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Maria Pia Guermandi
Giudici a Berlino e politica del fare
29 Giugno 2014
Maria Pia Guermandi
Una sentenza del Consiglio di Stato ribadisce i principicostituzionali sulla tutela del paesaggio, ripresi dalla legislazione vigente(il Codice dei beni culturali), ma costantemente attaccati dai provvedimentigovernativi.

Ci avevagià pensato la CorteCostituzionale, attraverso una serie di sentenze, fra gli anni '90 e il primodecennio del 2000, a ribadire come il paesaggio, inserito dai nostri padricostituenti fra i principi fondamentali della carta all'art. 9, costituisca un "valore primario eassoluto", la cui tutela "precede e comunque costituisce un limiteagli altri interessi pubblici" (sentenza n. 367/2007). Ora, a una sentenza della IV sezione delConsiglio di Stato di pochi mesi fa (n. 2222/2014) tocca ribadire ciò che sarebbe ovvio in uno Stato di diritto dove ledecisioni della Corte Costituzionale vengono rispettate.


Non quiin Italia e non in questo contesto politico e sociale. Il Consiglio di Stato hadovuto quindi richiamare le precedenti sentenze della Corte e il Codice,all'art. 145, laddove si dichiara laprevalenza del piano paesaggistico su qualsiasi altro strumento dipianificazione territoriale per riaffermare la prevalenza della tutela sugliinteressi economici e sulle esigenze urbanistiche.

ll casodibattuto era l'ennesimo progetto di speculazione edilizia su uno dei tratti più belli della costa ligure, prospiciente l'isola diGallinara: una devastante ristrutturazione della storica Villa Brunati cheavrebbe comportato una colata di cemento di nuove costruzioni, l'abbattimentodi decine di alberi per la costruzione di parcheggi interrati, la creazione diuno svincolo di accesso diretto al mare per il nuovo complesso e la rettificadella strada statale Aurelia conconseguente spostamento dei relativi sottoservizi.
In unaparola, lo sconvolgimento radicale dal punto di vista non solo paesaggistico,ma geologico (siamo in Liguria...) di Punta Murena ad Alassio. Purtroppo nonstupisce neppure più che questo demenzialeprogetto avesse ottenuto l'approvazione sia del Comune di Alassio che dellaProvincia di Savona: grazie alla battaglia condotta principalmente dal WWF e invirtù di questa sentenza, questo scempio è stato risparmiato.

L'episodio,da manuale, sottolinea sia l'importanza della pianificazione paesaggistica comestrumento di efficace tutela del nostro territorio, sia la ormai conclamatapropensione alla svendita di quest'ultimo da parte degli enti locali. Purtroppogli ultimi provvedimenti governativi sembrano piuttosto fomentare questa propensione.
Fra glialtri - ed è, in tal senso, unostillicidio continuo - segnaliamo il recentissimo e pessimo emendamento alDecreto Cultura (n.83/2014) emanato dal ministro Franceschini.
Con uncolpo di mano, nel Decreto è stato inserito un comma checonsente "d'ufficio o su segnalazione delle altre amministrazionicoinvolte nel procedimento [di autorizzazione paesaggistica n.d.r.]"(quindi Comuni, Regioni e quant'altro) di riesaminare i pareri, nulla osta oaltri atti di assenso rilasciati dagli organi periferici del Mibact.L'ulteriore verifica è affidata ad una sedicenteComissione di Garanzia interna allo stesso Mibact, ma non meglio definita. Inuna parola, si crea una sorta di tutoraggio nei confronti delle Soprintendenze,allungando ulteriormente i tempi dei procedimenti (il ricorso a questoescamotage sarà quasi automatico in caso didiniego).

Naturalmentel'obiettivo, esplicito, di quest'ennesimo attacco all'autonomia del nostrosistema di tutela, è il contrasto al così detto carattere autocratico degli atti emanati daiSoprintendenti. Può sicuramente essere accadutoche, in decenni di esercizio della tutela, in alcuni casi questo poteredecisionale sia stato esercitato non correttamente, ma basterebbe la più banale delle statistiche a svelare come si tratti dipercentuali irrisorie e come nell'insieme dei provvedimenti di autorizzazionepaesaggistica, il numero di quelli negati si attesti - purtroppo - supercentuali largamente minoritarie rispetto a quelli concessi.
Di frontealle devastazioni di ogni tipo cui il nostro paesaggio è sottoposto, l'accanimento nei confronti di questi aspettidiventa persino surreale: è come se di fronte ad unmalato terminale di cancro, i medici si affannassero a curargli una micosidell'unghia.
Ma lavicenda dell'emendamento in questione, approvato dalla Commissione Culturadella Camera il 27 giugno scorso, esprime esemplarmente anche un altro segnodei tempi: la ciliegina sulla torta è che tale capolavoro di approssimazioneamministrativa e di ambiguità legislativa al servizio diuna ipocrisia politica neppure troppo celata, sia contrabbandato, secondo leparole del ministro, come un rafforzamento del ruolo di tutela del Mibact.

Al nostropaesaggio restano i giudici di Berlino.
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