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Ettore Livini
Il deserto di Santa Giulia sogno infranto di Zunino
23 Luglio 2009
Articoli del 2009
A commento dei risultati di una stagione speculativa, parafrasando Kevin Lynch, si potrebbe anche dire: “eccola qui, la tua immagine della città”. La Repubblica, 23 giugno 2009 (f.b.)

MILANO - «L’Ellisse di Norman Foster? Eccola là». Pietro Agosto, responsabile delle opere di urbanizzazione di Santa Giulia, punta il dito dritto davanti a sè. In direzione di quell’area che – parola del sito del Comune di Milano – avrebbe dovuto costituire «un salto di scala nel disegno urbano della città». L’avveniristico quartiere dell’Ellisse non c’è. Le case da 8mila euro al metro quadro orgoglio dell’archistar inglese e di Luigi Zunino – padrone (ancora per poco) di questi 1,2 milioni di metri quadri poco a sud della Madonnina – sono rimaste un miraggio. All’orizzonte solo un mare di ghiaia, mucchi di terra e qualche germoglio di robinia. L’immagine plastica – un po’ preoccupante in vista dell’Expo 2015 – dell’approssimazione con cui imprenditori, banche e politici meneghini sanno immaginare e poi costruire il futuro della capitale morale d’Italia.

A immaginarlo – dice chi ricorda le fastose presentazioni di pochi anni fa – sono stati insuperabili. Plastici avveniristici, feste, video tridimensionali che visti oggi fanno sorridere (per non piangere). A costruirlo un po’ meno: Santa Giulia ora è un quartiere con 1.800 appartamenti in edilizia convenzionata (venduti quasi tutti tra 2.400 e 3.500 euro al metro quadro), la sede di Sky completata per due terzi («siamo persino senza mensa», si lamentano alla tv di Murdoch) e quasi 1 milione di metri quadri (il 70% del totale) di terra incolta. «Siamo stati abbandonati per colpa di un imprenditore che ha sbagliato i suoi calcoli», dicono al Comitato di quartiere, sul piede di guerra perché – oltre all’Ellisse – mancano all’appello scuole, asili, tram e strade promesse. Vero. Ma solo in parte. Il flop, se non altro per le dimensioni (il progetto valeva 1,7 miliardi), non può essere figlio degli errori di un immobiliarista incauto che si è messo a far shopping (a debito) di case di lusso a Parigi e di titoli Mediobanca mentre Santa Giulia aveva già il fiato corto.

«Il colpo di grazia al quartiere l’ha dato a fine 2007 Palazzo Marino quando ha deciso di spostare il Centro Congressi da qui al Portello», giura ad esempio Carlo Pendinelli, che da due mesi ha traslocato lungo la "promenade", in teoria un’elegante arteria commerciale («ma di negozi ne hanno venduti pochissimi», dice Agosto) dove per ora le ruspe della Icems lavorano ancora nel fango. Il motivo del trasloco del complesso da 8mila posti a partita in corso? Semplice. Gli interessi di buona parte dell’estabilishment cittadino, in particolare quello più vicino alla Compagnia delle Opere, sono meglio rappresentati nell’area della ex-Fiera e di Citylife. «Subito dopo questa decisione sono iniziate le defezioni dei big che avevano prenotato un posto nel quartiere di lusso di Foster», assicurano fonti vicine a Zunino. La prima a dare l’addio è stata Esselunga. Poi se n’è andata la Feltrinelli mentre pure Dolce & Gabbana e le 12 sale previste da Uci Cinemas stanno valutando se disdettare i contratti.

La partita adesso è in mano alle banche. Le stesse che nell’epoca del credito facile hanno finanziato quasi al 100% e senza farsi troppo domande i sogni di Zunino. Fidandosi delle solite elasticissime stime dei big del mattone come Reag e Dtz che a fine 2008 valutavano ancora il vuoto pneumatico di Santa Giulia ben 917 milioni di euro. «Gli istituti e il Comune non possono permettersi di farci fallire», dice Agosto. E in effetti oggi tutti si spargono la cenere sul capo. Le banche, per tutelare i propri crediti, sono impegnate in una corsa contro il tempo (e il tribunale di Milano) per presentare un piano che eviti il fallimento. Palazzo Marino pensa di spostare qui carcere e cittadella della Giustizia. E – per agevolare il salvataggio – pare pronto ad approvare una nuova colata di cemento in zona (una specialità della casa). Sarà un caso, infatti, ma Risanamento – la società di Zunino – ha dato mandato la scorsa settimana a Foster & Partners di «redigere la variante urbanistica per incrementare l’edificabilità del progetto».

Il risultato, dice il tam tam dei bar di Santa Giulia, è già scritto. Le banche, magari con qualche nuovo partner, prenderanno il controllo del progetto. E archiviate l’Ellisse e le meraviglie architettoniche del passato, affideranno la costruzione di Santa Giulia-bis – ridimensionata a semplice quartiere residenziale – alle cooperative milanesi, intrecciate spesso a filo doppio con la politica locale. Come «salto di scala nel disegno urbano» della città (e come biglietto da visita per Expo 2015) non sarebbe davvero male.

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