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Vittorio Emiliani
I dati della Questura: meno reati, ecco svelato il grande inganno
25 Aprile 2008
Articoli del 2008
Smontato una volta di più l’alibi della delinquenza comune nelle città. Da l’Unità, 24 aprile 2008

A Ballarò il candidato-sindaco del centrodestra, Gianni Alemanno, ha dipinto martedì sera un quadro «terroristico» di Roma, parlando di «sgoverno», di «situazione terribile», di «città fuori controllo». La più sonora smentita gli viene dai dati reali della Questura di Roma: nel raffronto fra i primi trimestri dell’anno, dal 2006 al 2008, l’ultimo presenta il segno meno in quasi tutti i reati.

Meno omicidi volontari (da 9 a 6), meno violenze sessuali (dalle 53 dell’anno passato alle 35 di quest’anno), meno furti, molti di meno, meno rapine (- 35%), meno reati connessi alla droga e così via. Dati che confermano, del resto, la tendenza nazionale al calo annunciata dal ministro dell’Interno Giuliano Amato che ne ha scritto, inascoltato, sul primo numero della rinata rivista Amministrazione civile del suo dicastero.

Pochi giorni or sono, il New York Times ha scritto, fra l’altro, che, a Roma, «uscire a cena è una cosa perfettamente sicura, grazie ad una bassa percentuale di criminalità», la capitale non è stata mai così sicura, anche «dopo il crepuscolo», dai tempi dell’imperatore Traiano. Firmato Jan Fisher che vive qui e sa quello che dice su giorni e notti romane.

Del resto, se la Roma odierna fosse quella dipinta a tinte fosche dal candidato-sindaco della destra, per quale masochismo sarebbero venuti l’anno scorso nella Città Eterna oltre 9 milioni di turisti che vi hanno soggiornato per alcuni giorni? Masochisti fino in fondo perché, intervistati dalla Doxa, oltre la metà di loro, il 51 per cento, ha risposto che non era alla prima vacanza sul Tevere. Dunque erano già stati fra noi e si erano trovati così bene da volerci tornare. Tutto ciò l’anno scorso, in pieno «sgoverno» veltroniano, secondo il fantasioso e cupo Alemanno (nomen/omen).

Il quale però non si è fermato lì e per quasi tutta la serata ha continuato a dipingere a tinte fosche la realtà romana, costellata di delitti, di stupri, di rapine e così via. Abbiamo già fornito la secca smentita che viene dai dati reali. Ma aggiungiamo qualcosa. Noi non siamo soliti attribuire ai sindaci le responsabilità relative al tasso di criminalità di questa o quella città, ben sapendo che i loro poteri in materia sono abbastanza scarsi. Però, siccome l’onorevole Alemanno insiste nel gettare la croce (celtica?) addosso a Rutelli e a Veltroni, andiamo a vedere, in base al Rapporto del Viminale sul 2006, cosa è successo realmente a Roma e cosa è accaduto oggettivamente a Milano dove, fra Lega, Forza Italia e An, il governo della città il centrodestra ce l’ha dallo stesso 1993 in cui Rutelli fu eletto per la prima volta in Campidoglio. Possiamo così constatare che negli omicidi volontari Roma è a 1 ogni centomila abitanti contro 1,7 di Milano che risulta superiore persino alla media nazionale di 1 e mezzo. Pessima graduatoria quindi. Che rimane tale per le rapine dove Milano (sempre riferendosi ai centomila abitanti) ne registra quasi il doppio di Roma, o per i furti in appartamento (336 contro i 257 di Roma).

Nello scenario truculento messo in piedi alla bell’e meglio da Alemanno c’è il discorso, in sé gravissimo, sulla droga. Anche in questo caso però gli va molto male, peggio anzi del previsto. Perché se a Roma, nel 2006, è stata denunciata una persona per spaccio di stupefacenti, a Milano, nello stesso anno, ne sono state denunciate poco meno di due. Di questi, quanti sono risultati stranieri? Uno immagina che nell’inferno romano cupamente affrescato da Gianni Alemanno siano, in percentuale, molti di più i delinquenti di nazionalità straniera, e invece no, essi risultano molti di più a Milano: quasi il 58% là contro il 40% qui. Percentuali che, in ogni caso, esigono più prevenzione, attenzione e rigore repressivo. Su un reato il candidato-sindaco della destra potrebbe avere le sue ragioni: per i furti di auto e moto Roma batte Milano, ma, insomma, non è un reato cruento o pericoloso come ammazzare qualcuno oppure spacciare droga.

Insomma, se esistesse un delitto di «terrorismo sociale e turistico», l’onorevole Alemanno potrebbe esserne accusato con ampia facoltà di documentazione e di prova. In effetti ha ragione Francesco Rutelli ad usare un solo aggettivo, liquidatorio, per quel suo comizio: irresponsabile. Apprendisti stregoni che scherzano col fuoco, che lo alimentano, aiutati da telegiornali e giornali dove l’Italia, e Roma con essa, per un omicidio avvenuto chissà dove fanno grondare di sangue il video per giorni e giorni. Così la provincia di Pavia - dove c’è, sì e no, un omicidio l’anno - per la vicenda irrisolta di Garlasco si tinge di sangue. Così Perugia dipinta, da mesi ormai, come una sorta di Sodoma e Gomorra d’Italia.

E poi ci lamentiamo se all’estero, nella stessa Europa, ci considerano un Paese fermo, seduto, anzi ripiegato su se stesso. Nella graduatoria degli omicidi volontari l’Italia è scesa, in cifra assoluta, dai 1.441 del 1992 ai 621 nel 2006, e da 4 ogni centomila italiani a 1,5. Con una netta diminuzione (specie in Sicilia) degli assassinii dovuti alla criminalità organizzata e con un aumento invece dei delitti passionali o familiari, cresciuti da 97 a 192 l’anno. La criminalità organizzata comunque «firma» tuttora un quinto degli omicidi volontari. Nonostante questa presenza malavitosa, tuttora sanguinaria, il tasso di omicidi si colloca in Italia in linea con le medie europee.

Sulle violenze sessuali - che oggi ben più di ieri vengono denunciate da chi le subisce - ha detto bene Rutelli: per una quota elevata, purtroppo, esse avvengono ad opera di persone conosciute dalla vittima, consanguinei oppure partner, parenti, amici, quindi fra le mura domestiche. La violenza sulla donna o sul minore non viene percepita fra quelle mura come un crimine vero e proprio. Sciaguratamente. Poiché questo appena descritto è lo scenario oggettivo della criminalità in Italia rispetto al resto dell’Europa e del mondo, poiché questo è il quadro autentico della criminalità a Roma che l’Interpol ha definito qualche anno fa la capitale più sicura fra quelle dei Paesi sviluppati, come mai la propaganda «sfascista» sull’Italia e su Roma può attecchire tanto? Perché la nostra informazione, in speciali modo quella in tv, con rare eccezioni, proietta - soprattutto nei periodi in cui al governo c’è il centrosinistra - una immagine largamente distorta della realtà criminale dando conto, spesso come prima notizia negli «strilli» dei Tg, di un delitto avvenuto chissà dove, amplificato poi per mesi, se la notizia è morbosamente ghiotta (Cogne, Garlasco, Perugia, ecc.), da tutti i possibili talk-show, a cominciare da Porta a porta. Ogni tanto vedo i Tg europei e non trovo nulla di paragonabile, di «oscenamente» paragonabile. E pensare che, secondo il Censis, oltre il 60% si forma proprio dalla tv un’opinione sulle cose. Che inganno, che manipolazione, che tremenda responsabilità civile.

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