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“Il degrado linguistico”
25 Aprile 2005
Lettere e Interventi
Maria De Deo

Gent.mo professore, intanto da lettrice assidua del suo Eddyburg (e badi bene che non mi classificherei di sinistra, né, tanto meno, di destra!) la ringrazio per le eccellenti aperture culturali che, realmente come finestre, lei ci propone sul mondo: trovo interessantissime tutte le rubriche che contribuiscono allo “spessore” del giornale nel suo insieme.

Simpaticissima, poi, questa rubrichetta sulle parole o le frasi che “inflazionano” (o sarebbe meglio dire “imperversano” nel) il mondo della comunicazione..italiana quasi volessero proporsi come un identificativo di un gruppo...del tipo “chi dice questa parola o usa questa circonlocuzione è a pieno titolo ammesso in questo o quel gruppo degli aventi facoltà di esprimersi”...roba da matti!

E a tal proposito mi permetto di suggerirle, come frasi che sento, a mo' di pausa dialogica dallo spessore pseudo-intellettuale, e piuttosto come intercalare, “ in buona sostanza” o anche il meno recente “a livello di: che ne pensa?

In realtà io credo che perfino il tanto abusato “come dire” avrebbe un suo senso preciso e non stonerebbe se....se come in tutte le cose e con tutte le cose non lo si usasse “senza senso”! Quello che credo è, in conclusione, che dovremmo tutti riappropriarci degli strumenti che la lingua ci offre per sviluppare un linguaggio comprensibile anche se personale...insomma: riflettiamo prima di buttar via le parole al vento. Che ne dice? Se ci preoccupassimo, prima di parlare, di cercare di capire se abbiamo realmente qualcosa da dire...beh....credo che in giro per l'Italia ci sarebbe un po' meno inquinamento acustico. Per non parlare del degrado linguistico, cui fa da cassa di risonanza il tubo catodico, che, e mi duole dirlo, ci viene proprio dai cosiddetti operatori (giornalisti in primis!...categoria di cui faccio parte).

Con “soppesata” stima e sincera gratitudine per quel che fa...la saluto cordialmente

Una sua lettrice

PS Mi permetto di riportare, sempre che non sia sgradita, una frase che a me è parsa molto semplice e pur molto "pregnante" del già Cardinal Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI: “La morale è il coraggio di rinunciare alle grandi parole vuote”....mi pare interessante.

Sono perfettamente d’accordo lei. Il problema è l’impiego insensato (= senza senso) delle parole: il mancato rispetto per questo delizioso strumento di comunicazione. Se rispettassimo le parole, rinunceremmo a svuotarle svalutandole.

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