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Dina Galano
Il bluff dell’emergenza carceri Alfano sceglie il modello L’Aquila
14 Gennaio 2010
Spazio pubblico
Dall’acqua alle emergenze, dalle piazze alla scuole, dalla sanità alle carceri: che cosa resterà al pubblico (a noi tutti) quando avranno finito? Terra, 14 gennaio 2009

Alfano si affida al modello L’Aquila. E il capo dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta si ispirerà a Guido Bertolaso. Da ieri, con il voto del Consiglio dei ministri, è emergenza per il sistema carcere e non si possono attendere le lungaggini di una riforma. Perciò, in poche mosse, il piano del ministro prevede l’attribuzione di poteri di commissario delegato al capo del Dap e ordina la costruzione, nell’immediato, di 47 nuovi padiglioni. «Mentre apriamo questi cantieri sul modello dell’Aquila, noi evadiamo tutta la procedura burocratica per realizzare nel 2011 e nel 2012 le strutture tradizionali e flessibili a cui daremo vita con tempi e con modelli organizzativi realizzati in Abruzzo», ha comunicato il Guardasigilli fiducioso. Una corsa contro il tempo per tirar su edifici penitenziari che risolvano la questione del sovraffollamento, una situazione drammatica che riguarda, a ieri, 64.670 persone private della libertà.

Ma soprattutto un’emergenza, altrimenti destinata ad abbattersi sul governo con gli effetti di un terremoto. Niente indulto, tanto meno amnistie, dunque. L’autorizzazione a procedere viene dallo stesso presidente del Consiglio che ha affiancato il ministro in conferenza stampa. Ai cinquecento milioni stanziati in Finanziaria, se ne aggiungeranno altri cento distratti dai fondi del ministero della Giustizia, mentre le risorse per la costruzione dei nuovi istituti devono ancora essere individuate. «Se non è un bluff, è quantomeno assai preoccupante », spiega Patrizio Gonnella, il presidente di Antigone, l’associazione che monitora il sistema di detenzione italiano. «Con questi soldi, anche volessero risparmiare, difficilmente si realizzeranno i 21.749 posti in più promessi da Alfano. Ma ciò che davvero ci allarma – incalza Gonnella – è che la partita “emergenza” finisca con la secretazione delle gare d’appalto, creando nuova illegalità economica». Se, secondo le stime dello stesso dipartimento penitenziario, per erigere un padiglione da 200 posti occorrono circa 20 milioni di euro, il piano «è poco credibile» anche per il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, che ha sottolineato come «questo governo ha tagliato i fondi destinati al comparto sicurezza», mentre molto ha impiegato nella «politica degli annunci».

Che si tratti di «un rimedio di tipo comunicativo», come indica il presidente di Antigone, è la tesi comune a molti operatori del settore. Paola Balducci, responsabile Giustizia dei Verdi e autrice di molti scritti sul sistema penale, entra subito nel merito del problema: «Quello delle carceri è un tema che si solleva da sempre e questo Paese continua a attribuire un potere salvifico alla sanzione penale. Ci vuole molto tempo per costruire nuovi edifici, mentre si dovrebbe riformare il codice, depenalizzando quei reati che non sono più tali e incentivando il sistema delle misure alternative». Temi che erano al centro delle mozioni presentate lunedì e martedì scorso a Montecitorio e che ora, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, devono cedere il passo.

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