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Il Duomo al Verde?
6 Novembre 2009
Milano
Renzo Piano coinvolto in una operazione di arredo urbano, per ora, a Milano. Su la Repubblica e Corriere della Sera del 6 novembre 2009 (f.b.)

la Repubblica ed. Milano

Un bosco da Piazza Duomo al Castello

di Oriana Liso

La prima offerta era stata lanciata un mese fa. «Aiuterò Abbado nell´impresa di piantare i 90mila alberi, mi piace l´idea di una Milano più verde»: così l’archistar Renzo Piano, a margine di una lectio magistralis a Bologna. Un desiderio che ora si fa via via più concreto, con un grande progetto che l’architetto genovese sta mettendo a punto con il Comune: un "muro verde", fatto di alberi piantati nel suolo, sul lato di piazza Duomo verso palazzo Carminati. Una scia verde che potrebbe poi proseguire fino al Castello, attraverso piazza Cordusio e via Dante. Qui, dove il sottosuolo difficilmente permetterà piantumazioni, causa metropolitana, si potrebbero piantare degli alberi, magari quelle magnolie tanto care al maestro Claudio Abbado, in "vasconi" rialzati. Di certo non nei vasi, come è stato fatto finora, vista la riuscita poco felice di quell’esperimento, tra piante morte in poche settimane e vasi presto trasformati in discariche.

Insomma una collaborazione che entra nel vivo. Renzo Piano - che anche ieri era a Milano - ha scritto qualche tempo fa una lettera al sindaco Letizia Moratti. Per dirle, in sostanza: il desiderio di Abbado di vedere tanti alberi a Milano (messo come presupposto per un suo ritorno alla Scala l’anno prossimo, dopo 24 anni di assenza) non si sta realizzando come lui avrebbe sperato, quindi metto a disposizione la mia conoscenza (e il mio nome) per elaborare dei progetti che meglio possano concretizzare il sogno di una città più verde. Ci sono stati incontri e scambi di idee, anche con l’assessore al Verde Maurizio Cadeo e con il sovrintendente ai beni architettonici e del paesaggio Alberto Artioli, che dovrebbe in ogni caso dare il via libera a progetti che riguardano luoghi così importanti e centrali. Su via Dante, per esempio, non c’è solo il vincolo degli scavi (nei prossimi giorni dovrebbero essere completate le verifiche tecniche), ma anche quello di non rovinare la prospettiva che da Cordusio porta al Castello, né di oscurarla con alberi ad alto fusto, come platani o tigli (le magnolie, oltre a piacere ad Abbado, riprenderebbero anche l’aiuola alle spalle del Duomo).

Ma la collaborazione di Piano con il Comune potrebbe anche andare oltre i progetti di verde calibrati sull’architettura urbana del centro, perché tra le ipotesi a venire potrebbe esserci anche quella di una sua collaborazione sui Raggi verdi e, in futuro, anche su Expo. Ieri Piano ha partecipato, alla Fondazione Corriere della sera, a un incontro sul tema "Fare architettura", in occasione dell’uscita del numero speciale di "Abitare" diretto da Stefano Boeri che racconta sei mesi di lavoro dell’architetto genovese. E se Boeri spiegava che «il progetto di Expo è una svolta, e la scelta di piantare gli alberi in molti luoghi della città fa parte di una sfida più ampia a cui mi auguro che Piano voglia collaborare», quest’ultimo replicava: «Mi piace l’idea degli alberi, e anche il progetto Expo è molto innovativo».

Presto la collaborazione tra Piano e il Comune potrebbe dare i suoi frutti, con i progetti esecutivi dei nuovi viali verdi nel centro città. Secondo i piani del Comune - fondi e sponsor permettendo - nei prossimi mesi dovrebbe partire anche il progetto dei dieci "boschetti di benvenuto", con la piantumazione di 30mila alberi, mentre altre 1.600 piante dovrebbero andare a "costruire" il primo Raggio verde dal centro all’area espositiva di Expo.

