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Sandro Roggio
I progetti della Maddalena visti dalla Sardegna
9 Marzo 2010
Scritti ricevuti
Un commento alla vicenda raccontata dall’architetto Boeri: i progetto non è più strumento della correttezza amministrativa. Scritto per eddyburg, 9 marzo 2010

Il racconto di Stefano Boeri servirà a riflettere non solo sugli incidenti di percorso degli architetti celebri ma sulla debolezza del progetto nella nostra disgraziata temperie politico-culturale.

Devo dire in premessa che la Sardegna non l'ha presa bene. Questo spreco di risorse, che stupisce lo stesso Boeri, è una cosa seria. La Sardegna è allo stremo, i lavoratori delle fabbriche superstiti sono tutti sui tetti per segnalare la tragedia di troppi candidati alla disoccupazione per sempre. Per avere qualche milione di euro per le ordinarie manutenzioni di strade o di fogne i sardi devono combattere e non ce la fanno quasi mai ad ottenere ciò che serve. Che volete che contino un milione e mezzo di abitanti sparsi su un territorio vastissimo? La Sicilia chiede sei /sette miliardi di euro per un ponte inutile e dannoso? Pronti!

Dicevo del progetto. I primi architetti mandati dal re in Sardegna, nel primo Ottocento ( quando nell'isola non ce n'era neppure uno) avevano il compito primario di garantire la correttezza del procedimento amministrativo: attenzione ai conti, essenziali per un'opera pubblica, che dovevano tornare al centesimo. A seguire la bellezza del teatro o la comodità del palazzo civico. Se costavano il giusto erano più apprezzati, certamente più belli.

Ora pare - e Boeri non ha colpe dirette - che il progetto non sia più presidio di trasparenza amministrativa - come dovrebbe essere sempre. Sembra di capire che nel cantiere G8 i collaboratori entusiasti dell'architetto siano stati impegnati a registrare le soluzioni tecniche decise dalla cricca, la quale- ricordiamolo- aveva l'obiettivo primo di fare lievitare i costi. Quel progetto è stato travolto lì, ma chissà quante volte accade. Non c'è da stupirsi (e magari lo si poteva sospettare in quel di Maddalena). Si è indebolita nel tempo l'idea che il progetto debba avere un compito virtuoso, tenere le distanze dall'impresa altrimenti egemone. Lo sanno bene gli urbanisti quanto il piano sia stato fiaccato dall'idea che le soluzioni si debbano contrattare con i palazzinari. Architetti e urbanisti uniti nella lotta? Potrebbero farcela, se studieranno con cura le mosse degli “operatori” negli scenari del crimine: io mi sono appassionato alla lettura delle intercettazioni, alcune sono avvincenti (la cronaca è letteratura compressa- diceva Oscar Wilde) e spiegano tante cose utili a capire come gira il mondo.

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