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Thomas Fuller
Il governo della nuova capitale della Malesia, sta tutto nelle regole
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
Un'altra nuova capitale amministrativa progettata nel nulla, dove i nuovi abitanti faticano ad arrivare. Dallo International Herald Tribune, 18 aprile 2005 (f.b.)

Titolo originale: Governing Malaysia tidy new capital: it’s all in the rules – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

PUTRAJAYA, Malesia – Quando Samsudin Osman, capo dell’amministrazione qui, guarda dalla finestra del suo ufficio, vede un grande viale alberato, uffici pubblici nuovi di zecca, un grande lago artificiale e una prospettiva di verdi colline.

Samsudin è presidente della Putrajaya Corporation, la cosa più simile a un sindaco che esiste nella nuova capitale amministrativa della Malesia. E Putrajaya è la cosa più simile che c’è, in Asia Orientale, a una città dove tutto è pianificato dall’alto: centri commerciali, scuole, condomini e lampioni.

Costruita nell’ultimo decennio, Putrajaya non ha le periferie della maggior parte delle capitali asiatiche. Le case devono essere dipinte con colori prestabiliti, i prati falciati, e non sono consentite recinzioni. È un posto con molte regole, ed è compito del capo dell’amministrazione farle rispettare.

”Mettiamo molta enfasi su uniformità e standardizzazione” ha dichiarato di recente il cinquantottenne Samsudin, funzionario di carriera, da suo spazioso ufficio. È un uomo affabile, pacato e diretto: “Non vogliamo che ci sia troppa libertà”.

Putrajaya offre il paesaggio ordinato di Singapore mischiato con la ripetitività e il senso di spazio aperto di una Levittown. Quando alcuni abitanti si sono lamentati perché i proprietari di alcune case non occupate trascuravano di falciare il prato, Samsudin è entrato in azione.

”Credi di avere una bella città giardino, e improvvisamente c’è una casa dove non si taglia l’erba” ha dichiarato in un’intervista. “Allora abbiamo falciato l’erba, e spedito la fattura”.

Samsudin sta conducendo un enorme esperimento, per la Malesia e tutta la regione. Putrajaya è stata progettata come antidoto alle soffocanti città del sud-est asiatico, posti come Giakarta o Bangkok.

Come i processori da computer Intel o le camice Brooks Brothers fabbricate qui, la nuova capitale è un prodotto industriale, una città edificata dove un tempo c’erano migliaia di palme e alberi della gomma. La Malesia ha coperto i costi in gran parte coi proventi del petrolio.

Si sarebbe tentati di paragonare Putrajaya ad altre città nate dal nulla, come Canberra o Brasília, ma la capitale malese è diversa su un punto importante: sta a soli 25 chilometri da Kuala Lumpur, il che la rende una specie di sobborgo verdeggiante della capitale commerciale. La realizzazione è cominciata a metà anni ’90, e il primo ministro si è trasferito a Putrajaya nel 1999.

Al centro della città, gli urbanisti hanno creato un’isola, allagando il terreno tutt’attorno. Poi è stata costruita una serie di elaborati ponti per collegare l’isola alla zona circostante.

Almeno uno dei visitatori più recenti è rimasto documentatamente colpito. Il presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, venuto qui in febbraio, ha ordinato ai suoi ministri di verificare quanto la provincia di Aceh, devastata dallo tsunami, può imparare dalla realizzazione di Putrajaya.

”Il governo indonesiano vuole modellare la ricostruzione di Aceh su Putrajaya” sembra abbia dichiarato alla stampa H. Rusdihardjo, ambasciatore indonesiano in Malesia, dopo la visita di Yudhoyono.

Ma la cosa forse più intrigante di Putrajaya è quella che i visitatori non vedono.

Non vedono la segretezza che circonda la sua costruzione, la natura relativamente non democratica della corporation che la gestisce. Samsudin non è stato eletto alla carica. È stato nominato dal primo ministro.

Perché che si trattava di un progetto piuttosto controverso, le opposizioni sostenevano che il denaro malese avrebbe potuto essere speso meglio, e alcune domande restano senza risposta.

Quanto è costato costruire la città?

”Non conosco neppure io la cifra” ha dichiarato Samsudin nel corso dell’intervista.

Si è girato verso un’assistente, Norhazifa Mohamed, e ha chiesto: “Tu la sai?”

Norhazifa sembrava sorpresa e ha detto che neppure lei sapeva: “I miei conti sarebbero vecchi”.

Anwar Ibrahim, ex vice-primo ministro del governo che ha ideato il progetto, dice che nessuno, compreso lui, ha mai davvero esaminato i piani, personalmente coordinati da Mahathir bin Mohamad, che fu primo ministro per un lungo periodo.

”Non c’è stato dibattito” ha dichiarato Anwar in un’intervista. “È stata la decisione di un solo uomo”. Ha aggiunto poi che i contratti per gli appalti sono stati concessi “solo a chi era molto vicino alla leadership”.

Per qualcuno, in Malesia, questo è il prezzo per vedere le cose fatte: senza la forte personalità di Mahathir, Putrajaya non sarebbe mai stata costruita. Per altri, come i membri dell’opposizione malese, si è trattato di un prodotto collaterale delle tendenze autoritarie di Mahathir.

Oggi restano molte questioni aperte, grandi e piccole, sul futuro della città. Gli abitanti lamentano carenze di parcheggio e la diffusione dei furti. Il governo soffre un passivo di bilancio, così è stata posticipata la realizzazione della prevista linea di metropolitana leggera.

