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Giuseppe D?Avanzo
Il fabulista di Palazzo Chigi
29 Novembre 2005
I tempi del cavalier B.
La prima pagina di un vademecum da completare, in vista del giudizio popolare. Da la Repubblica del 27 novembre 2005

«ABBIAMO arrestato duecento terroristi internazionali e debellato le Brigate Rosse», si autoglorifica. Infuriato, molto infuriato dal successo dello sciopero generale, Silvio Berlusconi ha annunciato l´"operazione verità" su quanto il governo ha realizzato. Appena 24 ore dopo, ieri, si è messo al lavoro e l´"operazione verità" ha partorito il primo capitolo di quel che si annuncia, da qui al voto del 2006, il Grande Catalogo della Menzogna.

Come si sa, c´è anche una fenomenologia della menzogna. Abbiamo la dissimulazione (si nasconde il vero); l´alterazione (se ne modifica la natura); la deformazione (si ingrandisce o si rimpiccolisce); l´antegoria (si sostiene il contrario); e la fabulazione, quando invece di mascherare la verità, ce la inventiamo di sana pianta.

La fabulazione è il tipo di menzogna che preferisce il presidente del Consiglio. Inventa di sana pianta la realtà. Sul terrorismo, il fabulista di Palazzo Chigi ne ha sempre sparate – irresponsabilmente – di grosse. Più o meno un anno fa, confida di aver trascorso quarantotto ore d´inferno. Solo. Aspettando il peggio. «Ho passato una vigilia di Natale terribile per la notizia precisa e verificata di un attentato su Roma nel giorno di Natale. Un aereo dirottato sul Vaticano. Un attacco dal cielo. La minaccia del terrorismo è in questo momento altissima». La notizia non è né precisa né verificata. È palesemente un´invenzione che nessuno ha preso in considerazione, ma in quel momento torna buona per posare a statista che, solitario, indefesso, trepidante, vigila sul Paese e sulla cupola di San Pietro minacciata dall´Islam radicale, mentre tutti si divertono e mangiano spensieratamente il panettone. Naturalmente, se gli viene utile, può inventare anche una favola di segno opposto. Per esempio, che non bisogna esagerare con la preoccupazione dell´attentato terroristico.

Accade in luglio, dopo gli attentati all´underground e ai doubledecker di Londra. Il Parlamento chiede al governo di correggere la legislazione per dare maggiori margini di azione all´intelligence e alle polizie. Il governo non trova l´accordo. Il ministro dell´Interno è isolato come le sue proposte. La paralisi dell´Esecutivo è imbarazzante e pericolosa. Il fabulista di Palazzo Chigi ne inventa un´altra. Il disegno di legge non c´è ed è meglio così perché il terrorismo per l´Italia non è un problema perché la situazione è sotto controllo. Ora che deve vantare i successi del suo gabinetto (che poi inevitabilmente sono i suoi successi personali) inventa che «sono stati arrestati 200 terroristi e distrutte le Brigate Rosse mentre gli altri non avevano fatto niente». Per le Brigate Rosse, che hanno visto impegnato tutto il Paese, dalla magistratura al sindacato, dai partiti alle istituzioni, la menzogna ha le gambe cortissime e non farà (non dovrebbe fare) molta strada tra la legittima indignazione di chi quella battaglia ha affrontato e vinto, e nel ricordo di chi ci è morto. Ma la millanteria di aver arrestato 200 terroristi islamici c´è magari chi la può berla. Vediamo allora qualche numero. Se si guardano i processi, si scopre che ci sono soltanto due condanne per terrorismo contro un marocchino (Noureddine Drissi) e un tunisino (Mouldi Ben Kamel Hamraoui). Se non si vuole prendere in considerazione l´attività giudiziaria (troppo formale), ma soltanto la prevenzione, bisogna leggere l´ultima relazione sulla politica informativa e della sicurezza dei nostri servizi segreti. Qui si parla di 24 persone arrestate. Non terroristi, attenzione, ma soltanto «soggetti integralisti». E allora i duecento?

Si può mentire per molti motivi. Ci sono le menzogne di conservazione e di interesse; di vanità; di esagerazione; di abbellimento; quelle di fabulazione gratuita. Anche dal lato delle ragioni del mentire, Berlusconi interpreta la menzogna come nessuno. Il fabulista di Palazzo Chigi mente (e sempre mentirà da qui alle elezioni) non per un solo motivo, ma per tutti i motivi contemporaneamente. Con un egocentrismo e un´irresponsabilità, politica e istituzionale, inedite. Ci si augurava che potesse tener fuori dalla girandola del Catalogo almeno il terrorismo. Cacciare balle su quel terreno è immediatamente pericoloso. Espone il nostro Paese. Sovraespone gli italiani in patria. Mette in pericolo gli italiani all´estero e i soldati italiani in missione nel "teatro di guerra". Attrae l´attenzione "operativa" dell´Islam terroristico (oggi è un´attenzione soltanto "mediatica"). Alimenta la paura di tutti (e la paura inibisce l´azione, crea sfiducia, paralizza ogni passo verso il futuro). Condiziona il lavoro dell´intelligence. Complica le mosse delle polizie. Radicalizza il risentimento e la collera dell´Islam italiano. Divide l´opinione pubblica nazionale che, almeno dinanzi alla minaccia del terrore, è stata finora unita. Si rende conto il fabulista delle conseguenze delle sue parole, delle sue menzogne? Se ne rende conto purtroppo con grande lucidità, ma tira avanti per la sua strada con la sua etica dell´irresponsabilità: quel che davvero conta per Berlusconi è soltanto Berlusconi, e nessun altro. Speriamo di non dover pagare altri prezzi prima che il gioco, con la scheda elettorale, ritorni di nuovo e finalmente nelle nostre mani.

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