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Il Centrosinistra contro la Gasparri
30 Aprile 2004
I tempi del cavalier B.
Dal sito www.libertàegiustizia.it le dichiarazioni di voto di Falomi (Di Pietro-Occhetto), Pagliarulo (Comunisti Italiani), Sodano (Rc), Fabris (Udeur), Marini (Sdi), Zanda (Margherita), Anna Donati (Verdi), Paolo Brutti (Ds), nella seduta del Senato del 29 aprile 2004 in cui la legge Mediaset è stata definitivamente approvata

FALOMI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALOMI (Misto). Signor Presidente, i senatori della lista Di Pietro-Occhetto Società Civile voteranno contro questa legge. Con questa legge Berlusconi e le sue aziende si portano a casa un bel gruzzolo, si portano a casa non meno di 1,2 miliardi di euro (oltre 2.400 miliardi di vecchie lire) grazie alla vanificazione di ogni vincolo antitrust, che consente una consistente crescita del gruppo. Si portano a casa altri 600 miliardi vecchie lire all'anno, grazie all'esclusione delle telepromozioni dai tetti di affollamento pubblicitario.

E mentre sulle aziende di Silvio Berlusconi, del presidente del Consiglio, piovono miliardi, per i pensionati e lavoratori invece piove sul bagnato. State infatti per tagliare 6.000 di euro all'anno per sei anni alla spesa per le pensioni. Ai lavoratori della FIAT di Melfi, che chiedono salari e condizioni uguali a quelle dei loro colleghi degli altri stabilimenti, avete mandato la polizia. Alle migliaia di lavoratori dell'Alitalia che rischiano il posto di lavoro avete offerto soltanto risse tra Ministri e nessuna idea di una diversa politica di trasporto. Qui non è in ballo, come qualcuno ha detto in passato, un patrimonio del Paese, è in ballo il patrimonio personale del Presidente del Consiglio, in nome del quale questa legge riduce gli spazi di libertà e di pluralismo di informazione.

Per queste ragioni noi siamo contro questa legge e lavoreremo per abrogarla, quando saremo al Governo.

PAGLIARULO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLIARULO (Misto-Com). Signor Presidente, i Comunisti Italiani votano contro questo provvedimento. Il signor Berlusconi controlla la televisione privata e quella pubblica. Da questa strapotenza è nata la ragione di fondo di un intollerabile dominio nel mondo delle comunicazioni. Perciò il problema del conflitto di interessi rappresenta un paradosso unico al mondo e pone il nostro Paese fuori dall'Europa. Questa legge sul sistema radio televisivo lo ratifica.

Il Presidente della Repubblica la rinviò alle Camere perché, in particolare, non rispettava il pluralismo e perché l'altisonante sistema integrato delle comunicazioni consentiva la formazione di posizioni dominanti; la riscrittura della legge non la cambia nella sostanza, irride al monito del Presidente della Repubblica, contraddice le sentenze della Corte costituzionale. Il pluralismo si è trasformato in una prospettiva che non si realizzerà mai.

L'Europa ancora una volta ha sanzionato l'anomala situazione del nostro Paese nel campo dell'informazione, mentre la RAI è stata brutalmente normalizzata; vige la censura, si espellono e si cancellano uomini e programmi non graditi. In RAI si vede un Paese che non esiste, dove il Governo consegue straordinari successi, che sono solo nella sua propaganda elettorale. Questa legge assegna odiosi privilegia alla persona che oggi è Presidente del Consiglio e ai poteri che la circondano. Viene colpito a morte l'articolo 21 della Costituzione, ove si afferma la libertà di stampa. Perciò l'approvazione di questa legge è un altro durissimo colpo a quell'insieme di tutele, garanzie, diritti, libere rappresentanze che abbiamo chiamato democrazia, e che si incardina nel modo assoluto nella Costituzione.

Il Governo è irresponsabile, inerte, inetto sul drastico peggioramento sulla vita delle famiglie, litiga in modo furibondo sugli assetti di potere dei singoli Ministri, maè attentissimo a costruire un comando autoritario e centralizzato attorno alla figura di Berlusconi. Se ne vada, e al più presto!

