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Giuseppe Natale
Grottesca storia infinita
19 Febbraio 2008
Milano
La vicenda di una autostrada urbana nell’area milanese, e delle generazioni di comitati che all'opera si oppongono. Il manifesto, ed. Milano, 19 febbraio 2008

Si manifesta in bici a Quarto Oggiaro,Bovisa, Niguarda. Si fa unpresidio informativo a Crescenzago,nel quartiere Adriano. Con Legambientee Ciclobby, continua latrentennale lotta dei cittadini organizzatinel Coordinamento deiComitati contro la Gronda Nord.

Lo scorso 16 febbraio, giorno dedicato a “Mal’Aria”: all’indomani del tragico incidente stradale nel cuore di Milano. E nell’anniversario del protocollo di Kyoto. In un’Italia che non solo non lo rispetta, ma addirittura aumenta il suo trend di emissioni di polveri e veleni.

Con 670 automobili ogni 1.000 abitanti, il nostro paese è il secondo “regno dell’auto” al mondo, dopo gli Usa (800/1.000 ab.). Aumentano nelle nostre giungle d’asfalto urbane gli incidenti: 60 investiti dalle auto al giorno.

A Milano e nella sua area metropolitana e in Lombardia, tra le zone più intasate ed inquinate al mondo, diminuiscono i chilometri di ferrovie ed aumentano le autostrade.

Le teste dei politici e degli amministratori, di centro-destra e di centro-sinistra (poche le eccezioni), e la cultura dominante degli imprenditori e delle loro associazioni sono ossessivamente orientate a promuovere la politica stradista e cementificatrice. Che suolo e territorio non sono beni illimitati a nessuno importa? Così continuando si va verso il disastro ecologico economico civile.

La protesta in bici contiene una proposta positiva e un messaggio di civiltà: trasformare il tracciato di circa 12 km, previsto per l’autostrada urbana Gronda Nord, in un percorso verde e ciclopedonale e in un asse di trasporto pubblico su rotaia.

E’ arrivato il momento di finirla con una grottesca “storia infinita” cominciata negli anni trenta del secolo scorso all’interno del disegno del regime fascista di una “grande Milano” in espansione nel suo hinterland.

Per la prima volta nel 1953 e poi nel Piano Regolatore del 1980, si inserisce il progetto di una megainfrastruttura autostradale a sei corsie con viadotti tunnel e svincoli di collegamento tra il nodo di Gobba della tangenziale est e quello di Cascina Merlata della tangenziale ovest. Lo blocca nel 1985 la ribellione di massa dei cittadini, con 30.000 firme. Tuttavia si continua a cementificare nella fascia settentrionale infoltendo al massimo l’addensato urbano.

Con la Lega Nord a Palazzo Marino rispunta nel 1996 il vecchio progetto di Gronda. Lo si ridimensiona a quattro corsie, due per senso di marcia, ma sempre con un volume di traffico tra un minimo di 2.000 e un massimo di 5.000 auto all’ora. Si cambia nome, ma la sostanza rimane la stessa: non più Gronda Nord, che evoca la mega-autostrada, ma S.I.N. ovvero Strada Interquartiere Nord. Insistono le Giunte Albertini fino al 2006. Si spezzetta il percorso in tratti inferiori al chilometro per evitare la valutazione d’impatto ambientale. I Comitati presentano ricorsi giuridici. Il Tar dà ragione ai cittadini: il percorso autostradale, di scorrimento e non di quartiere, è unitario. Bisogna fare la V.I.A. Il Comune impugna la sentenza. Si va al Consiglio di Stato, che invia gli atti all’Unione Europea che mette in mora l’Italia. Si è oggi in attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea.

Anche la Moratti insiste ed inserisce la Gronda Nord nel progetto di candidatura di Milano all’EXPO del 2015! E’ davvero ossessiva e quasi diabolica la pervicacia con cui le giunte di centro-destra ripropongono la Gronda, arrivando a sottrarre alla città - che fatica a respirare - lembi vitali di verde del Parco Nord per consentire di arrivare al pronto soccorso di Niguarda in autostrada! E non si fa una piega di fronte alla contraddizione tra qualche timidissima e limitatissima misura (come il cosiddetto ecopass) e la politica stradista!

Uno spiraglio si apre nel 2005: il Consiglio Provinciale di Milano approva il 20 ottobre un ordine del giorno contro la Gronda Nord, che non solo accoglie le istanze dei cittadini ma indica una politica della mobilità e dei trasporti diversa da quella dominante di tipo stradista e su gomma e prevalentemente privata. L’analisi coincide con quella dei Comitati: “Il sistema viario di Milano, caratterizzato da grandi assi che dividono il territorio a fette, è fondamentalmente di tipo centripeto e funzionale allo sviluppo di una metropoli monocentrica. La SINGronda nord sviluppa ulteriormente, e in senso trasversale (estovest) la logica dei grandi assi stradali urbani. Si deve invece passare ad un’altra concezione che: escluda la costruzione di nuovi assi autostradali e razionalizzi il sistema viario esistente, trasformandolo, con adeguati raccordi, in un sistema a rete”; si afferma inoltre che “tale sistema può migliorare la mobilità in tutte le direzioni se si sviluppano al massimo e prioritariamente i mezzi di trasporto pubblico, in primis quelli su ferro” sia di superficie che sotterranei, ”sviluppando la rete metropolitana su scala interurbana”. Finalmente il Consiglio Provinciale rivendica la competenza della Provincia ad intervenire in quanto la Gronda Nord “non può appartenere all’esclusiva pertinenza del Comune di Milano, ma interessa tutti i Comuni dell’hinterland e della corona urbana nord-est e nordovest”.

Si stigmatizza che “la Gronda e gli interventi sui nodi delle tangenziali, se fossero realizzati danneggerebbero irrimediabilmente sia porzioni consistenti del Parco Nord, del costituendo Parco Adriano e della media Valle del Lambro e del Parco Lambro (già spaccato dalla tangenziale), sia un rilevante patrimonio di beni ambientali, paesaggistici ed architettonici (cascine, ville, naviglio Martesana) già da anni tutelati dalla regione”. Nella parte finale dell’o.d.g. si impegna “la Presidenza della Provincia di Milano e la Giunta, dati i compiti istituzionali ed il ruolo di Ente promotore della metropoli policentrica e come socio di maggioranza della Società Serravalle, ad intervenire con urgenza, ponendo un problema di legittimità giuridico-amministrativa relativo ai progetti succitati, ad assumere e proporre un’iniziativa di grande valore: una Variante al PRG che trasformi il tracciato previsto per la Gronda Nord-SIN in un corridoio verde da utilizzare come percorso ciclopedonale e la realizzazione sullo stesso asse di una infrastruttura di trasporto pubblico su rotaia”.

Dal 2005 ad oggi nessun atto conseguente alla presa di posizione del Consiglio Provinciale di Milano è stato assunto. Presidente Penati, giunta, assessori alla mobilità e trasporti (Matteucci), al territorio (Mezzi), all’ambiente (Brembilla), se ci siete battete un colpo.

E i consiglieri della maggioranza di centro-sinistra aspettano, continuano ad aspettare invano? Si vuole predicare bene e razzolare male? Si vuole approfondire ulteriormente le distanze tra le istituzioni e la società civile?

gronda nord

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