Il Corriere della Sera

Un bosco al Duomo Il progetto di Piano per la Milano verde

di Stefano Bucci

MILANO — Un bosco («una settantina di piante») in Piazza del Duomo, a Milano, quasi come l’avevano immaginato Dino Buzzati e Bruno Munari (ma c’è anche il precedente storico della raccolta del grano durante la guerra); un centinaio di alberi in via Dante e poi altro verde in via Orefici (però sul lato non percorso dai tram) e in Piazza Cordusio (potrebbe essere una grande aiuola). E poi altre piante che scacciano macchine e motorini (quelli in circolazione e quelli parcheggiati in via Giulini). Renzo Piano immagina così i suoi primi interventi («un lavoro d’équipe: il Comune, la Soprintendenza, il mio studio, i tecnici») per piantare quei novantamila alberi («potrebbero essere aceri, i platani qui in città soffrono») che rappresentano il cachet «in natura » che riporterà Claudio Abbado a dirigere alla Scala (il 4 e il 6 giugno 2010 con l’ Ottava Sinfonia di Mahler).

L’architetto che sta cambiando Londra con il progetto per la sua London Bridge Tower (a Milano per presentare il numero monografico di Abitare a lui dedicato dal titolo Being Renzo Piano ) ha un’idea molto chiara di quello che dovrebbe essere il suo lavoro: «Qui faccio solo il contadino e il geometra per Claudio, il mio compito è piantare alberi e basta». Una boutade , sicuramente, perché questi novantamila alberi non sono altro (per il progettista premio Pritzker 1998) che un’occasione, l’ennesima (dopo il Beaubourg a Parigi e Postadmer Platz a Berlino) per riaprire il discorso intorno al futuro delle città, dal centro alle periferie.

Ieri, nuovo sopralluogo per Renzo Piano lungo la dorsale che collega Duomo e Castello Sforzesco: un gruppetto di otto persone (più un cane) a fare compagnia all’architetto che, ad un certo punto si mette addirittura a fare correzioni sul disegno di massima (naturalmente con il suo Pentel verde d’ordinanza) inginocchiato per terra con i passanti incuriositi ma non troppo (qualche tempo prima, aveva disegnato la sua green belt per Milano sulla tovaglia bianca di un ristorante toscano). «Il problema — spiega — è trovare un equilibrio tra la disposizione degli alberi, l’arredo urbano, le vetrine dei negozi, i servizi e i sottoservizi. Per questo è fondamentale questo lavoro di collaborazione». Intanto si parla di un modello settecentesco di «taglio» che permetta di lasciare libere le vetrine, di una «Berlino dove è più facile abbattere un albero se è malato»; di una «Milano che vuole bene alle piante»; di un arredo urbano che dovrà essere uniformato e migliorato»; di quanti alberi si potrebbero piantare tra due lampioni di via Dante (uno? due?); di un Expo 2015 «meno cementificato » che saprà ben considerare l’occasione di questi novantamila alberi.

L’idea del bosco in Piazza Duomo («opposto» alla Cattedrale) è affascinante ma, concorda Piano, «presenta una serie di difficoltà, perché, ad esempio, il bosco dovrà essere in qualche modo presidiato, per evitare ogni possibile forma di degrado» (altro ostacolo potrebbe essere l’«intoccabile» pavimento del Portaluppi). Eppure l’architetto sembra fiducioso: «il 30 di questo mese ci incontreremo con Claudio qui a Milano e se tutto va bene potremmo cominciare a piantare i primi alberi già entro la fine dell’anno, al più tardi ai primi di gennaio». Questo centro di Milano tutto pieno di alberi («Stiamo lavorando su una decina di case story ») non rappresenta che l’ulteriore frammento di un progetto ben più grande: che terrà conto delle aree di verde che già esistono (il Parco Sud come quella intorno a San Siro). E che «non si dimenticherà delle periferie». Piano l’ha ribadito spesso: «le città del futuro si ricostruiranno dalle periferie »; ieri, partendo per Parigi, ha aggiunto un’altra considerazione: «questi alberi sono un piccolo grande gesto di generosità verso le prossime generazioni» .

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