Per queste ragioni noi, Comunisti Italiani, diciamo no a questa legge. (Applausi dai Gruppi Misto-Com e Misto-RC e del senatore Rotondo)

SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, affermare che quello che stiamo trattando è un provvedimento scandaloso è davvero poca cosa. Gli interessi da difendere sono evidentemente troppo grossi per preoccuparsi dell'indignazione degli italiani. A nulla sono valse le indicazioni delle sentenze della Corte costituzionale e del messaggio del Presidente della Repubblica, che hanno avuto in comune il richiamo ad un maggior rispetto del pluralismo dell'informazione. Purtroppo, questi richiami hanno trovato una maggioranza sorda ed il testo continua a legittimare la condizione di illegalità diffusa in questo settore.

L'ultima versione della legge Gasparri realizza un aggiustamento falso, formale e inefficace di un sistema truffaldino, quale il sistema integrato delle comunicazioni.

L'essenza del provvedimento è una cristalizzazione di quei poteri forti, di quelle posizioni dominanti, di quei conflitti di interesse di cui l'attuale maggioranza è fortemente intrisa e attraversata, tanto da caratterizzarsi ormai chiaramente come un vero e proprio contratto di affare. È impressionante come, nell'affrontare i problemi inerenti al sistema pubblico, ci scontriamo innanzitutto con gli interessi politici della maggioranza e quelli privati del Presidente del Consiglio.

L’informazione oggi è il bandolo di cui il Governo, il Presidente del Consiglio in primo luogo, intendono servirsi per ricostruire un consenso che si è incrinato.

Di fronte a un evidente blackout del consenso, rispondete come avete fatto a Melfi con la repressione o tentando di ingabbiare il pluralismo con un’operazione tutta anomala e illegale.

Lo spirito antidemocratico di questo provvedimento non può essere dunque emendato, ma dev’essere debellato demolendone l’impianto strategico. (Richiami del Presidente).

Quella della legge Gasparri è un’impostazione ad personam che assegna odiosi privilegi all’interesse privato.

Il Governo fa carta straccia dell’articolo 21 della Costituzione, senza garantire il pluralismo delle voci, dei soggetti e della libera informazione della stampa. La legge Gasparri rappresenta una chiara metafora della maggioranza e della sua cultura politica. Non è neppure un caso che per tale via ha inteso operare ancora un imbavagliamento del conflitto sociale, dei movimenti della scuola, dell’università, del precariato, del lavoro e di quello per la pace.

Non si può cancellare quanto sta accadendo nel Paese; non si possono cancellare le immagini dei lavoratori e delle lavoratrici di Melfi, che reclamano un trattamento dignitoso e subiscono cariche indiscriminate; non si può cancellare l’ondata di malcontento che attraversa il nostro Paese e che rischia di travolgervi.

Il giudizio di Rifondazione Comunista su questo provvedimento è estremamente negativo, ma non ci limiteremo ad esprimere in quest’Aula il nostro voto contrario: faremo di tutto per renderne difficile l’applicazione reale nel Paese, affiancheremo tutte le mobilitazioni che la società civile metterà in campo contro quest’ennesimo schiaffo che il Governo intende dare alla democrazia del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-RC, Misto-Com e del senatore Bonavita. Congratulazioni).

FABRIS (Misto-AP-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABRIS (Misto-AP-Udeur). Signor Presidente, colleghi, la maggioranza ci sta costringendo ancora una volta a votare una legge che non solo fa gli interessi del Presidente del Consiglio, ma che già sappiamo rischia di cadere, dopo la sua approvazione, sotto la scure della Corte costituzionale.

A nome dunque dei senatori di Alleanza popolare-Udeur annuncio il voto contrario alla cosiddetta legge Gasparri, anche se il Ministro non me ne vorrà, ma noi pensiamo che non sia proprio lui il padre biologico non sia lui…

Ricordo che questa legge è stata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica con un messaggio assolutamente chiaro e inequivoco nei contenuti. Vi era in quel rinvio un elemento di novità che la maggioranza ha fatto finta di non capire. Per la prima volta il Capo dello Stato ha rinviato una legge di sistema sottoposta a censura di fatto nel suo intero impianto, che in quanto tale doveva essere riconsiderata nel suo insieme e non per singole parti come avete fatto voi.

Non vi sono dubbi, dunque, che questa legge, come già altre leggi di questo Governo, inevitabilmente finirà sotto la scure della Corte costituzionale! È già successo con il lodo Schifani sta per succedere con la legge Bossi-Fini, come a suo tempo noi avevamo ampiamente pronosticato.

