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Luca Angelini
Garda, così il cemento soffoca il paesaggio
29 Settembre 2008
Articoli del 2008
Contro la speculazione sulle coste del lago, un osservatorio di Italia Nostra. Dal Corriere della Sera , ed. Milano, 27 settembre 2008 (m.p.g.)

Un paesaggio in via d'estinzione. Devastato da metastasi di villette, infettato dal cemento, soffocato da indigestioni di seconde case. Per il lago di Garda, ormai, non resta che cercare di salvare il salvabile. Come la ventina di ettari di terreni, un tempo parte del comune monastico, attorno all'abbazia di Maguzzano (Lonato), scelta da Italia Nostra per una tavola rotonda, in programma oggi («Dal mito all'offesa del mito»), nell'ambito di «Paesaggi sensibili», giornata nazionale dell'associazione ambientalista.

Un consulto attorno al capezzale del morente? Forse. O forse no. Perché l'intossicazione da mattone potrebbe anche regredire. Almeno a giudizio di Luca Rinaldi, soprintendente ai bene architettonici e paesaggistici di Brescia.

«Ai sindaci voglio dire: abbiate il coraggio non solo di non aggiungere altro cemento, ma di tagliare volumetrie».

Ma davvero si può fare? «In diversi Comuni ci sono strumenti urbanistici che già prevedono nuove costruzioni in aree molto delicate. Nel caso non ci fossero ancora i progetti, si potrebbe convincere i proprietari a non costruire più lì, accettando in cambio altre aree come compensazione».

Certo, anche senza scomodare le minacce arrivate allo scrittore Vittorio Messori per la sua battaglia a favore di Maguzzano, è evidente che i sin-daci di coraggio dovrebbero averne parecchio. Forse troppo. Tanto che, per dare coraggio anche a chi non ce l'ha, Rossana Bettinelli, vicepresidente nazionale di Italia Nostra, ha una proposta: «II problema di fondo è che i sindaci vendono, anzi svendono il loro territorio perché hanno bisogno di soldi. E, allora, perché lo Stato non pensa a come ricompensare economicamente i Comuni che si impegnano a salvaguardare determinate aree, rinunciando ai conseguenti oneri urbanistici o all'ICI sulle seconde case?»

Su una cosa, però, Rinaldi e Bettinelli concordano: che, anche per salvare il Garda morente, la prevenzione sarebbe la migliore delle terapie. «Il nodo — spiega Rinaldi — sono i Piani di governo del territorio dei Comune (che hanno sostituito i piani regolatori, ndr).

Le Regioni dovrebbero mettere dei paletti precisi e lo stesso dovrebbero fare le Province con i Pctp. Perché, anche per le Soprintendenze, lavorare con i singoli Comuni è faticosissimo. Purtroppo, un discorso pianificatorio che coinvolga più enti manca. E, anzi, negli ultimi anni mi sembra stia venendo meno l'entusiasmo sui temi del paesaggio. Noto, ad esempio, una corsa dei Comuni ad approvare i Pgt prima del nuovo anno, quando entrerà in vigore il nuovo codice dei beni culturali, che da più potere pianificatorio alle Soprintendenze».

«il mio sogno — aggiunge l'architetto Bettinelli — sarebbe di avere un referente di Italia Nostra in ogni Comune, che possa seguire le vicende dei Pgt e segnalarci le situazioni a rischio prima e non dopo che si inizi a costruire». Per questo Italia Nostra terrà a battesimo, oggi, un Osservatorio che, per un anno, censirà le parti ancora sane del grande malato: tutti i beni paesistici da salvaguardare sul Garda.

E, visto che a volte la storia può essere maestra di vita, Emilio Crosato, presidente del Comitato per il parco delle colline moreniche, annuncia un' altra iniziativa: «Dalla primavera del 2009, una mostra fotografica, in gran parte di foto aeree, mostrerà come è cambiato il Garda dal 1860 a oggi».

Anche Crosato la sua medicina ce l'ha: «Servono regole precise per il governo del territorio. Se non volete chiamarlo parco, chiamatelo in un altro modo. Ma i vincoli sono necessari».

Di deregulation si può anche morire.

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