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Alessandra Sallemi
Il caso Tuvixeddu
25 Novembre 2008
La Sardegna di Renato Soru
Per far prevalere l’interesse generale gli strumenti ci sono. Basta volerli adoperare, come fanno in Sardegna. Dala Nuova Sardegna del 9 febbraio 2007

CAGLIARI. Dopo la strada da 31 milioni di euro che doveva attraversare il valico nella necropoli di Tuvixeddu sull’asse ovest-est e arrivare fino alla sopralevata per l’aeroporto, la Regione cancella con una delibera un filare di palazzi di cinque piani progettati lungo la via Is Maglias per un totale di 75 mila metri cubi. Lo strumento per arrivare al risultato di lasciare a Cagliari quel che resta della sua caratteristica di «città di pietra e di acqua» saranno gli espropri, possibili secondo l’articolo 96 del codice per i beni culturali varato dal ministro Urbani. I soldi per l’operazione verranno ricavati dalla Finanziaria di quest’anno dove, annuncia l’assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni, sarà previsto un fondo «per gli oneri relativi agli espropri ex articolo 96». Inoltre «al momento della contrattazione, la giunta può proporre degli scambi». Dalla lettura della delibera si comprende che non è un intervento cieco: la difesa dal cemento del costone sopra la via Is Maglias e del varco conosciuto come canyon, suggestiva risultanza dell’attività di cava, è uno dei tasselli del «parco di Karalis», l’operazione ambientalista promossa con il piano paesistico regionale. La delibera mette ancora una volta in chiaro la volontà della giunta regionale di rileggere l’accordo di programma firmato nel 2000 tra Coimpresa (la ditta titolare della lottizzazione), il Comune e la Regione secondo la formula del piano integrato d’area (pia) «Cagliari 17 - Sistema dei colli». Come è noto, la giunta è andata oltre ogni aspettativa ecologista: finora le costanti polemiche sulle costruzioni a bordo di necropoli contestavano la quantità di volumetrie e in qualche caso la loro posizione ma sempre in relazione alla presenza di tombe. Mai l’estetica e, men che meno, i 23 ettari di parco. Nella delibera varata in questi giorni si rintracciano accenti perfino appassionati nel descrivere l’immenso torto che verrebbe arrecato alla straordinaria necropoli di Tuvixeddu se il parco sarà quello attualmente in cantiere e le costruzioni quelle progettate. Gli espropri possibili con la delibera 5/23 del 7 febbraio 2007 intendono impedire quel che è successo giù sul lato della necropoli che degrada verso Sant’Avendrace: l’accesso naturale della città bassa è ormai sigillato dal cemento. La delibera cerca di rimediare anche a questo suggerendo l’acquisizione di una porzione del viale Sant’Avendrace, dal numero civico 35 al 55. Nella fascia alta l’accesso a Tuvixeddu, adesso, è quasi tutto libero. Salvo la cresta delle palazzine dei Punici costruite in cima al costone su viale Merello via Is Maglias a un passo dal ripetitore, il versante del colle su quest’ultima via è libero: secondo la giunta regionale deve restarlo perché «è tuttora l’accesso all’antica e ancora possibile percezione panoramica che dal colle guarda verso Santa Gilla, il mare, i monti del Basso Sulcis fino ad abbracciare la dimensione spaziale del Golfo degli Angeli...». Lunedì prossimo la commissione regionale del paesaggio si riunisce per decidere l’estensione del vincolo paesaggistico: si dirà nel dettaglio ciò che si può fare e ciò che sarà vietato. Ma la delibera della giunta fa proprie alcune osservazioni degli esperti (citandoli) della stessa commissione. In sostanza, secondo archeologi e paesaggisti nei 23 ettari del parco in cantiere «il sistema ambientale preesistente a seguito dei lavori oggi sospesi risulta del tutto stravolto». La sommità del colle è più alta di tre metri; la vegetazione originaria è quasi scomparsa; le strade interne sarebbero sproporzionate; aiuole e robusti muri di contenimento, anche se ospiteranno essenze mediterranee, «artificializzano un luogo in gran parte naturale o seminaturale», in favore di «uno scenario da giardino pubblico, gradevole, attraente, consumabile... a detta degli esperti l’impressione è che alla base vi sia un’idea non condivisibile: quella di bonificare e abbellire il contesto della necropoli, come se lo si ritenesse inespressivo, difettoso sul piano formale ed estetico».

Il soprintendente ai beni archeologici di Cagliari e Oristano, Vincenzo Santoni, in viaggio tra Sassari e Cagliari ieri ancora non conosceva la delibera e ha tagliato corto: «Vedremo». La situazione è delicata anche per il suo ufficio, visto che l’accordo del 2000 aveva il benestare della sua soprintendenza e difatti avrebbe chiesto un parere legale sulle indicazioni della Regione.

Plauso incondizionato da Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra che, per mano del presidente Stefano Deliperi, scrivono: «finalmente viene messa in primo piano la salvaguardia della più importante area sepolcrale punico-romana del Mediterraneo».

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