Il problema vero è che questo Governo non sa fare buone leggi e avete sprecato più di due anni per fare questo regalo a Berlusconi, invece che risolvere i problemi degli italiani.

Abbiamo assistito a un episodio di una gravità istituzionale senza precedenti: qui al Senato, come e peggio che alla Camera, il messaggio con il quale il Presidente della Repubblica aveva rinviato il testo della legge è stato nei fatti svilito, ridimensionato, direi ridicolizzato.

Le questioni rilevantissime che vi erano evidenziate sono state accolte, non come un saggio e autorevole contributo da utilizzare nell'iter di formazione di una legge importante (che riguardava - lo ricordo - il pluralismo nel settore dell’informazione), bensì come un fastidioso e ingombrante ostacolo alla tutela degli interessi del Presidente del Consiglio.

Francamente, ci saremmo aspettati un Senato un po’ più orgoglioso, un po’ meno inerme. Ma qui, a differenza che alla Camera, i colleghi della maggioranza non hanno mai dimostrato alcuna autonoma capacità (Richiami del Presidente). Ho finito, signor Presidente, di intervento rispetto ai desiderata del Presidente del Consiglio.

Tutte le proposte del Governo qui al Senato vengono digerite dai colleghi di maggioranza, lasciando ai loro colleghi della Camera, che evidentemente essi ritengono più coraggiosi e intelligenti, il compito di correggere i loro errori, salvo poi - da bravi soldatini - votare il compito corretto dalla Camera.

Noi voteremo dunque contro questa legge per questi motivi, ma anche perché essa nei fatti uccide il pluralismo e la democrazia nel sistema delle telecomunicazioni è dell'informazione. (Applausi dei senatori Zanda e Vitali).

MARINI (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINI (Misto-SDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo che la maggioranza sta per approvare sollecita una riflessione generale sul modo di essere della nostra democrazia. Il provvedimento quindi va ben al di là dei contenuti tecnici che sostiene, ed a mio giudizio è riduttivo, anche se corrisponde a verità, denunciare la grave anomalia e la lesione che si determinano all’interno della nostra democrazia considerata la condizione nella quale il Parlamento esprime un voto che riguarda il sistema dell’informazione.

Noi sappiamo che il Presidente del Consiglio difende suoi interessi, che l’intera maggioranza è in ostaggio, si pone a difesa degli stessi ed è acritica rispetto a questa situazione. Secondo me però questo è poca cosa rispetto al problema più generale, perché la questione è ampia e si intreccia, da un lato, al rapporto comunicazione-formazione-opinione politica dei cittadini e, dall’altro, alla libertà e al pluralismo dell’informazione in uno Stato democratico.

Il ruolo dell’informazione in una società democratica è fondamentale, perché contribuisce a costruire la volontà dei cittadini, ed è fondamentale soprattutto per quei cittadini meno attrezzati culturalmente, che hanno minori possibilità di leggere i quotidiani e non conoscono esattamente i termini delle varie questioni affrontate, di volta in volta, da chi guida il Paese. Eppure la nostra Costituzione, nella sua Parte I, quella che anche voi colleghi della maggioranza ritenete non vada toccata, anzi tutelata, detta i principi fondamentali della nostra democrazia, ponendo al centro la libertà dei cittadini, presupposto della quale è la formazione libera della coscienza democratica.

L’articolo 49 tutela il principio di libertà della formazione dei cittadini, con una volontà che si esprimerà attraverso l’associazionismo. Ma tutto ciò passa attraverso la neutralità dell’informazione, che a nostro giudizio manca oggi in Italia e che con questa legge mancherà ancor di più.

Come si può determinare una politica nazionale voluta dai cittadini in una democrazia se non attraverso la partecipazione, il coinvolgimento degli stessi nei momenti, se non decisionali, quanto meno di promozione delle decisioni? Come è possibile costruire una democrazia partecipata senza corretta informazione? Ricordo che la formazione corretta passa attraverso il pluralismo dell’informazione, ma tale pluralismo può essere forse garantito da un monopolio? Secondo me no e credo che nemmeno voi possiate pensare una cosa simile.

Il pluralismo si determina in due modi, o attraverso il dominio assoluto dell’informazione, e questo non può essere rimesso all’Esecutivo, ma a cittadini al di sopra delle parti, o attraverso la concorrenza, con l’esistenza di una serie di reti e di strumenti di informazione. Più reti, diverse proprietà; diverse proprietà, diverso modo di presentare l’informazione. In Italia noi abbiamo invece una situazione assurda, da un lato la RAI, che esercita metà dell’informazione, e sappiamo che è pessima, spazzatura, dall’altra un proprietario privato, che rappresenta l’altra metà dell’informazione e che determina il cinquanta per cento pubblico.

