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Norma Rangeri
Il cilindro sulla Rai
6 Febbraio 2009
Articoli del 2009
La nomina di Zavoli non risolve i problemi di una informazione spartita fra i potentati e vittima del conflitto di interessi. Da il manifesto, 6 manifesto 2009 (m.p.g.)

Come un elegante cilindro su un abito logoro, Sergio Zavoli è il nuovo, prestigioso neopresidente della Commissione parlamentare di vigilanza. Il ritorno sulla scena politica dello stimato giornalista chiude un imbarazzante capitolo della vita parlamentare, ma non cancella la natura dell'accordo che lo ha designato. Il fragoroso applauso bipartisan che accompagna la sua nomina, allude al patto siglato dal leader del Pd, Walter Veltroni, con il capo del centrodestra, Silvio Berlusconi (per interposto Gianni Letta). Zavoli, riserva della repubblica va a dirigere un organismo decrepito e sfigurato dall'arroganza dei partiti. O, meglio, di quel che ne resta. Se è vero che ormai siamo in una democrazia senza partiti, trasformati in mera emanazione proprietaria o in identità deboli, dilaniate da oligarchie interne, questa vicenda lo dimostra in modo esemplare.

Zavoli è armato delle migliori intenzioni, convinto di rappresentare «un principio e un monito: il parlamento se vuole è in grado di risolvere i suoi problemi, e la politica può decidere». Come se a far nascere la sua candidatura fosse stata la libera discussione parlamentare, come se in questi mesi non avessimo assistito a una avvilente, pubblica pantomima istituzionale, come se a richiamarlo in campo fosse stato un libero confronto tra autorevoli candidature e non, al contrario, un basso traffico tra nomenklature fameliche perché la Rai (vero oggetto del desiderio) è pur sempre «l'azienda delle 12 mila tessere», come la battezzò il presidente Pier Carniti, prima di essere cacciato dal settimo piano di viale Mazzini..

Nessuna ferita è stata sanata, come pure strombazzano i parlamentari del Pd, perché Zavoli corre il serio rischio di essere un «elemento di garanzia» (Gasparri dixit), ma nel senso esattamente contrario ai principi di un'etica politica trasparente, da ricercarsi a valle di un sistema che si regge sul conflitto di interessi. Ha ragione invece Zavoli quando afferma che «si è creato un clima che non si vedeva da tempo». Purtroppo. Significa, parlando di questioni televisive nel paese di Berlusconi, che il capo del governo sta sistemando le cose a modo suo. I suoi apprezzamenti («Zavoli è una persona idonea») hanno solo il dono della chiarezza.

Con un terzo del mercato televisivo occupato dal polo satellitare di Murdoch, il conflitto di interesse si gonfia con la formazione di un cartello Rai-Mediaset per sostenere, grazie a Telecom, una piattaforma integrativa per il passaggio al sistema digitale. Alla struttura, come avrebbero detto i classici, si mette il cappello politico. E citare, come fa la Rai, analoghe alleanze in altri paesi (gli accordi tra Bbc e diverse piattaforme), paragonando il nostro sistema a quello inglese, dà il tocco finale alla finzione.

Giovani e vecchi non coincidono con buoni e cattivi, né in politica né in altri ambiti pubblici. Ma l'elezione di Zavoli racconta e fotografa un paese condannato all'eterno ritorno. La nomina del nuovo Cda della Rai sarà il primo banco di prova. Un'ottima occasione per smentire la prevedibile spartizione di un bene pubblico prezioso, quello che il visionario McLuhan definiva la vera fonte di ricchezza dei nuovi vagabondi globali: l'informazione.

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