forte di un patri­mo­nio di circa 100.000 volumi anti­chi, tra cui molti incu­na­boli e rari.

Sono stato asse­gnato, in que­sti giorni in via tem­po­ra­nea, al ser­vi­zio di prestiti-rientri dei libri, nel cosid­detto front-office con il pub­blico. Siamo poco meno di una decina su due turni di lavoro, a rico­prire tale ruolo, appena suf­fi­cienti a rispon­dere a un’affluenza di per­sone, soprat­tutto stu­denti uni­ver­si­tari, che mi dicono essere deci­sa­mente cre­sciuta in que­sti anni.

Accanto a noi, addetti a dare infor­ma­zioni al pub­blico, e al piano di sopra, con com­piti pre­va­len­te­mente di guar­dia­nia dei locali museali, ci sono i volon­tari dell’Auser, affi­liata allo Spi-Cgil. Sono un certo numero, si alter­nano in circa una ven­tina su tre turni. Dopo un po’ rea­lizzo che sono volon­tari un po’ spe­ciali: pen­sio­nati che inte­grano il loro red­dito, che non ci vuole molto a capire non è quello delle pen­sioni d’oro o d’argento, con un rim­borso che può arri­vare a circa 200 euro men­sili, sem­pre che sia sup­por­tato da cor­ri­spon­denti scon­trini che giu­sti­fi­chino le spese soste­nute. Una spe­cie di vou­cher che, per esem­pio, come mi spiega Rosa che lavora di fianco a me, con­sente di andare dal par­ruc­chiere visto che per svol­gere il lavoro di acco­glienza è giu­sta­
mente rico­no­sciuto che biso­gna pre­sen­tarsi bene.

Poi, al mat­tino, appena prima dell’apertura al pub­blico, pas­sano le donne delle puli­zie, rigo­ro­sa­mente dipen­denti di una coo­pe­ra­tiva, che, come mi fa pre­sente una di loro, gira per 4–5 «can­tieri» — così li chiama — al giorno. Avanti e indie­tro tutto il giorno tra casa e luo­ghi di lavoro diversi: per for­tuna che Fer­rara è un faz­zo­letto e in un quarto d’ora di bici­cletta vai da un capo all’altro della città.

In que­sto puzzle del lavoro, non vedo un’altra tipo­lo­gia clas­sica, quella dei lavo­ra­tori delle coo­pe­ra­tive sociali che affian­cano i lavo­ra­tori pub­blici, facendo lo stesso lavoro ma pagati meno. Però — tran­quilli — anch’essi, in pas­sato, hanno popo­lato que­sto luogo, in una fase di rela­tivo incre­mento del lavoro, per poi spa­rire quando le esi­genze di ulte­riore rispar­mio hanno ripreso il soprav­vento. In com­penso, non ci sono ancora i grup­petti di disoc­cu­pati e extra­co­mu­ni­tari che però sta­zio­nano nei mesi inver­nali, quando fa più freddo, nei locali d’ingresso della biblio­teca, creando qual­che pro­blema di con­vi­venza — solo rara­mente di «ordine pub­blico» — con gli abi­tuali fre­quen­ta­tori di que­sto luogo civico.

Non c’è che dire: un bello spac­cato di un lavoro che è stato fram­men­tato, che ne ha rotto i legami sociali e di soli­da­rietà, che lo priva di senso gene­rale e lo svalorizza.Certo, si coglie ancora una rela­zione di inte­resse e rico­no­sci­mento reci­proco all’interno di que­sta pic­cola e diver­si­fi­cata comu­nità , ma a me appare più il lascito in via d’estinzione di una cul­tura frutto di un glo­rioso pas­sato — quella civile e soli­dale che ha accom­pa­gnato il «modello emi­liano», anch’esso ormai esau­rito — piut­to­sto che un’acquisizione pro­iet­tata nel futuro.

Del resto, se l’imperativo è il taglio della spesa pub­blica, che sarebbe di per sé impro­dut­tiva, anche il lavoro ad essa col­le­gato non può che sog­gia­cere ad esso. Non importa se poi tutto ciò pro­duce impo­ve­ri­mento, disu­gua­glianza e distru­zione della coe­sione sociale. Se rimane, alla fine, la soli­tu­dine com­pe­ti­tiva dell’individuo di fronte al mer­cato e la con­trap­po­si­zione tra penul­timi e ultimi. Sem­mai, quello che impres­siona è, come dice in que­sti giorni il pre­mier Renzi, biso­gna pro­se­guire su que­sta strada e, anzi, raf­for­zarla. Per­ché, sem­pre secondo il suo lucido pen­siero, c’è ancora «molto grasso da tagliare».

Forse anche a lui, sem­pre che ce l’abbia mai avuto, non farebbe male rientrare in un posto di lavoro subor­di­nato. Potrebbe vedere un mondo un po’ rove­sciato, ma pro­ba­bil­mente più veri­tiero delle slide con cui ci inonda da un po’ di mesi in qua.

postilla

Corrado Oddi è stato tra i più attivi ed efficaci organizzatori del referendum per l'acqua pubblica. Ha svolto quel suo rilevante impegno sociale in quanto dirigente della CGIL, e quindi potendo godere del "privilegio" del distacco sindacale. Non c'è bisogno di essere maliziosi per comprendere il nesso tra l'obbligato ritorno di Corrado al lavoro d'ufficio e il suo ruolo di promotore di importanti lotte sociali di civiltà. E' amaro constatare che simili eventi si manifestano a causa delle decisioni di un governo che molti continuano a definire "di centro sinistra" , se non addirittura "di sinistra"

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