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Terence Chea
I Sindaci del mondo tentano di combattere il riscaldamento globale rendendo le città più verdi
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
Buone intenzioni, nell'iniziativa ambientalista degli amministratori. Dal San Francisco Chronicle, 30 maggio 2005 (f.b.)

Titolo originale: World’s mayors seek to fight global warming, make cities greener – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

I sindaci delle più grandi città del mondo si riuniscono questa settimana per mettere a punto una serie di orientamenti per la vita urbana sostenibile: una versione municipale, è stato detto, del Protocollo di Kyoto sul riscaldamento globale, che gli Stati Uniti non hanno mai ratificato.

L’Accordo sull’Ambiente Urbano, che sarà firmato alle Nazioni Unite nella Giornata Mondiale per l’Ambiente, è l’ultimo esempio di come le città stiano cercando di affrontare il mutamento climatico nonostante la riluttanza dei governi nazionali.

”Non possiamo permetterci di aspettare che lo facciano i governi statali o federali. C’è chi trova troppe scuse, particolarmente in questo paese” dice il sindaco di San Francisco Gavin Newsom. “Il mondo guarda sempre più ai sindaci come custodi dell’ambiente, visto che la stragrande maggioranza dell’inquinamento viene dalle città”.

Almeno 70 sindaci da città come Londra, Rio de Janeiro, Tehran, Capetown, Sydney e Shanghai parteciperanno ai cinque giorni della conferenza di San Francisco: la prima volta che l’evento annuale è ospitato da una città degli USA. La Giornata Mondiale per l’Ambiente, che si celebra ogni 5 giugno, fu istituita nel 1974, e le conferenze annuali si tengono dal 1987.

Al raduno di quest’anno, sul tema “Le Città Verdi” dal 1 al 5 giugno, i sindaci si scambieranno idee sulla vita urbana sostenibile in settori come le energie rinnovabili, il riciclaggio, i trasporti pubblici, i parchi urbani, aria e acque pulite. Si prevedono oltre 230 iniziative nell’area della Baia di San Francisco, per la Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Mercoledì, all’apertura della Conferenza, il Governatore Arnold Schwarzenegger renderà pubblico il programma della California per ridurre le emissioni di CO2 e di altri “gas serra” ritenuti responsabili di intrappolare il calore nell’atmosfera terrestre e si alzare le temperature mondiali.

San Francisco, dove furono fondate le Nazioni Unite 60 anni fa, è nota come città che fa tendenza dal punto di vista ambientale, e i suoi rappresentanti prevedono di esibirne i successi verdi. Ora la città ricicla due terzi dei propri rifiuti, possiede il maggior parco veicoli a carburanti alternativi, e può vantare la principale installazione di energia solare di proprietà municipale del paese, al Moscone Convention Center.

”C’è molto che possiamo condividere, ma c’è anche parecchio da imparare dalle altre città” ha affermato Newsom.

Sino a tempi recenti, i trattati internazionali sono stati l’ambito principale di dibattito sui problemi ambientali globali come il mutamento climatico, che secondo gli scienziati causa tempeste sempre più violente, la riduzione degli habitat naturali e l’innalzamento del livello dei mari a minacciare le città costiere.

Il Protocollo di Kyoto, adottato nella città giapponese nel 1997, chiede alle nazioni industrializzate di tagliare le emissioni di gas serra in media del cinque per cento al di sotto dei livelli 1990. Il trattato è stato ratificato da almeno 140 paesi, ed è entrato in vigore a febbraio.

Ma gli Stati Uniti, il principale produttore mondiale di gas serra, non hanno firmato perché i rappresentanti del governo Bush ritenevano che l’adesione avrebbe significato la perdita di cinque milioni di posti di lavoro e un incremento delle tariffe energetiche, come sostiene Michele St. Martin, portavoce del Council on Environmental Quality della Casa Bianca.

”Il Presidente Bush è favorevole a un approccio aggressivo rispetto al mutamento climatico: un approccio che sostenga una crescita economica che conduca a nuove innovazioni e tecnologie” dice St. Martin, indicando l’iniziativa sul mutamento climatico da 2 miliardi dell’amministrazione, che promuove tecniche pulite di uso del carbone, veicoli spinti a idrogeno, energia nucleare e fonti rinnovabili.

