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"Il decreto Berlusconi Milano l’ha già attuato"
25 Marzo 2009
Lettere e Interventi
Lodo Meneghetti

Partecipo con rabbia disarmata alle denunce e proteste di tanti urbanisti al “decreto orribile sulla città" (eddyburg). Aggiungo una nota riguardo allo stravolgimento urbano dovuto all’aggiunta di uno o due o più piani a ogni tipo di edificio (esistente o ricostruito), giacché quelli “non vincolati” sono la totalità salvo rare eccezioni. Un disastro architettonico e urbanistico di questo genere si compie da anni e prosegue intensamente ogni giorno a Milano e nessuno ha potuto contrastarlo se non con le parole. Migliaia di costruzioni milanesi denominate «adeguamento dei sottotetti» nulla c'entrano con la realtà degli accadimenti. È conosciuta la normativa che ha permesso la distruzione della linea del cielo milanese (vedi anche miei articoli in eddyburg fin dal 2003) attraverso l'interpretazione della legge regionale relativa al preteso utilizzo dei sottotetti e conseguenti modelli progettuali. Erano assurde le motivazioni dichiarate dai fautori. Dicevano di voler favorire l'edificazione nelle zone già fortemente urbanizzate invece dell'espansione nelle aree libere (e intanto mai come oggi è in ballo una gran quantità d’interventi edilizi giganteschi in spazi aperti). Dicevano – e questa è davvero grossa – di voler permettere l'ampliamento dell'abitazione di famiglie residenti in spazi troppo angusti, soprattutto se presenti persone disabili. Gli interventi, dapprincipio non completamente staccati dal (falso) scopo originario di rendere abitabili spazi esistenti inabitabili per regola igienico-edilizia, sono diventati sempre più numerosi e pesanti: quasi tutti riguardanti bei palazzi dell'Ottocento-Novecento nel cuore ambito della città e rivolti non a modificare il tetto con mezzi contenuti per ottenere (ma non è un diritto!) determinate altezze medie interne, bensì decisi a rubare al già vessato cielo milanese fior di metri cubi d'aria per mutarli in potenti volumi edilizi, alias in superfici da 10 mila euro al metro quadro. I risultati funzionali ed estetici di un'attività che è il vero affare d'oro per l'immobiliarismo in attesa delle rendite dai nuovi grandi insediamenti voluti dal Comune fanno schifo. Non è più questione di sottotetti belli o brutti. Qui è sconvolta la logica della cortina stradale, con le altezze proporzionate alla larghezza e le gronde allineate, è negata la funzione urbanistica, è distrutta la bellezza architettonica, sono violati i diritti e la sicurezza dei dirimpettai e dei confinanti. Macché sottotetti: i palazzi presentano obbrobriosi rialzi verticali sopra il cornicione per ottenere, di fatto, fregandosene dell'architettura sottostante, almeno un nuovo piano; semmai il falso sottotetto è il nuovo attico al di sopra, prezioso e non costoso raddoppio volumetrico. Come pagar uno e prender due. Macché sottotetti. Indipendente da riferimenti alle norme, il progetto attuale, senza bisogno della nuova deregolamentazione di Berlusconi, consiste nel sopralzo della città. Come nel primo dopoguerra. Allora il decano degli architetti razionalisti milanesi, Enrico Griffini, denunciò il dominio «della speculazione con abusi di ogni genere a dispetto delle Soprintendenze, delle leggi, dei decreti… Una licenziosa e babelica febbre costruttiva conduce questa città a imbruttirsi oltre ogni previsione perdendo tutta la sua organicità e l'unitaria bellezza» (1948). Oggi il fatto è compiuto.

Proprio così, l’urbanistica milanese sperimenta e anticipa il peggio. Gli anticorpi ci sono, ma sono deboli. Come fare per rafforzarli? Questo secondo me è il tema per chi pensa e sa: come distribuire il sapere, come far comprendere le conseguenze delle scelte sbagliate, come contro informare e, in fondo in fondo, come diventare moltitudine. Io vedo come soli strumenti la fatica, la pazienza, la speranza

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