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Augusto Barbera
“I Comuni hanno troppi poteri di veto”
11 Giugno 2008
Articoli del 2008
A proposito della “devolution” e dei suoi effetti, un’interessante intervista rilasciata a il Messaggero del 12 febbraio 2008, con una postilla

Roma – A questo punto la domanda è:servono le Regioni ? A quasi quarant’anni dall’entrata in funzione degli enti regionali. Augusto Barbera, ordinario di diritto costituzionale a Bologna, parte dall’assunto che si debba dare un senso al federalismo. “Individuati con chiarezza gli obiettivi, so possono affrontare i problemi normativi e predisporre le soluzioni tecniche più adeguate. Servono le Regioni ? E a quale scopo ? E con quali compiti ? Quali gli obiettivi da perseguire ‘ Quali i collegamenti fra Regione e gli enti locali ?”

Appunto, professore, quali obiettivi perseguire ?

“Si sovrappongono due linee di politica istituzionale: una centralistica e l’altra localistica. La prima cerca di trattenere allo Stato il maggior numero di funzioni, prendendo spunto dalla tutela di interessi nazionali, dall’attenzione ai vincoli di bilancio, dal perseguimento di malintese politiche meridionalistiche; l’altra linea cerca invece di trasferire il massimo possibile di funzioni.”

Una contrapposizione netta che si sta estremizzando, no ?

“Una contrapposizione ideologica, soprattutto, che trascura come il problema sia il centralismo, ma anche il localismo.”

Perché mai il localismo sarebbe un problema ?

“La pianificazione territoriale è invischiata in logiche campanilistiche che inducono a mettere da parte i tentativi di pianificazione seria. La ricchissima rete di aziende pubbliche ha cominciato a superare la dimensione locale, ma è frenata da logiche municipalistiche, si moltiplicano strutture sottodimensionate. Infine, i Comuni, grazie al potere di veto, respingono o ritardano l’insediamento di impianti come i termovalorizzatori, le centrali.”.

E gli ospedali ?

“Problemi anche qui. L’alleanza fra corporazioni mediche e interessi campanilistici rende impossibili in alcune regioni una seria pianificazione ospedaliera. E le università ? la ricerca di fondi le porta a disperdere energie, disseminando sedi anche in piccoli comuni.”

La questione Malpensa diventa questione padana anziché internazionale, da aeroporto Hub.

“Nell’area padana ci sono diciotto aeroporti. Prendo l’Emilia-Romagna, dove vico: c’era solo Bologna, oggi ci sono anche Rimini, Parma, Licenza e Forlì.”

Troppi livelli decisionali ?

“Decisamente troppi. Andrebbero rivisti tutti i poteri decentrati, liberando energie locali e attribuendo maggiore autorità al centro.”

Postilla

L’occhiello che il Messaggero ha messo all’intervista, e che ne riassume il contenuto, è il seguente: “Il costituzionalista Barbera: con le logiche di campanile impediscono una seria pianificazione”. D’accordo. Moltri segni indicano che si tende a tornare indietro rispetto al rigurgito devoluzionista cominciato quasi un decennio fa. Sebbene sia rarissimo il caso ch qualcuno si interroghi sul merito delle ragioni dei NO: la TAV in val di Susa non è solo compattuta per i danni ambientali, ma per l’assoluta inconsistenza dell’efficacia economica e trasportistica. Il MoSE nella Laguna di Venezia è contestato perché inutile e dannoso ai fini stessi che si propone, e del tutto insostenibile dal punto di vista economico. E così via. Barbera non fa essezione a questo modello di ragionamento ameno miope, che difende l’efficienza delle decisioni ma trascura il giudizio sulla loro qualità.

Ma c’è un altro punto che vogliamo sollevare. Dice Barbera: le logiche di campanile “inpediscono una seria pianificazione”. Gli chiediamo: quando mai lo Stato hanno fatto una “seria pianificazione”? Quando mai ha esposto l’insieme delle loro scelte sul territorio, orientate a una strategia di lungo periodo (in materia di grandi infrastrutture, le tutele dei beni paesaggistici d’interesse nazionale, le precauzioni connesse alla difesa del suolo, le ricadute territoriali delle politiche energetiche, agricole, trasportistiche ecc.), curandone la coerenza complessiva e riferendole esattamente al territorio? Quando mai su questo complesso sistematico di scelte, , lo Stato ha coinvolto nella discussione l’insieme del sistema delle autonomie locali, applicando quei principi di trasparenza e di condivisione che a ogni piè sospinto vengono predicate? Eppure, fin dal 1977 (Dpr 616/1977, articolo 81) lo Stato avrebbe il dovere e l’impegno di farlo: di definire le “linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale,con particolare riferimento alla articolazione territoriale degli interventi di interesse statale ed alla tutela ambientale ed ecologica del territorio nonché alla difesa del suolo”. Rispetti lo Stato i suoi impegni e adempi ai suoi doveri; dopo, avrà buon gioco a chiedere anche agli altri di farlo.

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