E alcune ambasciate sono riluttanti a trasferirsi nel quartiere diplomatico ad esse destinato. “Lo stiamo promuovendo” dice Samsudin del quartiere. Brunei, Egitto, Iraq, Filippine e Qatar hanno comprato terreni a Putrajaya, affermano alcuni aiutanti di Samsudin, e altri 15 paesi stanno concludendo gli acquisti.

Ma un portavoce dell’ambasciata U.S.A. a Kuala Lumpur, ex sede del governo e capitale commerciale, ha dichiarato che non esistono progetti di trasferimento verso nuova sede. “Riteniamo che l’attuale collocazione dell’ambasciata a KL sia in una comoda posizione per i molti cittadini malesi e americani che richiedono i nostri servizi e assistenza” ha aggiunto il portavoce, Karl Stoltz.

L’altro inquilino riluttante di Putrajaya è lo stesso primo ministro, Abdullah Ahmad Badawi.

Nonostante sia in carica da 18 mesi, non si è ancora trasferito nella residenza ufficiale, dominata da una grande cupola verde. Una teoria piuttosto diffusa nel paese è che il posto sia infestato dai fantasmi. Samsudin respinge l’idea con una sonora risata, ma non da’ una spiegazione alternativa a questo comportamento.

”Si trasferirà presto” dice Samsudin.

Khairy Jamaluddin, membro del partito di governo e figlio adottivo del primo ministro, afferma che la casa non piace alla moglie del presidente, Endon Mahmood. “L’abbiamo convinta a trasferirsi, ma c’è ancora bisogno di interventi” dice.

Se non fosse per gli enormi edifici pubblici, si potrebbe scambiare Putrajaya per un complesso turistico, o un parco a tema. Il lago è pieno di pesci, è c’è un club della vela. Ci sono vari specchi d’acqua e molti parchi: si prevede che il 37% della città rimanga a verde.

Samsudin, figlio di un sarto che ha frequentato le scuole superiori negli Stati Uniti, abita in una casa a due piani color crema, col tetto di tegole rosse. Ha un molo sul lago che teoricamente potrebbe usare, per andare al lavoro in barca.

”Quello che c’è in questo posto, è una gran pace e tranquillità” dice Samsudin. “Ogni giorno apro la finestra e c’è il lago. Vado a dormire e c’è il lago”. Sa che il lago è pulito perché ci è caduto dentro una volta, dalla barca a vela.

Quello che manca a Putrajaya, dicono gli abitanti, è l’attività, la vita notturna, luoghi di incontro per i giovani. All’inaugurazione di un nuovo shopping mall, Najmi bin Abidin, studente diciassettenne con addosso la maglia di una squadra di calcio inglese, dice che gli piace andare a scuola a piedi, nuotare in piscina vicino a casa e fare jogging sulla pista. Ma gli manca la grande città: “È tranquillo, qui”.

Nella zona bar del centro commerciale, Fikri bin Ahmad Jamani, 18 anni, dice che gli manca la vecchia casa, in un sobborgo di Kuala Lumpur, che ha lasciato due anni fa.

”C’era più divertimento là. C’era la sala giochi e la galleria video”.

Samsudin dice di essere impegnato ad offrire più strutture per i giovani, come campi sportivi, ma a livello personale non sembra reagire all’osservazione sulla mancanza di vita notturna a Putrajaya. “Per me non fa nessuna differenza. Non frequento circoli”.

Khairy, il figlio adottivo del primo ministro, afferma che Putrajaya dovrebbe essere visto per quello che è: un centro amministrativo.

”Quando fabbrichi una città dal nulla non le dai quel senso organico, quella vivacità” dice Khairy. Chiama la città “monoglotta” perché abitata soprattutto da funzionari, che in Malesia sono di solito del gruppo etnico principale Malays.

Un inizio di differenza lo si può trovare nel quartiere vicino al Lake Club. John Choong, comproprietario di mezza età di una fabbrica di elettronica, vive con la famiglia in un gruppo di case di fianco a un canale, e fa parte della piccola minoranza di abitanti cinesi di Putrajaya.

Dice che gli piace la tranquillità del posto, la sicurezza offerta dalle telecamere a circuito chiuso e dalle frequenti ronde dei vigilantes privati.

”Ogni giorno è come fosse domenica” dice. La qualità dell’aria è migliore che a Kuala Lumpur, e più fresca. Tutti si conoscono nel quartiere, comprese le 13 famiglie cinesi: “Ci troviamo a bere qualcosa” (ai malesi, che sono musulmani, è vietato per legge bere alcolici, ma è una regola applicata con elasticità).

Choong, che ha vissuto in Gran Bretagna per molti anni, dice che adora la vita qui. “Mi piace molto lo stile di vita britannico e americano” dice con riferimento al senso comunitario e all’essenza di barriere “questa è la cosa che gli assomiglia di più”.

Samsudin dice che l’idea ai spazio aperto di Putrajaya all’inizio metteva la gente a disagio. “Erano un po’ riluttanti a stare in posti senza recinzioni”. Ma dopo un po’, dice, hanno iniziato ad apprezzare.

”Ci piacerebbe conservare questo tipo di ambiente” prosegue Samsudin. “Sarà la sfida del futuro”.



Nota: qui il testo originale al sito dello International Herald Tribune; qui alcune informazioni in più sul sito ufficiale di Putrajala (f.b.)

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