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Il BES, indicatore di benessere
11 Marzo 2013
Articoli del 2013
L'Istituto Centrale di Statistica presenta quella che potrebbe essere una delle tracce per rivedere i nostri giudizi e relative politiche su società e sviluppo.

L'Istituto Centrale di Statistica presenta quella che potrebbe essere una delle tracce per rivedere i nostri giudizi e relative politiche su società e sviluppo.

Huffington Post, 11 marzo 2013, postilla

"Quello di oggi è solo il punto di partenza per realizzare un cambiamento culturale che, mi auguro, aiuterà a migliorare in concreto il benessere della generazione attuale e di quelle future". Il presidente dell'Istat Enrico Giovannini presenta così il primo rapporto sul Benessere eco-sostenìbile in Italia.

A fianco del Pil, arriva così il Bes, il nuovo indice di 'benessere equo e sostenibile' coniato dall'istituto di statistica. Non un singolo indicatore ma un complesso, e pressoché unico al mondo, insieme di 134 parametri che descrivono i 12 ambiti - dall'istruzione, al lavoro, passando per le relazioni sociali e il paesaggio.

Secondo il presidente dell'Istat Giovannini, "per ciò che concerne la politica, le esperienze internazionali, quelle australiana e neozelandese, offrono importanti spunti per l'utilizzo del Bes". E fa un esempio che è anche una proposta: " Le relazioni tecniche di accompagnamento e le nuove leggi descrivano l'effetto atteso sulle diverse dimensioni del benessere e non solo sulle variabili finanziarie".

Il rapporto Istat Cnel ha poi anche fatto una fotografia sul crescente disagio degli italiani, alle prese con un peggioramento delle condizioni economiche e sociali: in estrema sintesi gli italiani sono sempre meno felici.

Sempre più poveri. In Italia, tra il 2010 e il 2011, l'indicatore della 'grave deprivazione' sale dal 6,9% all'11,1%, ciò significa che 6,7 milioni di persone sono in difficoltà economiche, con un rialzo di 2,5 milioni in un anno.

Occupazione, peggio di noi solo Ungheria e Grecia. Nel 2011 il tasso d'occupazione per
la classe 20-64enni è sceso al 61,2%, dal 63% del 2008. Nell'Ue a 27 presentano un tasso ancora più basso dell'Italia solo l'Ungheria e la Grecia.

Potere d'acquisto delle famiglie. Cinque punti percentuali: di tanto si è ridotto, dal 2007 al 2011, il potere d'acquisto delle famiglie italiane. Una contrazione che, tuttavia, si è riflessa solo in parte sui consumi che in termini reali sono diminuiti solo dell'1,1%. Questo perchè, nei primi anni della crisi, le famiglie hanno intaccato il patrimonio e risparmiato meno nel tentativo di mantenere il proprio standard di vita.

Giovani: emergenza lavoro. L'italia è il paese europeo che, dopo la Spagna, presenta la più forte esclusione dal lavoro dei giovani e l'unico con bassissime opportunità di occupazione regolare. Solo poco più di tre giovani su dieci lavorano con un tasso di occupazione del 33,8% tra i 20-24enni. La quota dei Neet, ovvero dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che nè studiano nè lavorano, tra il 2009 e il 2011 è balzata dal 19,5% al 22,7%. Quasi un giovane su 4 dunque non è impegnato in percorsi formativi e non ha un posto.

Sfiducia nelle istituzioni. Sfiducia nei partiti, nel parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali, nel sistema giudiziario. Una sentimento trasversale che attraversa tutti i segmenti della popolazione, tutte le zone del paese. Il dato peggiore sul fronte della fiducia dei cittadini verso le istituzioni riguarda, infatti, i partiti politici: la fiducia media verso i partiti politici, su una scala da 0 a 10, è pari a 2,3; seguono parlamento (3,6), amministrazioni locali (4) e la giustizia (4,4).

postilla
come si intuisce scorrendo il breve sommario fornito dall'articolo, si tratta di un tema complesso e articolato, su cui è difficile formulare giudizi sommari e non adeguatamente meditati. Eddyburg chiederà a questo proposito dei commenti ai suoi più qualificati collaboratori, studiosi dei vari aspetti, e ne renderà conto al più presto su queste pagine. Il testo della relazione dell'ISTAT è scaricabile qui.

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