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Luciano Nigro
Golf, Campos controcorrente "E´ piccolo, meglio 18 buche"
24 Maggio 2006
Il paesaggio e noi
Gli anni passano, gli uomini invecchiano, le idee cambiano: anche a 180°. Potenza della modernità! Da la Repubblica, ed. Bologna, 24 maggio 2006, con una postilla (m.p.g.)

Giuseppe Campos Venuti, che cosa pensa del piano della giunta che secondo molti aprirà la strada alla cementificazione della collina?

«Non l´ho ancora letto. Lo spirito però mi pare giusto».

Giusto? Il padre della tutela della collina è per aprire crepe nella diga?

«Al contrario. Proprio perché voglio difendere l´integrità del verde, sono favorevole a un piano generale che lo renda vivibile. Ma dobbiamo chiederci che cosa vogliamo farci con quei seimila ettari. Un altro parco? Ne abbiamo bisogno? Pensiamo che Bologna possa permetterselo? O è un´altra favola come la metropolitana?»

Per Fanti e Cervellati con quel piano la collina è in pericolo.

«Così impostata, è una battaglia da esibizionisti. Se vogliamo salvare la collina, occorrono attività compatibili con la sua salvaguardia: sport, agriturismo, qualche servizio».

Se non si è costruito è perché lei 40 anni fa la vincolò.

«Quarant´anni fa c´era ancora l´agricoltura, l´attività che poteva preservare il verde nella Bologna alta. Ma oggi? Possiamo scommettere sull´agricoltura?»

Lei su che cosa punterebbe?

«Su un progetto generale di conservazione e insieme di vitalizzazione. Non si tratta di attribuire indici di edificabilità, ma di non escludere un utilizzo naturale».

Naturale?

«Certo, penso ad attività sportive, ricreative e turistiche con forte presenza di verde. Pensare di salvare la collina soltanto con dei vincoli è grottesco».

Chi le dice che una serie di permessi non siano il cavallo di Troia per chi vuole speculare e cementificare?

«Il cavallo di Troia funziona quando non c´è un progetto chiaro e certo. Ecco la sfida da lanciare all´assessore all´Urbanistica. Ogni intervento andrà vagliato con grande attenzione. Ma se un ristorante mi fa la manutenzione di una strada e un´azienda agrituristica, o persino un albergo, garantisce la cura di un´enorme estensione di verde, perché impedirlo?»

Perché si comincia dalle piccole cose.

«Tante piccole cose sono già accadute in questi anni. E molte di più ne accadrebbero in assenza di un piano generale».

A che cosa si riferisce?

«Il mio piano di quarant´anni fa era drastico, ma inevitabilmente un po´ rozzo. Conteneva piccole smagliature che in questi anni sono state sfruttate. Si è costruito sia al tempo di Imbeni, che con Vitali e, con qualche compiacimento, durante il mandato di Guazzaloca».

Vuole dire che il suo piano è un colabrodo?

«Per fortuna non lo è. Non è stata fatta l´ira di Dio. Bologna ha ancora l´unica collina urbana salva. Ma oggi va salvata in maniera organica. Serve una cura sistematica, programmata, generale. E magari è possibile qualche piccolo do ut des, purché sia fatto con persone serie».

Ha ragione Merola, allora?

«Non c´è dubbio. La strada è quella giusta. Se non si interviene con uno strumento generale più moderno e sofisticato, in quelle crepe si infileranno in tanti. Ecco che cosa non vedono le battaglie emblematiche e un po´ esibizionistiche su oggetti sbagliati».

Si riferisce al golf?

«Proprio così. E´ un falso obiettivo. Il vero problema di quel golf semmai è un altro».

Quale?

«E´ piccolo. Un campo scuola di poche migliaia di metri non protegge tantissimo. Diciotto buche avrebbero preservato un´area vastissima».

Che fa, professore, l´apologia del green?

«Solo in Italia parlando di golf si pensa ai ricchi, altro ve si fanno golf pubblici. Nessuno si scandalizzerebbe ad Amsterdam o Rotterdam. Chi va a Zola Predosa scopre che il territorio sopra è bellissimo da vedere. Peccato che ci giochino in pochi e che, per questo, costi una bancata di soldi».

Postilla

Le sirene dell'ambientalismo "a-vincolistico e valorizzatore" e di un uso del territorio "aggiornato e riformista" raccolgono schiere di adepti sempre più numerosi e agguerriti, anche se non sempre di logica ineccepibile.

La battaglia sulla tutela della collina bolognese - ammesso che la si possa ancora combattere - è davvero emblematica dello scontro profondo fra chi crede che paesaggio, territorio, ambiente siano beni comuni preziosi perchè irriproducibili, da proteggere in sé perchè come li abbiamo ereditati, così andrebbero affidati alle generazioni che seguiranno e coloro che li considerano beni di consumo che possono anche essere 'snaturati' ove ciò serva alla loro 'vitalizzazione' (new-entry nella galassia salvifica della 'valorizzazione').

Questa vicenda in pieno svolgimento, molto ci racconta della cattiva coscienza di una giunta frenata nel disinvolto ricorso a varianti e perequazioni da un manipolo di 'esibizionisti' old-style e da una disdicevole fuga di notizie.

E Cofferati, che dice Cofferati? Ah, già anche oggi è troppo impegnato a discettare di partito democratico in cronaca nazionale...(m.p.g.)

L'appello per la tutela della collina bolognese in eddyburg

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