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Alessia Gallione
I guai di Ligresti bloccano il Cerba
4 Maggio 2012
Milano
Come dice qualcuno, magari la crisi aiuta a ripensare certe cose: anche il sistema territoriale metropolitano della ricerca sulla salute? La Repubblica Milano, 4 maggio 2012, postilla. (f.b.)

I guai di Ligresti travolgono i cantieri del Cerba. Umberto Veronesi l’aveva definito il progetto «apripista di Expo». Eppure, quella cittadella della scienza che l’oncologo sogna fin dagli anni Novanta, non sarebbe comunque riuscita a inaugurare i reparti come previsto insieme ai padiglioni del 2015. Colpa del grande gelo calato sulla disponibilità finanziaria dei possibili sponsor, che aveva già fatto slittare di un anno, all’autunno del 2012, anche l’ultima ipotesi di avvio dei lavori. Adesso anche questo obiettivo si allontana sempre di più. E, nella migliore delle ipotesi, gli operai non si presenteranno su quei 620mila metri quadrati di Parco Sud destinati a trasformarsi nel Centro per la ricerca biomedica avanzata prima della primavera-estate del 2013. Tutto sospeso. In attesa che si definisca proprio il primo dei presupposti: la disponibilità delle aree di proprietà di una società del gruppo Ligresti (la Im.Co.) per cui la procura ha chiesto il fallimento.

È un cammino accidentato quello del Cerba: un moderno polo dedicato alla cura e alla ricerca (dall’oncologia allo studio del Dna), accanto all’attuale Istituto europeo di oncologia, che avrebbe dovuto ospitare anche un campus per far lavorare i cervelli di tutto il mondo, un grande parco, strutture per accogliere i familiari dei pazienti. Ma che stenta a prendere il via. I lavori sarebbero dovuti partire nel 2009 per terminare in due fasi: un primo taglio del nastro nel 2012, il completamento del progetto nel 2017. Sono stati rimandati di anno in anno, tra ostacoli burocratici, la crisi economica, la difficoltà a trovare partner per un disegno che, in totale, vale 1 miliardo e 300 milioni. E ora arriva anche l’ultimo rinvio, che non consegna neppure una data certa a cui appigliarsi.

Il motivo? Proprio in questi giorni sarebbe scaduto il tempo a disposizione della Fondazione Cerba per siglare gli ultimi atti urbanistici necessari per inaugurare i cantieri. Ma «in via prudenziale» le istituzioni hanno «rinviato» ogni decisione che riguarda la stipula delle convenzioni finali del Piano integrato di intervento. Impossibile mettere quelle firme nell’incertezza di base che riguarda le aree stesse su cui gettare le fondamenta. Serve tempo per capire come sciogliere il nodo dei 620mila metri quadrati di terra nel Parco Sud. I terreni, infatti, sono di proprietà di Im.Co., una società del gruppo Ligresti che rischia il tracollo sotto il peso dei debiti. Dopo la richiesta di fallimento della procura, i legali della spa hanno presentato un piano di salvataggio e il tribunale fallimentare si è riaggiornato al prossimo 13 giugno. È da queste decisioni che dipende il destino del Cerba. Ed è per questo che tutti gli attori (Regione, Provincia, Comune, Parco agricolo Sud, Fondazione Cerba e la società Im.Co.) che partecipano all’accordo di programma urbanistico ieri hanno rinviato ogni passo urbanistico. Al Pirellone, però, sarebbe stata assicurata la volontà di portare avanti il progetto. Con il governatore Roberto Formigoni che ha sottolineato la necessità «di non pregiudicare la realizzazione di questo importante e strategico intervento». È questo che ha fatto il Collegio di vigilanza che sovrintende all’accordo urbanistico: concedere una proroga. La soluzione per il Cerba sarebbe quella di far confluire i terreni in un fondo immobiliare, gestito dalla società Hines di Manfredi Catella, che potrebbe farsi carico anche dei debiti di Ligresti con le banche. Sempre che le trattative con creditori e procura vadano in porto.

postilla

Una precisazione: contemporaneamente a questo articolo di Repubblica , il berlusconiano Giornale pubblica un brevissimo trafiletto intitolato “La Città della Salute verso via Ripamonti” in cui senza citare fonti particolari si afferma che il potenziale polo di ricerca pubblico (sinora presentato come complementare al privato Cerba) potrebbe rinunciare alle opzioni localizzative in aree dismesse prospettate, per andarsi a collocare esattamente al posto dell’ospedale caldeggiato da Veronesi. Il che conferma se necessario la natura tutta speculativa delle pressioni sui terreni di Ligresti, e l’estraneità sostanziale degli aspetti sanitari, di accessibilità ecc., lasciati tutti alla pura capacità della comunicazione. Insomma i vecchi vizi sono non solo duri a morire, ma ancora vivi e vegeti (f.b.)

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