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Guglielmo Ragozzino
Il ferro dei pendolari
24 Novembre 2006
Muoversi accedere spostare
La fatica di essere boni cives in un paese culturalmente arretrato. Da il manifesto, 24 novembre 2006 (m.p.g.)

Domani a Bologna si svolgerà una strana assemblea: i pendolari insieme al ministro dei trasporti, Alessandro Bianchi. A organizzare la manifestazione che ha per nome «Pendolaria, la libertà di muoversi in treno» è Legambiente che ha studiato il problema, contato i ritardi stazione per stazione e contemporaneamente ha dato una mano per sviluppare la coscienza e la lotta. I pendolari, stando al pensiero dominante, sono quelli pretendono di lavorare o di andare a scuola, a molti chilometri da casa, senza neanche avere un Suv per i loro spostamenti. Il ritardo medio dei loro treni è stato calcolato in 5 minuti e mezzo. «Report» di ottobre ci ha fatto sapere che con 5 minuti di ritardo viene rimborsato il prezzo del biglietto - in Spagna. Per quanto riguarda l'Italia, i 5 minuti e mezzo di ritardo connaturati in media a ogni viaggio sono un fulgido esempio della famosa media del pollo. Ieri Milano - la Milano pendolare, 400mila persone - era furente per i settanta minuti di ritardo di molti treni. Migliaia di giornate perdute. Sono un milione e mezzo, i pendolari. L'anno scorso erano migliaia di meno; l'anno prossimo saranno forse migliaia di più. Viaggiano in treno per risparmiare denaro o il tempo necessario a parcheggiare l'auto; ma molti non vogliono inquinare e ingorgare il mondo. E considerano senza senso buttare in un'interminabile colonna di auto due ore ogni giorno. Si viaggia in treno per risparmiare vita. I settanta minuti di ritardo, non infrequenti a Milano, ma anche i trenta, anche i dieci minuti, significano perdere le coincidenze, arrivare tardi al lavoro, mancare un appuntamento, giocarsi la prima ora di scuola, lasciare in attesa un bambino al nido. Da pendolari si vive un po' peggio. In molte parti d'Italia hanno però preso coscienza, si conoscono per i frequenti viaggi e le lunghe attese insieme e sono collegati a vari siti internet. Non vogliono rinunciare al treno, non passeranno mai all'auto. Vogliono treni sicuri e puliti, un po' più comodi, un po' meno carichi. C'è poi da dire che i trecentomila pendolari che si spostano in treno, a Roma, rendono possibile la scelta dei quattrocentomila che usano l'auto. Se un giorno, presi da furore, partissero tutti in macchina, Roma sarebbe bloccata senza rimedio. Altro che i mille tassisti contrari al decreto Bersani che hanno messo in tilt la città! Il rilancio del traffico ferroviario, chiamato pomposamente «investimento sul ferro» ha avuto un ruolo importante nelle proposte del nuovo governo. A ben guardare però i grandi quattrini vanno alle autostrade, come di consueto, come ai tempi della Legge obiettivo. Quel che resta per il ferro è ripartito tra 1,5 milioni di viaggiatori pendolari e 0,2 milioni di viaggiatori per le lunghe distanze. Ma gli investimenti vanno invece per tre quarti all'alta velocità, mentre i passeggeri comuni - i pendolari - sono trascurati e abbandonati a se stessi. I loro poveri vagoni non interessano agli appaltatori dell'Alta velocità.

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