Se questa è la situazione, ed è di fronte agli occhi di tutti, credo non si possa che essere convintamente contrari a questo disegno di legge. Noi socialisti voteremo contro. (Applausi dal Gruppo Misto-SDI e del senatore Fabris).

DONATI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATI (Verdi-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, il giudizio dei Verdi su questo provvedimento resta estremamente negativo, perché il disegno di legge Gasparri/Mediaset continua inesorabilmente ad andare in direzione contraria a quelle norme di "garanzia del pluralismo ed imparzialità dell’informazione", invocate dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio al Parlamento, il 23 luglio 2002.

Stiano discutendo nuovamente questo provvedimento, perché il 15 dicembre 2003 il Presidente della Repubblica ha rinviato il provvedimento alle Camere, invitandole a rivedere il testo in quanto contravveniva al principio fondamentale del rispetto del diritto al pluralismo dell'informazione e con la garanzia di un sistema pubblico in grado di assicurare realmente una informazione equa e non di parte.

Le sentenze della Corte costituzionale, le indicazioni dell’Autorità garante, il messaggio del Presidente della Repubblica hanno tutti in comune il richiamo ad un maggior rispetto, ancora assolutamente disatteso nel testo che il Senato si appresta a votare, del pluralismo dell'informazione nonché all'obbligo del legislatore (cioè noi) di contrastare la concentrazione nelle mani di pochi del sistema radiotelevisivo.

Ma Governo e maggioranza, anziché rivedere seriamente il disegno di legge oggetto dei rilievi del Presidente della Repubblica, si sono limitati soltanto ad apportare piccole operazioni di lifting al testo, lasciandolo sostanzialmente inalterato.

E un testo che i Verdi e le forze dell'opposizione unite hanno duramente contrastato sia in Commissione sia in quest'Aula del Senato, ma che non ha impedito a Governo e maggioranza, accecati dall'esigenza di tutelare gli interessi privati del Premier, di procedere comunque nel più evidente disprezzo dei rilievi avanzati dal Capo dello Stato.

La prima fondamentale obiezione riguarda il limite di concentrazione per un unico soggetto proprietario sul complessivo Sistema integrato delle comunicazioni, una sorta di paniere allargato del sistema informativo che consentirà agli attuali operatori di espandersi ulteriormente. È stato stimato che Mediaset potrà crescere del 55 per cento e la Rai del 100 per cento. In pratica pochi operatori equivalgono a poco pluralismo nell’informazione, è semplice da comprendere.

In secondo luogo, il disegno di legge Gasparri-Mediaset, opportunamente integrato con il decreto salvareti, autorizza l'ennesima proroga per consentire a Rete 4 di continuare a trasmettere in chiaro per un lungo periodo transitorio, nonostante una precisa sentenza della Corte, la n. 466 del 2002, abbia stabilito in modo indiscutibile che dal 1° gennaio 2004 dovevano essere liberate le frequenze.

Inoltre il provvedimento consente a chi già possiede più di due reti nazionali di acquistare subito le radio e dal 2010 anche giornali e quotidiani: è questo un grave colpo al sistema pluralistico che ha sempre caratterizzato il sistema della carta stampata nel nostro Paese. Aumenterà ancora la concentrazione nelle mani di pochi proprietari dell'intero sistema di informazione, riducendo quindi di conseguenza la libertà di espressione e di opinione.

Altro elemento grave del testo riguarda l'affollamento pubblicitario, che permette di mandare in onda più telepromozioni negli orari di massimo ascolto televisivo. È una norma fatta solo per assicurare più pubblicità al sistema televisivo, riducendo ancora le opportunità di raccolta per giornali e radio, nonché per il sistema locale televisivo. Ma Governo e maggioranza, nonostante un preciso richiamo del Presidente della Repubblica su questo punto, non hanno voluto correggere la norma perché evidentemente di vitale importanza per Mediaset.

Infine, il provvedimento interviene sul riassetto della RAI, con una privatizzazione sbagliata quanto inutile senza porre alcun limite di detenzione del 51 per cento in mano pubblica, e lasciando questa scelta delicata in mano al Governo ed espropriando così anche il Parlamento.

