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Francesco Merlo
Il Cavaliere e il letto al potere
7 Maggio 2009
Articoli del 2009
L’ultima farsa berlusconiana svela una “simonia laica” che rivela il putridume del quadro politico. Da la Repubblica, 7 maggio 2009 (m.p.g.)

Il gossip, come diceva Flaubert, «dispensa dal pensare» e dunque nessuno si stupisce di questo cortile, di questo anfanare plebeo sugli amori di una coppia di speciale visibilità come sono i coniugi Berlusconi.

Né è una novità l’asservimento della televisione pubblica ai vizi del principe, con il "Porta a porta" diventato per l’occasione "Letto a letto". Ma la velocità, la passione e l’intensità del gossip sul divorzio hanno coperto lo scandalo reale, ancora irrisolto e dunque intollerabile in un paese civile. Berlusconi infatti non ha mai chiarito, né i suoi detrattori hanno mai pienamente dimostrato, quanto erotici siano in Italia i dicasteri e quanto ci sia di Morgensgabe, di dono del mattino, nelle cariche istituzionali. Insomma, l’accanimento sul tradimento della moglie nasconde la vera questione italiana: siamo tornati, unico Paese dell’Occidente avanzato, alle forme autocratiche del potere, quando lo Stato, i posti di Stato, i ministeri di Stato, venivano appaltati ai famigli, ai favoriti, ai mariti delle amanti, alle amanti?

Berlusconi, fiutando il palcoscenico maschile, ha consegnato a Bruno Vespa le sue dichiarazioni di innocenza accompagnate dai soliti ammiccamenti verso i peccati che giura di non avere commesso. Ma il sospetto infamante e dunque calunnioso che pesa su di lui non è l’adulterio, non è l’avere oltraggiato la delicatezza femminile della moglie, non è l’avere offeso e rinnegato il berlusconismo ingentilito che c’è in Veronica, ma l’avere portato il letto al potere d’Italia.

Ed è persino divertente che il giornale dei vescovi gli rimproveri l’impertinenza e la mancanza di sobrietà, insomma proprio i famosi peccati di cui l’italiano, da simpatica canaglia, sa pentirsi e negare, e al tempo stesso compiacersene e andare fiero. Inconsapevolmente, a riprova che il moralismo è cieco, "Avvenire" ha reso un favore al Berlusconi che si bea appunto della propria impertinenza e delle proprie marachelle e non si rende conto che chiedere a un’assessora il permesso di palpeggiamento, chiedere «posso palpeggiare un po’ la signora?» con un mezzo sorriso burocratico istituzionale durante una visita nelle zone terremotate non è una pulsione ma è una patologia. Eppure "Avvenire" ha accreditato, censurandola, l´esuberanza sessual-affettiva e non la malattia, ha certificato quell’eterna adolescenza nella quale Berlusconi finge drammaticamente di vivere e non la sindrome del nonno immaturo che ridiventa bambino con i bambini e con le bambine.

Più acutamente il mondo religioso avrebbe dovuto vedervi la decadenza di quell’infoiamento che fu raccontato al cinema da Tognazzi. Qui infatti non c’ il premierato annichilito dalla commedia all’italiana, dalle Baruffe chiozzotte, dalle trame dell’Ubalda tutta calda o del Magnifico cornuto, ma c’è invece il sesso ossessione, il sesso fantasma, il sesso che nessun concetto prefabbricato dalla psicologia può spiegare e contenere e che nessuna velina potrà mai addomesticare; qui non c’è lo spettacolo delle soubrette dalle forme rotonde e le gambe lunghe che capitalizzano e investono sulla propria bellezza impataccando di carezze gli uomini ricchi e potenti, ma c’è lo spettacolo degli anziani uomini di potere che le esibiscono e le istruiscono alla politica: le ricompensano con la politica.

Ma perché i vescovi non gli chiedono conto di quell’altro peccato che, se fosse vero, sarebbe ben più grave, peccato mortale contro l’Italia e contro gli italiani? Stiamo parlando della simonia laica, del sospetto, mai provato e mai fugato, di ricompensare l’avvenenza con i posti in Parlamento e con i ministeri.

Fu nell’estate scorsa che l’Italia fu invasa da decine e decine di "aforismi telefonici" sui meriti sessuali di ministre e sottosegretarie, frasi più o meno volgari e più o meno verosimili che ancora adesso purtroppo accompagnano la Carfagna, la Gelmini, la Brambilla nonché l’intero educandato di attrici, veline e ballerine che non sono più la gioia malandrina del potere ma sono ormai una degenerazione del potere italiano.

È vero che fu gossip anche quella divulgazione, per passaparola e per mormorio, del contenuto, non si sa quanto calunnioso, di alcune intercettazioni, come sempre di nessun valore penale. Ma la distruzione legittima e legale di quelle intercettazioni non ha certo smontato l’infamia della quale Berlusconi e le sue ministre si dichiararono vittime. Anche perché l’Italia deve all’ambiguità della sua storia la fama di paese nel quale si distruggono solo le prove, di paese nel quale più si distrugge e più si costruisce la prova.

Attenzione dunque a quel che accade. Con la complicità delle televisioni e dei giornali che trascinano anche Veronica nel letamaio e la mostrano senza veli per farne una velina dissennata e scosciata, Berlusconi sta trasformando le ferite che ha inferto alla moglie in una battaglia e magari già in una vittoria politica, con l’idea tutta berlusconiana della politica che, come la vita sregolata e romanzesca, fluisce nel viso rifatto e nei capelli che ricrescono, nella prostata che guarisce e nel seduttore che ringiovanisce, nel padre in pericolo e nel marito monello: è un fumo, una magia, un "a me gli occhi" che non solo restaura il mito guasto e avariato del "Silvio Priapo" ma nasconde il vero, l’ultimo scandalo di un’Italia non più governata dal conflitto di interessi, ma dal conflitto di piaceri: prurito di interessi, conflitto di pruriti, conflitto di interessi pruriginosi.

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