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Fabrizio Bottini
Guardando la terra che ci scompare da sotto i piedi
30 Aprile 2012
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Il land grabbing prosegue imperterrito, le multinazionali si stanno mangiando Africa, Asia, Sud America, e chi ci dovrebbe abitare. Ma adesso almeno possiamo seguire in diretta l’assalto, online

Del leggendario racconto Il Pozzo e il Pendolo di Edgar Allan Poe di solito ci si ricordano soprattutto i passaggi più scioccanti, ad esempio quell’involontario immondo bacio con gli animaletti (their cold lips sough my own …) dimenticandosi l’aspetto per così dire ottimista di tutta la faccenda. Perché Poe, a suo modo fiducioso nella razionalità e nel progresso, ci descrive un protagonista che lungo tutto lo svolgersi del terrificante incubo prova a sforzarsi di conoscere, capire, riflettere. Fin quando lontane iniziano a riecheggiare le fanfare dei liberatori, i mortali nemici dei suoi carcerieri.

Conoscere, quindi. Conoscere quanto ci stanno togliendo, inventandosi di sana pianta che tutto è merce, di proprietà di chi la rivendica per primo e con gli interlocutori giusti. E poi rivendendoci a caro prezzo l’aria, l’acqua, la terra. Come in quella vignetta di tanti anni fa, dove due innamorati guardavano il sole scendere nel mare, ma bloccarsi di colpo perché nel cielo compariva una gigantesca scritta rossa: questo tramonto vi è stato offerto da Coca Cola! In particolare del cosiddetto land grabbing – l’accaparramento di terre agricole sottratte agli usi comuni dei villaggi – si è iniziato a parlare solo pochi anni fa, quando il fenomeno è esploso ad esempio in riferimento alla produzione di agro carburanti, ma non solo. Un disastro, che sfruttando soprattutto l’assenza di norme e la corruzione locale, aveva già trasformato superfici gigantesche (dell’ordine di decine di migliaia di ettari per volta) da campagne tradizionali abitate da popolazioni rurali sparse, a colture estensive semindustrializzate, deportando gli abitanti, imponendo leggi da far west, spremendo l’ambiente e le risorse locali con immediati e gravissimi squilibri.

E tutto avveniva – avviene - nella più totale opacità, con incontri assai riservati fra ceto dominante locale ed emissari governativi esteri e/o di multinazionali interessate al grabbing, il passaggio intermedio da dignitari tribali o simili che fanno commercio di cosa non loro, e l’attuazione concreta del piano. Ovvero forzosa obliterazione etnica, ambientale, socioeconomica. Oggi un sito (è attivo dalla scorsa settimana) ci aggiorna in presa diretta con informazioni, dati, grafici. Facendoci scoprire subito, per esempio, che una percentuale terrificante del 5% dell’Africa agricola è già scomparsa dentro a questo pozzo, e che quindi gli allarmi lanciati dalle varie organizzazioni negli ultimi anni erano più che giustificati. E non dimentichiamoci quanto il medesimo fenomeno, magari con qualche variante, interessi anche Asia e Sud America. Conoscere per agire a far reagire (ad esempio i governi: cosa dicono i paesi democratici alle loro imprese?). Visto che alla fine del racconto di Poe l’esercito liberatore arrivava dall’estero: oggi con la globalizzazione al massimo potremmo sperare nell’invasione da un altro pianeta? Meglio di no.

Sito land matrix (in inglese, francese, spagnolo)

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