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Pietro Mezzi
Governo alla milanese
12 Dicembre 2007
Consumo di suolo
Raymond Unwin direbbe “regional planning in practice”. Contrastare il consumo di suolo a scala metropolitana. Il manifesto ed. Milano, 12 dicembre 2007 (f.b.)

Se volessimo stilare una classifica dei temi più citati all’interno del forum “Ambiente e Territorio” della due giorni della “Sinistra e degli ambientalisti” (Milano, 1-2 dicembre) il consumo della risorsa suolo si collocherebbe sicuramente al primo posto. Consumo di suolo come uso sbagliato di una risorsa irriproducibile, scarsa, preziosa. Un bene, il suolo, inteso come bene collettivo, come l’acqua, l’aria, l’energia. Da utilizzare con parsimonia e per la cui conservazione occorrono politiche locali e nazionali. Il documento finale della due giorni milanese infatti a governo e parlamento chiede addirittura una legge che ne limiti l’uso, come da tempo hanno legiferato in Germania, Olanda e Inghilterra.

Paesi che, a partire dal riconoscimento del suolo come risorsa scarsa, si sono dati obiettivi e tempi di raggiungimento. In Italia non esistono dati sul consumo annuo di suolo. La Provincia di Milano, da tempo alle prese con il rifacimento del Piano territoriale di coordinamento territoriale (Ptcp), ha provato a quantificarne l’uso e i dati sono preoccupanti. In media, nei 189 comuni della provincia Milano compresa, il valore di consumo di suolo è oggi pari al 34% del totale. Dato destinato a crescere al 42,7% se tutte le previsioni urbanistiche esistenti dovessero realizzarsi. I piani regolatori e i piani di governo del territorio oggi vigenti hanno in seno un incremento percentuale di 8,7 punti, che corrisponde a circa 159 km quadrati. Il dato provinciale, per la verità, è un indicatore medio, che vale il 70% a Milano e nei comuni di prima corona, 66, 57 e 35% rispettivamente nella Brianza occidentale, centrale e orientale, 31% nel Castanese e Magentino, 60% nell’Alto Milanese e Sempione e 19% nel Sud Milano. Quest’ultimo risultato confortante è reso possibile dall’esistenza dal 1990 del Parco regionale agricolo Sud Milano, che in molti, a destra e a sinistra, vorrebbero modificare.

La letteratura scientifica sostiene che, superato il limite del 55%, un territorio è nell’impossibilità di rigenerarsi dal punto di vista ecologico e ambientale. Il Ptcp, presentato in Giunta provinciale più di due mesi fa e ancora fermo al palo, pone – e sarebbe la prima volta per il nostro Paese – per il territorio milanese un obiettivo strategico e anche quantitativo: consentire un incremento del 5% rispetto alle previsioni urbanistiche in corso, portando il dato medio al 45% del totale della superficie provinciale. Un obiettivo non rivoluzionario, riformistico si potrebbe dire, ma che pare non bastare a una certa cultura politicoamministrativa milanese che ancora non pone limiti per una risorsa scarsa e chiari obiettivi di sostenibilità. Un incremento insediativo contenuto, quello previsto dal Ptcp, che dovrà collocarsi nelle aree dismesse, lungo le linee di forza del trasporto pubblico, nei poli provinciali attrattori di servizi a scala sovracomunale.

Per evitare nuovo spreco di territorio, per garantire i parchi regionali sottoposti a violenti attacchi da parte del centro destra e non solo, mantenere la continuità della rete ecologica provinciale, combattere il fenomeno della dispersione urbana (lo sprawl urbanistico), consentire la continuità dell’attività agricola. Questi oggi sono i contenuti del Piano territoriale della provincia di Milano, condivisi dall’assemblea milanese della sinistra e degli ambientalisti, che chiede anche qualità dell’abitare e del paesaggio in una delle aree più antropizzate del Paese. Un’assemblea che ha posto con forza il tema del governo del territorio lombardo e milanese, in chiave innovativa e sostenibile.

E che nei processi di trasformazione in atto ha rivendicato il proprio ruolo di governo.

(Pietro Mezzi è assessore al Territorio della Provincia di Milano)

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