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Adriano La Regina
Il cemento minaccia la campagna romana
10 Novembre 2011
Pagine di cronaca
Ottima la battaglia: la difes a dell’Agro. Ma lo strumento – il parco regionale- è debole e va ridiscusso. Con postilla. La Repubblica, ed. Roma, 9 novembre 2011 (m.p.g.)

Nonostante l’opposizione di associazioni ambientaliste, anche nazionali, sembra ormai difficile scongiurare la costruzione di una superstrada di oltre tre chilometri, che nel suburbio meridionale cancellerà uno degli ultimi lembi della campagna romana. Le sue quattro corsie richiederanno sbancamenti, rilevati di terra, un viadotto e una galleria in aree d’interesse naturalistico, provocando sensibili alterazioni ambientali.

La stampa se n’è già occupata; ha illustrato il progetto, ha svelato le mire speculative che sono all’origine della dispendiosa opera pubblica, ed ha illustrato i danni che deriverebbero dalla sua attuazione. La questione fu posta inizialmente per la tutela di una vallicella, bellissima e rigogliosa, nota come Fosso della Cecchignola, che doveva essere devastata per realizzare il collegamento stradale con il Colle della Strega, allora destinato all’edificazione. In realtà l’area interessata è molto più vasta, e comprende ampi spazi verdi adiacenti al parco della via Appia. Per risolvere i problemi del traffico sarebbe più che sufficiente l’adeguamento della viabilità esistente, ma i pesanti programmi di urbanizzazione di suoli ancora intatti richiedono evidentemente la realizzazione della nuova arteria stradale; richiedono il sacrificio della parte più delicata e angusta del canalone, ove non più largo di 120 metri attraversa l’abitato.

In questo caso la sconfitta della tutela ambientale e della decenza urbana non comporta solo il consueto danno territoriale inferto dalla speculazione. La perdita è ben maggiore. Si vanifica infatti la possibilità di adottare una nuova strategia per la riqualificazione del suburbio romano. L’opportunità è offerta dal parco regionale dell´Appia, il cui ampliamento su aree non costruite nel contesto urbano consentirebbe fin d’ora di applicare anche qui nuovi criteri di protezione dei suoli, di recupero dei caratteri naturali, di conservazione del paesaggio e di tutela delle attività tradizionali. A questo si stava arrivando nel 2005 con una proposta di legge approvata dalla giunta regionale per l’inserimento nel parco dell’Appia di circa 1.500 ettari di territorio appartenente ai comuni di Roma, Ciampino e Marino. Il provvedimento avrebbe dovuto proteggere tra l’altro comprensori di grande valore naturale e archeologico a Marino, esposti alla realizzazione di disinvolti programmi edilizi; avrebbe dovuto inoltre includere nel parco il tratto urbano della via Appia, tra Porta Capena (presso il Circo Massimo) e Porta San Sebastiano. Debolezze e opportunismi dilazionarono ad arte l’approvazione della legge da parte del Consiglio regionale, il cui scioglimento ne comportò il definitivo abbandono.

I parchi regionali sono istituzioni di formazione recente, ove si stanno acquisendo importanti esperienze nella protezione dei valori naturalistici e ambientali; svolgono funzioni analoghe a quelle esercitate dalle soprintendenze per la difesa e la cura dei monumenti, dei suoli archeologici e del paesaggio. Come tutte le istituzioni preposte alla tutela di interessi pubblici anche i parchi regionali si trovano ora in condizioni di particolare debolezza, e sono esposti al rischio del totale esautoramento. Se riusciranno a superare le difficoltà del momento è da sperare che vengano loro riconosciute maggiori e più estese competenze per la difesa dei caratteri naturali e degli aspetti ambientali anche all´interno delle città.

I disastri vieppiù frequentemente causati dal cattivo uso del suolo dovrebbero riproporre con ogni urgenza la questione della tutela ambientale. Il Fosso della Cecchignola ha egregiamente svolto la sua funzione di drenaggio nel corso delle recenti alluvioni: cancellarlo sarebbe un insopportabile segno di cedimento a fronte di interessi particolari. Si sostiene, al Comune, che la procedura amministrativa per la costruzione della strada sia ormai troppo avanzata per fare marcia indietro. Chi può crederlo?

Postilla

Che la costruzione della superstrada abbia scopi puramente speculativi è fuor di dubbio. E che questa ennesima devastazione all’Agro romano sia gravissima è altrettanto evidente.

Meno efficaci ci sembrano gli strumenti invocati a difesa, almeno per quello che raccontano le cronache di questi anni.

E’ vero che sul destino dei parchi regionali è in corso una battaglia poco chiara, ma è altrettanto vero che la loro azione non è stata esente da criticità: perchè diventino istituzioni in grado di operare con incisività per una salvaguardia integrale dei territori e in piena collaborazione con le altre istituzioni di tutela, occorre forse ripensare a taluni meccanismi che ne hanno ostacolato, anche pesantemente, l’operato.

E’ forse il momento giusto per interrogarsi su quello che non ha funzionato, sulle cause e sulle soluzioni possibili: eddyburg invita a farlo tutti coloro che hanno a cuore il destino di territori straordinari e fragilissimi. (m.p.g.)

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