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Ida Dominijanni
Il contatto s'è interrotto
11 Giugno 2007
Sinistra
Una riflessione preoccupata per la sinistra, dopo la manifestazione antiBush di Roma. Da il manifesto del 10 giugno 2007

C'è la retorica dello scontro - di quelli che lo fanno e di quelli che lo riducono a prima notizia - e c'è il succo politico di una giornata, che fa meno sensazione ma più senso. Il succo politico della giornata di ieri, al di là dei minuetti diplomatici fra il capo dell'Impero e i governatori della provincia, è che per quella che in Italia ama definirsi «sinistra radicale» si apre una stagione tutt'altro che semplice.

Anche qui, c'è la retorica e c'è il succo politico. La retorica del corteo, secondo la quale l'amministrazione Bush e il governo Prodi sono fatti della stessa identica pasta, dice una cosa sbagliata e non veritiera. Il succo politico del corteo dice invece alcune una cosa vera e giusta, questa: c'è una sinistra di movimento che si sta radicalmente autonomizzando dai piani istituzionali e partitici della sinistra «di governo e di lotta», e che prende la sua strada prescindendo allegramente dall'etichetta di palazzo, dal darsi di gomito e dalle gomitate dei leader, dal narcisismo e dal bilancino dei ruoli, dai pensamenti e dai ripensamenti sui nuovi partiti e le novelle federazioni a venire. Un'altra cosa giusta e veritiera la dice, anche qui al di là della retorica, il sit in di Piazza del Popolo: continuando con l'etichetta di palazzo, i rapporti avariati fra i leader, il narcisismo, il bilancino e la malinconia dell'eternamente irrisolto che fare, la sinistra radicale istituzionale perde precipitosamente il contatto con la sua base di riferimento.

E' a causa di questa già avvenuta perdita di contatto che gli organizzatori di piazza del Popolo avevano potuto ritenere che il corteo di Piazza Esedra sarebbe stato minoritario, estremista e violento. Errore madornale: è stato un corteo pieno, denso e tranquillo, abitato da molti militanti (in primis i giovani Prc) dei partiti i cui vertici sonnecchiavano a Piazza del Popolo (o tentavano «ponti» in extremis, come alcuni Verdi), e perdipiù tutt'altro che confinato nel perimetro del no alla guerra: un corteo che annuncia un'opposizione giovanile importante che si farà sentire a breve su altre questioni, a cominciare dall'istruzione e dal lavoro. Non solo il Prc, Sinistra democratica e gli altri partiti della sinistra radicale, ma anche la Fiom - per la prima volta dal 2001 separata dal movimento, fatta salva la presenza di Cremaschi in testa al corteo - faranno bene a pensarci in fretta. Allargando al messaggio che arriva dalla giornata di ieri la ruvida analisi dello stato delle cose già imposta dalla recente prova elettorale.

Non è questione di strette organizzative. Nessuna nuova sigla e nessun patto d'azione riuscirà a modificare questo quadro senza uno scatto di analisi, di idee e di inventiva, che sappia fare dell'esperienza di governo non un feticcio ma una fonte di sapere su quello che la società italiana, e non solo italiana, sta diventando, e su quali domande ineludibili sta maturando.

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