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Massimo Giannini
Il delitto perfetto
31 Marzo 2011
I tempi del cavalier B.
Ogni volta è “l’ultimo strappo”. E ogni volta ce n’è un altro. Chi raccoglierà i brandelli? La Repubblica, 31 marzo 2011

A Lampedusa il colpo di teatro e la demagogia promozionale, a Roma il colpo di mano e la macelleria costituzionale. Diciassette anni dopo il suo primo trionfo elettorale del 29 marzo 1994, Silvio Berlusconi regala all´Italia un altro mercoledì nero della democrazia. L´ultimo strappo si è dunque compiuto. Con un atto di forza, tecnicamente eversivo e politicamente distruttivo, la destra inverte l´ordine dei lavori, e impone alle Camere l´approvazione immediata della legge sul processo breve e sulla prescrizione «corta» per gli incensurati. Cioè la trentottesima legge ad personam dell´era berlusconiana.

Eccola, la vera «riforma epocale» della giustizia che il presidente del Consiglio ha sempre avuto nel cuore e nella testa. Non è il disegno di legge di revisione costituzionale di Alfano, spacciato tre settimane fa dal guardasigilli al Capo dello Stato e all´opinione pubblica come una «svolta storica». L´epifania di una nuova era, nella quale la destra rinunciava alle leggi tagliate a misura per i bisogni di un solo imputato, per tutelare quelli di tutti i cittadini. E su questa piattaforma proponeva una fase di pacificazione, chiedendo alla magistratura di scendere alle barricate, e all´opposizione di aprirsi al dialogo.

Non abbiamo mai avuto dubbi. Ma ora abbiamo la «smoking gun». Quello è stato solo un inganno istituzionale e un tranello comunicazionale. Fabbricato ad arte, insieme alla guerra non guerreggiata contro la Libia e all´emergenza profughi sbandierata e non gestita, per distrarre l´attenzione. Mentre armava malvolentieri i nostri caccia in volo verso Tripoli e le nostre navi in rotta verso Lampedusa, in realtà il Cavaliere militarizzava la sua maggioranza in vista dell´unica battaglia che gli sta a cuore: quella contro la procura di Milano. Una battaglia che lo deve vedere a tutti i costi vincitore, e dunque finalmente e definitivamente libero da tutte le sue pendenze giudiziarie.

Il blitzkrieg sul processo breve è la conferma di un lucido progetto di destrutturazione del sistema giurisdizionale ad uso privato. Tutti i passi compiuti in quest´ultimo mese sono stati funzionali all´obiettivo. Lunedì la scena madre a Milano, con il predellino bis davanti a un Palazzo di Giustizia trasformato in palaforum da campagna elettorale: colossale finzione propagandistica, per dimostrare alla sua gente la «persecuzione giudiziaria» dei soliti comunisti. Ieri, nel retroscena di Montecitorio, al riparo dai riflettori concentrati sull´imbarazzante televendita approntata nella nostra povera Ellis Island del Mar di Sicilia, il «delitto perfetto» sul processo breve. Ultimo e tombale «salvacondotto», per mettersi al riparo entro l´estate dalla probabile condanna nel processo Mills.

Così, in un giorno solo, il Cavaliere torna Caimano. Cioè quello che, in fondo, non ha mai smesso di essere. A dispetto di tutte le dissimulazioni, alle quali hanno creduto alleati agguerriti e avversari spauriti. E confusi dalla tattica collaudata in un quasi Ventennio. Con una mano, esibita al pubblico plaudente, ti porgo un ramoscello d´ulivo. Con l´altra mano, nascosta dietro la schiena, mi preparo a colpirti con un bastone. Adesso c´è un´aggravante in più. Per salvare il premier, passa una legge che azzera migliaia di processi, e manda impuniti reati comuni gravissimi, dalla rapina alla violenza sessuale. È il prezzo, intollerabile, messo da Berlusconi sul conto degli italiani: per garantire la sua impunità, devono rinunciare alla loro giustizia.

Questa è dunque la vera «riforma» del centrodestra. Non c´è da gridare allo scandalo, se di fronte a questo nuovo abuso di potere mezzo Parlamento si sia sollevato, per gridare «vergogna». Quello che stupisce, semmai, è che interi pezzi di una destra che una volta fu legalitaria si adeguino. Dalla Lega agli ex di An. Gente che negli anni di Mani Pulite agitava nell´emiciclo i cappi davanti alla Prima Repubblica (come Bossi, un ministro ormai chiaramente impresentabile) e che oggi difende, perché li incarna, i privilegi della Seconda. Gente che sfilava in piazza per i magistrati (come La Russa, un ministro ormai palesemente inadeguato) che per difendere l´indifendibile insulta a viso aperto il presidente della Camera Fini.

Si grida allo scandalo, invece, perché fuori dal Palazzo tornano le folle che contestano e lanciano monetine, come all´epoca di Craxi davanti al Raphael. Ogni forma di protesta violenta va stigmatizzata. Ogni forma di deriva anti-politica va arginata. Il berlusconismo si supera solo con la fatica della politica e con la pazienza della democrazia. Ma manifestare il proprio dissenso, di fronte a quanto accade, è lecito e doveroso. E al premier e ai suoi cantori, che oggi lamentano il «clima», verrebbe da dire: chi semina anti-politica, raccoglie anti-politica. Le scorciatoie populiste non corrono sempre nella stessa direzione. Capita che si muovano all´inverso, e generino populismi uguali e contrari.

Su questa linea del fronte, la destra accusa «Repubblica». Usando strumentalmente l´articolo 68 della Costituzione, appellandosi alla sovranità del voto popolare, invocando il ripristino dell´immunità parlamentare e deprecando la bocciatura dello scudo per le alte cariche dello Stato. Ma farebbe bene a ricordare una verità elementare. Storica e politica. Quando scrissero quelle norme, i padri costituenti e i legislatori lo fecero in astratto, e su casi indistinti. Era la grundnorm di Hans Kelsen, concepita per regolare un sistema, non per proteggere un singolo.

La questione odierna è totalmente diversa. Qui si vara una legge che, mentre altera e snatura il sistema, entra nella carne viva di una specifica vicenda processuale e strappa una persona (proprio «quella» persona) al suo giudice naturale. In qualunque democrazia occidentale sarebbe inutile rammentare questa abissale differenza, a chi finge di non vederla e non vuol farla vedere ai cittadini elettori. Ma nell´Italia di oggi è doveroso: per rompere la nube tossica di mistificazione politica e di manipolazione semantica che l´egemonia culturale della destra berlusconiana sparge a piene mani sul Paese.

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