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Natalia Lombardo
“I soldi non arrivano e la città muore”
4 Maggio 2010
Terremoto all'Aquila
L’Aquila e il suo centro storico abbandonati nell’attesa di una ricostruzione che non arriva mai. Da l’Unità, 4 maggio 2010 (m.p.g.)

Le strade deserte del centro storico, le case puntellate ma sventrate dove parlano nel silenzio i segni impolverati della vita e della morte. «L’Aquila è una città fantasma, presidiata dall’esercito. Manca la cosa fondamentale: il lavoro, le imprese non possono ripartire perché mancano i soldi», denuncia il sindaco Massimo Cialente. Ci sono i due miliardi stanziati dal governo, ma «non stanno arrivando i fondi dello Sviluppo Economico», il ministero di Claudio Scajola. «44 milioni di euro per i commercianti, 250 milioni per il rilancio economico e produttivo. Li aspettiamo da mesi ma non arrivano», spiega il sindaco. Linfa indispensabile per riattivare il cuore de l’Aquila, là dove è possibile riaprire negozi e servizi. Per la ricostruzione si devono aspettare i tempi dei progettisti, ma le richieste di finanziamento per le case del centro non possono ancora essere fatte. I mutui, però «abbiamo dovuto ricominciare a pagarli», racconta una donna e almeno gli interessi le banche li pretendono. E presto gli aquilani dovranno pagare le tasse per case che non hanno più.

«Abbiamo ricostruito una città temporanea con tante sigle: il progetto C.a.s.e. di Berlusconi, i Map, moduli temporanei, i Musp per i ragazzi, riaperti 64 centri commerciali» nel territorio, riassume Cialente, ma l’Aquila centro è una «città morta». L’effetto G8 non è durato, ammettono anche i funzionari comunali. Subito fuori dalla «zona rossa» una yougurteria ha appena riaperto e la domenica è piena. «Sono stata fortunata», spiega la gestrice, pugliese-aquilana. È potuta tornare a casa perché la Banca d’Italia ha risistemato le abitazioni danneggiate. Ma nel centro chiuso al transito regnano solo silenzio, vigili del fuoco, pochi operai e le macerie, se pur meno di prima grazie al «popolo delle carriole». Turisti si aggirano in tour organizzati. «Meglio così - dice il sindaco - almeno non cala l’attenzione». Tornare «ci fa bene, ci rimette in contatto con la città», commenta Milena, vigilessa aquilana che ci accompagna nella zona off limits.

«Qui tutto è rimasto come un anno fa», Suor Nazzarena, missionaria della Dottrina cristiana che qui gestisce una scuola, scuote la testa e pensa che non basteranno dieci anni per ricostruire il centro. Poche le promesse mantenute: «I tedeschi per riscattare l’eccidio si sono dati da fare a Onna, e i francesi grazie a Carla Bruni contribuiscono al restauro della Chiesa delle Anime sante, s’è attivato il Kazakistan, ma da Obama ancora niente…».

Il sindaco continuerà a chiedere la «tassa di scopo», ma per Berlusconi sarebbe un danno d’immagine. La gente è stanca, si divide fra chi apprezza le «casette» di Silvio e chi ne denuncia le pecche. «A Balzano 2 ci sono le fogne a cielo aperto», dice un ragazzo del comitato 3.32, che contrappone il passaparola del «cittadino giornalista» all’informazione «incompleta quando non falsa». Come quando un tg spacciò come «festa per un bar riaperto la riunione del consiglio comunale per chiedere il blocco delle tasse».

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