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Ignazio Camarda
G8, La Maddalena e la cultura negata
18 Marzo 2010
Articoli del 2010
Affari internazionali o malaffari nostrani, hanno trasformato un Luogo della Storia in un non-luogo qualunque; neanche tanto bello. Postato su il manifesto sardo il 16 marzo 2010

L’inchiesta di Repubblica e le ben più corpose iniziative delle procure sui lavori del G8 a La Maddalena hanno avuto il pregio di avere messo in luce in modo chiaro cose che stavano sotto gli occhi di tutti, ma di cui non tutti, evidentemente, ne avevano considerato appieno l’importanza. Il quadro rappresentato è desolante e lo squarcio che è stato aperto disvela il malaffare che si cercava di celare con la magia dell’efficienza operativa a buon mercato prescindendo dalle regole.

Ma la denuncia politica, in ambito regionale, non mi pare che abbia avuto sinora grande efficacia. Forse si spera ancora che qualche briciola arrivi a La Maddalena e il senso di impotenza sembra prevalere sulla pretesa della certezza delle regole e del diritto. Le rimostranze del sindaco di La Maddalena e le denunce dell’assessore provinciale Zanchetta, e nemmeno quelle di Soru, passata la tempesta, non mi sembra abbiano avuto un’eco sufficiente per una riflessione su quanto è avvenuto nelle ventose acque nell’Arcipelago.

Nell’inchiesta si parla dell’arsenale, oggi ex arsenale, e della sua destinazione ad albergo, che le stelle siano 3 o 5 è indifferente, sempre albergo è, svenduto al migliore e unico offerente escludendo ovviamente gli imprenditori sardi. In merito, non so ancora capacitarmi come mai un edificio pubblico di così grande pregio e importanza storica abbia avuto in tempi rapidissimi tutte le autorizzazioni necessarie (ammesso che le abbia avute tutte) per le trasformazioni e il cambiamento di destinazione d’uso di edifici storici di pregio. Nell’Arsenale era custodita una serie di manufatti e di documenti di grande rilevanza per la storia di La Maddalena e dell’Italia. Credo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere dove sia conservata tutta questa documentazione cartacea e strumentale che l’arsenale custodiva, a quale uso sia destinata, se sia stata dismessa o se, semplicemente, sia finita in qualche ripostiglio non si sa bene dove. Mi conforta la serietà e professionalità della Marina Militare, ma qualche informazione in merito ritengo sia dovuta.

Personalmente considero che sia stata persa una grande occasione con la scelta di trasformare un Luogo della Storia in un banale albergo, mentre avrebbe potuto accogliere uno straordinario museo della storia della marina italiana e delle arti marinare, forse unico.

Ai Luoghi della Storia è dovuta un’attenzione e un rispetto che la politica del fare e del fare in fretta ci fa trascurare, e solo quando li vediamo trasformati, feriti o distrutti ci accorgiamo di quanto abbiamo perso. Luoghi visti come palestra per esercitare e fare conoscere la propria bravura, non importa se si inserisce un corpo estraneo (vero monumento all’inutilità in cristallo quello dell’architetto Boeri, nel momento che un grande teatro-centro congressi a la Maddalena esiste da tempo), in realtà un contesto storico e ambientale delicato nonostante la sua robusta struttura essenziale nel granito.

L’architetto Boeri su Sardegna Democratica illustra con dovizia di particolari e sofferenza la sua esperienza a La Maddalena, ignaro tra gli ingranaggi della corruttela ed entusiasta del lavoro alacre di giovani architetti, che davano il meglio di se stessi per trasformare un luogo della storia in albergo. Comprendo l’amarezza di Boeri e dei suoi collaboratori e auguro che in breve risolva i problemi economici che l’essere stato a La Maddalena ha determinato. Non comprendo invece come un maestro dell’architettura come lui non abbia avuto remore per una trasformazione di destinazione d’uso così radicale di un luogo della storia e delle conseguenze che queste trasformazioni porteranno nel futuro. Nella sua articolata disamina dei fatti non compare infatti nessun ripensamento sulla bontà di tutta l’operazione.

Oggi, aperti i cancelli e accese tutte le luci ci si rende anche conto che quelle risorse potevano essere spese meglio recuperando grandissima parte degli innumerevoli monumenti sparsi in tutto l’Arcipelago. E se Obama e Sarkozy e gli altri cosiddetti grandi con le rispettive consorti fossero andati a dormire nella sede dell’Ammiragliato, nell’hotel Nido d’Aquila, a Porto Massimo o al Miralonga o nei tanti alberghi della vicina Palau (Berlusconi avrebbe potuto dormire nella ugualmente vicina Villa Certosa) non sarebbe stata la fine del mondo. Risparmiando, con i tempi che corrono, anche gli altri mille miliardi di vecchie lire spese a L’Aquila.

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