Ma certo non è sfuggito ai cittadini che la privatizzazione consente di riaprire il balletto delle nomine nel Consiglio di amministrazione della RAI restituendo un ruolo molto forte ai partiti per le scelte sui futuri assetti e lottizzazioni dell'azienda pubblica. In questo testo per la RAI mancano un progetto strategico e risorse adeguate per garantirne il rilancio ed il ruolo essenziale di servizio pubblico, e le aggressioni davvero volgari e continue alla Presidente di garanzia, a cui va la nostra solidarietà, sono solo un assaggio dell'assalto che si prepara per la RAI.

Il risultato concreto di queste norme sarà una RAI sempre più debole ed asservita al potere politico, le reti Mediaset sempre più forti, nessun nuovo soggetto privato in grado di crescere, perché gli viene impedito per legge, con l'aggravante che le tre reti private sono di proprietà personale del Capo del Governo, confermando il nodo irrisolto del palese conflitto d'interessi del presidente del Consiglio Berlusconi e consolidando quella che, a livello europeo, si configura già come una vera e propria anomalia italiana. Conferma quest'ultima arrivata anche dal Parlamento Europeo che, la scorsa settimana, ha approvato a larga maggioranza un Rapporto sulla libertà dei mezzi di comunicazione in Europa, che mette precisamente sotto accusa in modo esplicito il potere mediatico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il rapporto rileva l'anomalia della situazione italiana "dovuta ad una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo".

Anomalia destinata a peggiorare, come abbiamo dimostrato tante volte, se verrà approvato questo disegno di legge Gasparri-Mediaset, ma contro cui non ci arrenderemo continuando la battaglia fuori da quest’Aula, sostenendo ricorsi e mobilitazioni per impedirne la sua attuazione.

Proprio perché restiamo convinti che la libertà di espressione ed il pluralismo nell’informazione siano un ingrediente essenziale per un Paese democratico come sancito dall'articolo 21 della Costituzione, annuncio a nome del Gruppo dei Verdi un convinto e deciso voto contrario su questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U e della senatrice De Zulueta).

ZANDA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (Mar-DL-U). Signor Presidente, signori senatori, signori membri del Governo, oggi i cittadini italiani avrebbero il diritto di sapere che il loro Senato è stato convocato per discutere della tragedia irachena, dell'agonia dell'Alitalia e della crisi sociale ed industriale della FIAT di Melfi. Invece, il Governo obbliga i senatori ad occuparsi di affari privati. Che si tratti di affari privati ce lo ha ricordato poche settimane fa il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri che, con la franchezza che solo i veri potenti possono permettersi, ha reso pubblici i vantaggi finanziari che la legge sul riassetto della televisione porterà alle casse di Mediaset: quattromila miliardi di lire l'anno.

Signori senatori della maggioranza, con l'approvazione di questo disegno di legge, voi vi apprestate a violare quel patto costituzionale di mutuo rispetto tra il Parlamento e la funzione di garante della Costituzione che tutti i Presidenti della Repubblica italiana, dal 1948 ad oggi, hanno sempre esercitato con il pieno rispetto di tutti i Governi e di tutti i Parlamenti.

Con i suoi messaggi del luglio 2002 e dello scorso dicembre, il presidente Ciampi ha chiesto al Parlamento di garantire il pluralismo dell'informazione e di impedire posizioni dominanti nella proprietà di network televisivi e della carta stampata. A questo invito Governo e maggioranza hanno risposto con un provvedimento che aggrava i problemi dell'informazione schiacciata dall'assenza di pluralismo e dalla prepotenza di un monopolio di fatto.

Signori senatori, credo che oggi in quest'Aula si debba parlare chiaro. Il Presidente domandava più pluralismo e da domani ne avremo di meno. Domandava meno posizioni dominanti e da domani ne avremo di più. Il Governo Berlusconi sta chiedendo al Senato di approvare un provvedimento che è tale e quale a quello che il Presidente della Repubblica aveva rinviato alle Camere, salvo qualche ritocco tecnico che nella sostanza non cambia nulla.

