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Concita De Gregorio
I tasselli della storia
28 Gennaio 2009
Articoli del 2009
Contro la violenza sulle donne occorrono buone leggi, le intercettazioni e una nuova cultura. Da l’Unità, 28 gennaio 2009 (m.p.g.)

C’era ieri a Roma, credo in Italia, una diffusa adesione al tentativo di linciaggio dei criminali arrestati per lo stupro di Guidonia: le immagini le avrete viste in tv. La folla fuori dal commissariato gridava «uccideteli, dateli al padre della ragazza, a morte le bestie». In autobus, nella coda al supermercato, fuori da scuola ho sentito le stesse parole. Come una rivolta all’unisono, come se un odio compresso avesse finalmente trovato lo sfogo. Contro cosa? Le bestie, appunto. Gli stranieri. Sono romeni, no? Sono romeni che abitano dei condomini delle nostre città, dunque il pericolo sul pianerottolo di casa. Uccideteli. Certo, è difficile esercitare la ragione dentro una così grande grancassa emotiva. E poi certo: c’è stata una violenza tremenda, uno di loro ha confessato, li hanno presi perché parlavano con il telefono della vittima. Un crimine orrendo: nessun dubbio.

L’entità della reazione collettiva mi sembra però un fatto in sé: il malessere viene da prima, non c’entra, parla d’altro. Allora proviamo a mettere in fila i tasselli della storia. Una banda di criminali di nazionalità romena - dunque cittadini europei, non clandestini né extracomunitari - aggredisce e brutalizza due giovani italiani. La banda vive a Guidonia, in appartamento: ciascuno il suo. Ruba, traffica, violenta. Usano il cellulare di una delle vittime. Grazie alle intercettazioni chi indaga capisce che stanno per fuggire. Li prendono. Assicurati alla giustizia. Molto bene. Ogni giorno in Italia giovani donne vengono aggredite e uccise dentro e fuori dalle loro case. Ogni giorno criminali di tutte le nazionalità si organizzano per commettere violenza. Lo fanno per telefono, spesso. Il governo sta per varare nuovi limiti all’uso delle intercettazioni: la rivolta di popolo di ieri vuol forse dire qualcosa su questo? Le donne sono le vittime predilette. L’indignazione corale di ieri sarà forse presa in considerazione per varare una legge che da anni giace nelle anticamere dell’aula, tre volte proposta e tre volte accantonata, che permette alle donne minacciate di avere tutela dagli aguzzini? Forse, non è detto.

Anche la legge contro la violenza sessuale sarebbe efficace se solo si mettessero in atto quei tre o quattro provvedimenti che servono: non lo si è fatto finora. Quattro donne sono state violentate ieri. Sei milioni e settecentomila hanno subito violenza nel 2007. Quasi sette milioni, non una. Non abbiamo visto però sette milioni di volte quelle stesse immagini in tv, quelle del linciaggio. È vero, quasi nessuna violenza è stata denunciata: rilevata, sì, ma non denunciata. Sono aggressioni e morti domestiche. È appena uscito un libro che racconta per immagini la violenza del Circeo. Erano italiani, quelli, era un’altra storia, certo. Ma cosa è cambiato da allora, nella testa degli uomini e nelle leggi che li governano? «So’ omini», questo diceva una vecchia ieri in tv. Poi che siano romeni, slavi, criminali comuni o mafiosi, bande di nazisti o balordi di periferia, mariti offesi dal rifiuto o sconosciuti non cambia molto per chi è violentato e ucciso. Servono regole, cultura, buone leggi, tutela di chi non può usare la forza. Poi anche le intercettazioni, certo. E le sanzioni dure e durissime. Ma non una volta sola. Sempre.

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