Ambientalisti e funzionari governativi dissentono sul fatto che Kyoto e altri trattati internazionali fra i governi nazionali siano la soluzione.

”Abbiamo tutte queste leggi scritte, ma nessuna di esse viene applicata” sostiene Jared Blumenfeld, direttore del Department of the Environment di San Francisco. “Non hanno mordente. Non succede niente, se non si mettono in pratica. Nessuno ne tiene conto”.

Frustrati dalla posizione del governo federale USA sul riscaldamento globale, molti Stati, città e imprese stanno intraprendendo azioni per ridurre le emissioni di gas-trappola di calore da fabbriche, automobili e centrali energetiche.

Lo scorso anno, San Francisco è stata probabilmente la prima città USA ad adottare un proprio “piano di azione sul clima” che tenta di ridurre le emissioni di gas serra – del 20% inferiori ai livelli 1990 entro il 2012 – aumentando l’uso del trasporto pubblico, le quote di riciclaggio, l’efficienza energetica e l’uso di fonti rinnovabili.

In maggio, il sindaco di Seattle Greg Nickels, preoccupato per i ripetuti inverni senza pioggia nella sua città famosa per essere umida, ha annunciato che più di 130 sindaci USA hanno firmato un accordo per ridurre le emissioni di CO2, in quantità uguale o superiore agli obiettivi di Kyoto.

”Sindaci, imprese, e anche il Governatore della California, stanno iniziando a mostrare una capacità di leadership mondiale, di fronte ad un vuoto”, dice Kathleen Rogers, presidente dello Earth Day Network. “È una nuova tendenza, determinata dalla pura disperazione”.

Ora, i sindaci da tutto il mondo si uniscono a quelli delle città d’America nella lotta al riscaldamento globale e per gli altri problemi ambientali. Sottoscrivendo gli Accrodi per l’Ambiente Urbano, i sindaci sanciscono il proprio impegno verso uno sviluppo urbano eco-friendly in sette ambiti: energia, salute ambientale, trasporti, progettazione urbana, spazi naturali in città, riduzione degli sprechi e acque.

Gli organizzatori affermano che i problemi ambientali mondiali si devono affrontare a livello municipale, perché oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città: una proporzione destinata a crescere in modo drammatico in questo secolo. E le città consumano circa tre quarti delle risorse mondiali, e producono tre quarti dell’inquinamento.

”A differenza dei governi nazionali, che sembrano trovare molto spazio di manovra nei trattati, i sindaci sono più responsabili rispetto ai propri elettori” afferma Rogers. “Sono più sintonizzati su ciò che vuole la gente”.

L’accordo elenca 21 specifiche azioni che i sindaci possono intraprendere per rendere le città più verdi, e i firmatari promettono di adottarne almeno tre l’anno, molte delle quali comportano incentivi economici o norme legislative. Nel campo energetico, per esempio, le città possono adottare politiche per aumentare l’uso di energie rinnovabili, spingere ad una maggiore efficienza e ridurre le emissioni di gas serra: tutte azioni che aiutano le città a risparmiare denaro e a ripulire l’ambiente.

”È un vero e proprio rimboccarsi le maniche” dice Susan Ode, coordinatore del Local Governments for Sustainability. “Sono azioni che aiuteranno davvero, e che possono essere attuate dalle amministrazioni locali e dalle comunità”.

Anche se gli accordi non sono legalmente vincolanti, gli organizzatori sperano che gli attivisti dei gruppi locali riescano a far mantenere ai sindaci le proprie promesse, una volta tornati a casa.

”Spero che alla fine non si firmerà solo un pezzo di carta” dice Newsom said, “ma ci si impegni davvero ad agire concretamente”.

Nota: qui il testo originale al sito del San Francisco Chronicle; altri dettagli al sito delle Nazioni Unite per la Giornata Mondiale dell’Ambiente, e al Settore Ambiente della municipalità di San Francisco (f.b.)

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