Mi rivolgo a lei, ministro Gasparri perché ha firmato questo provvedimento e perché lei è oggi qui in rappresentanza del Governo. Onorevole Gasparri, lei può spiegare al Senato dove è finita la firma del Presidente del Consiglio? Può per cortesia dire pubblicamente e formalmente perché il Presidente Berlusconi non ha firmato un disegno di legge così importante? Può almeno una volta oggi riconoscere nell'Aula del Senato la vastità - la vedo sorridere; questo non è un argomento comico, onorevole Ministro (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC, Misto-SDI e Misto-AP-Udeur) - le dimensioni e la pericolosità di quel conflitto di interessi che ha impedito al presidente Berlusconi di sottoscrivere, come sarebbe stato suo preciso dovere, questo provvedimento?

Vede, onorevole Ministro, la mancata firma del presidente Berlusconi al suo disegno di legge non è un indizio di ritrovato senso di decenza del Governo della maggioranza; è la prova dell'indecenza della vostra azione politica e di Governo.

Permettetemi due parole sul contenuto di questo provvedimento. Non voglio parlare della falsa privatizzazione della RAI e nemmeno della sua sempre maggiore dipendenza dalle forze politiche di Governo né voglio ricordare questa commedia - perché si tratta di una vera commedia - del digitale terrestre, l'unico obiettivo di aggirare le disposizioni della Corte costituzionale su Rete 4.

Voglio fare soltanto un accenno agli effetti di questo disegno di legge sulle due questioni che più stanno a cuore al Presidente della Repubblica: le posizioni dominanti e il pluralismo dell'informazione.

Nessun Paese democratico moderno con un’economia di mercato tollera più le posizioni dominanti in alcun settore industriale, figuriamoci nel settore della comunicazione.

Oggi, RAI e Mediaset si spartiscono, fifty-fifty, quasi il 95 per cento del mercato televisivo italiano. Ditemi voi se questa non è una posizione dominante.

Vista le legislazione europea, visto l’esempio degli altri Paesi occidentali, letto il messaggio del Presidente della Repubblica, gli italiani si sarebbero aspettati che il Governo avesse presentato un disegno di legge che riducesse la presenza di RAI e Mediaset e lasciasse spazio alla concorrenza aprendo il settore al mercato.

Signor ministro Gasparri, non la voglio disturbare mentre telefona, ma voglio chiederle se potrebbe spiegare, non tanto al Senato che vedo non le interessa, ma almeno all’opinione pubblica italiana, come mai questo fantomatico SIC invece di ridurre la scandalosa posizione dominante di Mediaset, farà proprio il contrario, ne aumenterà la forza di più del 50 per cento?

E poi, con riferimento al pluralismo, signor Ministro, occorre dire che pluralismo e posizioni dominanti sono due concetti assolutamente inconciliabili e la presenza del monopolio di fatto RAI-Mediaset è la spiegazione reale e chiara del mancato pluralismo televisivo in Italia.

Ma il provvedimento che stiamo esaminando e che forze voi approverete a breve, non si occupa solo di televisione: qui è avviata una vera e propria aggressione anche al pluralismo della carta stampata.

Ciò avviene in due modi, vale a dire attraverso la legalizzazione delle telepromozioni oggi illegali, così sottraendo risorse pubblicitarie ai giornali, e abolendo il divieto di intrecci proprietari tra televisione e carta stampata, ultimo argine allo strapotere di Mediaset.

Tra qualche anno, Silvio Berlusconi se vorrà, potrà acquistare quotidiani (ad esempio, il "Corriere della Sera") e non dovrà più chiedere una cortesia a suo fratello Paolo come ha fatto quando ha finto di vendergli "Il Giornale". Potrà acquistare giornali legalmente e personalmente.

Anche al proposito, signor Ministro, può spiegarmi come questa norma sulle telepromozioni e sugli intrecci proprietari potrà favorire il pluralismo dell’informazione?

Questo disegno di legge, onorevoli senatori, è incostituzionale; vìola clamorosamente l’articolo 21 della Costituzione e la sua incostituzionalità verrà dichiarata dalla Corte costituzionale, non perché i giudici della Corte siano comunisti, come molti di voi, senatori della maggioranza, sostengono, ma perché la Corte costituzionale italiana, in tutta la sua storia, è stata sempre coerente con le proprie decisioni e non potrà che confermare la sua giurisprudenza e le sue sentenze che, sinora, hanno costantemente definito il pluralismo dell’informazione in modo esattamente opposto a quanto realizza il disegno di legge che voi volete regalare all’Italia.

Permettetemi di concludere con una considerazione politica. Tutti qui in Senato sappiamo che molti, probabilmente moltissimi senatori della maggioranza non condividono alcunché di questo provvedimento, ma lo votano lo stesso perché pensano che questa sia l’ultima volta che vengono chiamati ad approvare una legge che trova origine negli interessi personali o patrimoniali del Capo del Governo.

