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Giovanni Valentini
Il mercato in corsia
28 Agosto 2009
Spazio pubblico
Tutti d’accordo, qualche anno fa, ad “aziendalizzare” il pubblico; adesso paghiamo i prezzi. La Repubblica, 28 agosto 2009

Chiusa per ferie? No, per mancanza di personale. Ma questa volta non si tratta purtroppo di una qualsiasi sala pubblica, all’interno di un ufficio o di un museo, bensì di una sala operatoria: quella dell’ospedale «Santo Stefano», nel comune siciliano di Mazzarino, provincia di Caltanissetta. E chissà quante altre si trovano nelle stesse condizioni nel resto d’Italia, a causa dei tagli alla sanità che possono improvvisamente tagliare la vita o la salute a tanti cittadini, ignari e incolpevoli.

L’ultima vittima è un giovane di 23 anni, rimasto ferito gravemente in un incidente stradale. Si era tranciato una gamba cadendo in motocicletta. Ma non ha potuto essere operato in tempo ed è morto per un’emorragia. Ucciso dalla malasanità, dall’inefficienza e dalla crudeltà di un sistema sanitario che ormai s’ispira alla legge di bilancio più che a quella della solidarietà, umana e civile.

Si può anche morire così nel Paese dei privilegi e degli sprechi, dell’evasione fiscale, delle «grandi opere» incompiute o irrealizzabili, dei finanziamenti a pioggia o dei fondi europei non utilizzati. Per mancanza di personale. Cioè per mancanza di risorse, ma soprattutto per mancanza di un’organizzazione sanitaria in grado di assicurare un’assistenza immediata e tempestiva a chi si trova in pericolo di vita.

Eppure, nel più disastrato bilancio statale d’Europa, quella per la sanità è tuttora la voce maggiore di spesa. Ma non basta evidentemente a impedire un delitto come quello di Mazzarino, a soccorrere la vittima di un incidente stradale, a sottrarre alla morte un giovane che cade in moto e finisce dissanguato. E non tanto o non solo per carenza di soldi, quanto per le inefficienze, gli sperperi, le ingiustizie o le ruberie di un sistema sanitario che, sotto l’ingerenza della politica nazionale e locale, è diventato ormai da tempo la più grande greppia di Stato; la fonte principale del malaffare e della corruzione; la centrale delle concessioni, delle clientele e delle tangenti.

Che cos’altro può fare un povero padre che perde un figlio in tali circostanze, più che incatenarsi davanti all’ospedale per disperazione e per protesta? E che cos’altro possono fare i suoi compaesani, più che scendere in piazza e occupare la superstrada statale in segno di solidarietà? L’indignazione popolare minaccia fatalmente di degenerare nella rivolta contro il potere, contro i suoi rappresentanti e i suoi simboli, quando il potere volta le spalle ai cittadini; ignora le loro esigenze fondamentali; nega di fatto il diritto alla salute e alla vita.

C’è un filo nero che collega questo tragico episodio alla strage dei disperati che ha insanguinato nei giorni scorsi il mare di Sicilia. È il cinismo di una politica disumana che chiude le porte delle sale operatorie come quelle dei centri di accoglienza per gli immigrati, nel culto pagano di un primato dell’economia che finisce per soffocare la ragione, il sentimento, la pietà. Ma quanto vale una vita umana, affidata alla precarietà di una motocicletta o di un gommone? E qual è la gerarchia dei valori e delle priorità che deve orientare le scelte di uno Stato civile?

Dall’altra parte dell’Atlantico, il presidente Obama sta combattendo proprio in queste settimane una coraggiosa battaglia, personale e politica, per garantire al suo Paese un’assistenza sanitaria più equa e solidale. Da noi, invece, nel cuore della vecchia Europa, patria del welfare e dei diritti sociali, l’ideologia del mercatismo penetra perfino nelle corsie d’ospedale e nelle sale operatorie, imponendo il dogma assoluto del profitto. Ma di mercato e di profitto si può anche morire: e non solo per mancanza di personale.

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