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Jacopo Gardella
I tre grattacieli della Fiera e la sobrietà di Milano
21 Luglio 2004
Milano
"Tre giganti impazziti che conducono una danza scomposta e scoordinata”: questo il severo giudizio, che chiama in causa la responsabilità della commissione giudicatrice. Dalla cronaca milanese de la Repubblica del 6 luglio 2004

È stato premiato il peggiore. Dei progetti finalisti è stato scelto il più brutto. Nell´area dell´ex-Fiera Campionaria sorgeranno tre grattacieli uno più assurdo dell´altro; tutti viziati da un formalismo esasperato, ossia da una configurazione volutamente bizzarra e gratuita che non risponde a nessun criterio di funzionalità, né di logica costruttiva, né di economia edilizia.

presenta come una sottile lama rettangolare, un imponente prisma in cristallo, superbo dei suoi 200 metri di altezza. Ma perché appoggiarli contro quelle ridicole stecche inclinate, come se non fosse capace di stare in piedi da solo, sorretto dalla sua ben calcolata struttura interna? Stecche ridicole, che sembrano voler contrastare la spinta del vento ma che, al primo soffio di brezza, si spezzerebbero di schianto.

Degli altri due grattacieli quello più spettacolare si presenta come una enorme vela gonfia, una gigantesca lastra curva in procinto di rivolgersi con un inchino verso la città. Il costo di questa acrobatica struttura, contraria alle sane regole della scienza statica, sarà proibitivo; e la funzionalità, a causa del suo eccentrico profilo, sarà problematica se non disastrosa, come dimostra la torre degli ascensori, costretta a sbucare come una gobba sulla lastra incurvata.

Infine il terzo grattacielo, dall´aspetto più frivolo e stravagante, ricorda una flessuosa ballerina che si avvita sulle caviglie in un gesto di provocante civetteria. Anche qui è meglio non domandarsi quali difficoltà strutturali e quanti costi aggiunti si dovranno superare, non solo per tenere in piedi l´edificio ma anche per garantirne la stabilità sotto la pressione del vento, che ? come si sa - è il vero problema di tutti i grattacieli.

Tutti insieme i tre grattacieli vincitori, privi fra di loro di qualsiasi rapporto (visivo formale compositivo) sembrano tre giganti impazziti che conducono una danza scomposta e scoordinata.

Se sono da criticare i quattro famosi architetti che hanno firmato il progetto vincitore, lo è ancora di più la giuria, che li ha premiati; ed ha regalato a Milano un grottesco complesso edilizio, capace di snaturare per sempre la sobria misurata e seria edilizia della nostra città. Non si è accorta la giuria che gli altri due concorrenti si sono dimostrati ben più seri ed aderenti alla realtà di quanto non sia stata la squadra dei vincitori? Tra loro si distingue il progetto, serio e rigoroso, di Renzo Piano, che innalza una guglia sottile, unica ed isolata, sopra una successione geometrica di edifici bassi, e crea un efficace contrasto tra un corpo verticale, aguzzo e pungente, ed una estensione orizzontale, piana e regolare.

E la stampa cittadina? Non una voce di protesta; non un cenno di dubbio, di perplessità, di dissenso. Fa eccezione il garbato e civilissimo articolo di Antonio Monestiroli, apparso ieri su Repubblica. Tutte le altre recensioni ed i commenti ufficiali si adeguano servilmente agli elogi di circostanza pronunciati dal sindaco, dal presidente della Regione, e dalle pubbliche autorità. Da un lato ascoltiamo con irritazione le lodi retoriche rivolte ai tre grattacieli, e gli elogi che ne esaltano i valori simbolici (Milano in ascesa economica) e le dimensioni straordinarie (Milano all´avanguardia tecnica); dall´altro vediamo con amarezza il Duomo, rimpicciolito e schiacciato, mentre la statua d´oro, che lo sormonta e che ha protetto per secoli la nostra città, finirà per essere occultata ed emarginata. La canzone .. "oh mia bella Madonina ...", sarà costretta ? con rassegnazione ? a diventare .... "oh mia pòera Madonina .....".

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