Vorrei mettere sull’avviso i senatori della maggioranza. Questa legge non sarà l’ultima di questo genere. Dopo la detassazione delle successioni miliardarie, dopo la legge Cirami, il lodo Schifani, i vincoli alle rogatorie internazionali, il falso in bilancio, il condono fiscale, le norme sul rientro dall’estero dei capitali, il provvedimento spalma-calcio, il decreto-legge salva Rete 4, arriva adesso la legge Mediaset-Berlusconi.

Signori senatori della maggioranza, non fatevi illusioni. Votando la legge Mediaset-Berlusconi voi non chiudete il capitolo delle leggi ad personam e nemmeno quello delle leggi illiberali. (Richiami del Presidente). Concludo, signor Presidente.

Sarete costretti a sempre più numerosi compromessi con la vostra coscienza personale e politica e molti di voi, già dopo le elezioni del prossimo giugno, si pentiranno di aver votato questa pessima legge, contro la quale tutti i senatori della Margherita voteranno convinti e compatti. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U e dei senatori De Zulueta, Michelini e Pedrini).

BRUTTI Paolo (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUTTI Paolo (DS-U). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori … (Il ministro Gasparri si trova sui banchi di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Signor Ministro, torni al suo posto e ascolti anche il collega della sinistra. Occorre ascoltare tutti e due i tipi di dichiarazioni di voto, da una parte e dall’altra.

PASCARELLA (DS-U). "Gasparri, missione compiuta"!

PRESIDENTE. Ministro, torni al suo posto. (Commenti del senatore Garraffa). Senatore Garraffa, abbiamo evitato richiami all’ordine ed espulsioni. Vediamo di finire in bellezza.

BRUTTI Paolo (DS-U). Signor Presidente, sta per concludersi con il voto che daremo tra poco una delle pagine meno onorevoli del Parlamento e del Senato. Hanno contribuito a questo accadimento uomini convinti di quel che facevano (il senatore Tofani ha detto che qui ci sono uomini più realisti del re o più berlusconiani di Berlusconi). Tuttavia mi dispiace particolarmente che ciò si determini con la cooperazione di uomini della maggioranza che, per altro verso, stimo e che so che non esprimono questo voto con il cuore libero. Non hanno trovato la forza di liberarsi da una coercizione, da una pressione esterna, che li ha fatti strumento, loro, come tutta la maggioranza, della realizzazione degli interessi materiali di un grande gruppo finanziario e industriale, la Fininvest.

Non vi è importato nulla che per questa via non si facessero gli interessi economici del Paese e gli interessi economici del settore della comunicazione radiotelevisiva, che dopo questo provvedimento e le correzioni che sono state apportate, resta ingessato entro un asfissiante duopolio RAI-Mediaset, che poi in realtà duopolio non è, perché la RAI non ha più un’autonoma volontà e un’autonoma capacità imprenditoriale.

Essa si avvia a diventare, da grande e ambizioso polo culturale e industriale pubblico, un avvilente scimmiottamento dei caratteri più negativi delle televisioni commerciali. Questa legge peggiora, se possibile, la condizione della RAI e ne fa strumento asservito agli interessi politici del Governo del momento, ora a quelli della Casa delle Libertà, proprio alla vigilia di un importante tornata elettorale.

La legge non è ancora approvata e già manifesta appieno tutta la sua influenza nefasta sulla RAI. Il direttore generale, che ha scarsa dimestichezza con la comunicazione radiotelevisiva e molto con le frequentazioni delle stanze del potere politico, ha decretato la sospensione dei poteri del consiglio di amministrazione, inaugurando un nuovo stile: in diretta i serial killer, in differita il movimento dei lavoratori, nell’oscuramento del movimento della pace. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Misto-Com).

Se ci fosse una ragionevole giustizia, occorrerebbe piuttosto mandare in differita, almeno di una settimana, il salotto di "Porta a Porta", nel quale il Presidente del consiglio e i suoi Ministri si avventurano in spericolate affermazioni che mettono in discussione i rapporti internazionali, la sicurezza del Paese e la sicurezza dei cittadini.

Infine, questa legge è uno schiaffo al Presidente della Repubblica e alla sua paziente opera di difesa dei valori costituzionali del pluralismo e della libertà di espressione.

Il Presidente della Repubblica ha chiesto di modificare almeno il SIC, questo obbrobrio, riducendolo e rendendolo più omogeneo al fine, egli dice, che "chi detiene il 20 per cento delle risorse non acquisisca una posizione dominante sul mercato radiotelevisivo".

Ebbene, ministro Gasparri, il SIC, il sistema integrato delle comunicazioni a cui la legge dà vita, è esattamente il doppio di quello su cui attualmente si calcola il limite di concentrazione dei mezzi finanziari.

Nel nuovo SIC Mediaset potrebbe rientrare entro il limite legale del 20 per cento dei ricavi, pur tuttavia espandendo il proprio fatturato fino a 5,2 miliardi di euro contro i 4 miliardi attuali, cioè al 30 per cento in più dell’attuale. Si è quindi realizzato il miracolo che Mediaset potrebbe dominare di più il mercato delle telecomunicazioni ed essere giudicata in una posizione meno dominante di ora. Questo è il senso della vostra legge. Mi si potrebbe rispondere che anche la RAI può farlo, ma permettetemi di dire che bisogna cominciare a pensare alla testa, non alla coda, e oggi la RAI è la coda.

È il caso paradossale che abbiamo già vissuto per i limiti di inquinamento: se c’è un limite di inquinamento non si disinquina, ma si modificano i livelli in modo da far diventare l’inquinamento legale. Questo inquinamento delle telecomunicazioni voi lo state facendo diventare legale. E questo sempre che sia legittimamente sostenibile per via giurisprudenziale, cosa di cui io dubito, che la lettera della legge riferisca questo limite di concentrazione del 20 per cento alla Fininvest e non alle società di comunicazione che ne fanno parte: Mediaset, Mondadori e Medusa.

Abbiamo votato un ordine del giorno in questo senso, ve lo voglio rammentare, ma se così non fosse, la somma delle posizioni di Mediaset, Mondadori e Medusa nel SIC, ancor quando ciascuna fosse inferiore o uguale al 20 per cento del mercato, porterebbe l’intera Fininvest molto oltre le soglie consentite.

Abbiamo sentito tutti le affermazioni impegnative del presidente Grillo, del sottosegretario Innocenzi e quelle un po’ meno chiare e un po’ più borbottate dello stesso Ministro. Loro sono uomini d’onore, ma anche Confalonieri è un uomo d’onore e appena ieri ha dichiarato che subito dopo che la nuova legge glielo consentirà si espanderà nella radio, nell’editoria elettronica e in Internet. Non credo che Confalonieri pensi di farlo a spese della pubblicità televisiva di Mediaset. Dunque vedremo alla fine quale punto di vista prevarrà. E se dovessimo scommettere so che nessuno scommetterebbe, nello scontro Confalonieri-Grillo, a favore del presidente Grillo sperando che egli abbia la meglio sul presidente Confalonieri e, sia detto per inciso, sul vice presidente Berlusconi.

Dunque il messaggio del Presidente della Repubblica è stato ignorato nel suo punto fondamentale, nella forma e nella sostanza. La legge meriterebbe di essere di nuovo rinviata alle Camere. Se il Presidente della Repubblica lo facesse compirebbe un atto di igiene costituzionale.

In ogni caso, è evidente - e in questo nostro dibattito parlamentare è apparso chiaro - che la legge mostra gravissimi profili di incostituzionalità, perciò cadrà sotto la censura della Corte non appena qualcuno vi farà ricorso (e qualcuno che farà ricorso ci sarà!).

La legge è contraria alle direttive europee in materia di comunicazione televisiva, come ha stabilito il Parlamento europeo che si è appena espresso sulla Gasparri…

PRESIDENTE. Senatore Brutti Paolo, la invito a concludere.

BRUTTI Paolo (DS-U). Signor Presidente, per questi motivi voteremo contro questa pessima legge, per salvaguardare i valori costituzionali nell’interesse dell’impresa di comunicazione e della cultura italiana; soprattutto voteremo contro per dire all’opinione pubblica e al Paese, ai tanti che in questi mesi si sono battuti per la difesa del pluralismo e per la libertà di comunicazione, che nella casa della sovranità popolare abitano ancora uomini liberi che non permetteranno che si inaridisca una delle radici della libertà, la libertà di informazione. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC e del senatore Michelini. Molte congratulazioni).

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18 Ottobre 2011

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