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Marc Lazar
Francia e Italia, sinistra in pericolo
16 Settembre 2008
Sinistra
Ancora interrogativi sulla crisi della sinistra. Forse per uscirne bisognerebbe ricominciare a pensare al mondo come è oggi. La Repubblica, 16 settembre 2008

Non c’è molto da rallegrarsi della prima festa «democratica» organizzata dal Pd a Firenze. Questa manifestazione è subentrata alle tradizionali feste dell’Unità, che hanno sempre rappresentato momenti importanti per il Partito comunista italiano: i militanti prestavano la loro opera per assicurarne il successo, i simpatizzanti affluivano numerosi, i discorsi dei dirigenti venivano ascoltati con attenzione. Era un rituale politico grazie al quale i comunisti si ritrovavano tra loro proclamando la propria identità, davano prova di coesione, affermavano la loro forza e attingevano nuove energie. La prima festa del Pd avrebbe dovuto mobilitare gli iscritti, dare visibilità al partito e rilanciarne l’attività politica.

Ma in questo mese di settembre il Pd ha varie ferite aperte da curare dopo la sconfitta elettorale dello scorso aprile, e molte preoccupazioni per il suo futuro. Lungi dal mostrare l’unità del partito, la festa di Firenze ha esposto in piena luce le discordie tra i suoi dirigenti, venuti a saggiare la propria popolarità e a posizionarsi nella competizione interna. La piccola guerra tra i capi deprime gli elettori di sinistra e lascia indifferente la maggioranza degli italiani, i quali d’altra parte si rendono conto che la crisi di leadership del Pd ne cristallizza molte altre.

Innanzitutto, una crisi di strategia: l’opposizione contro il governo va fatta con intransigenza, o in maniera più morbida, in vista di un dialogo? E una crisi delle alleanze: con quali forze il Pd deve trovare un accordo? Con un alleato scomodo e intransigente come l’Italia dei valori? Con la sinistra radicale, che ha subito un tracollo ed è scomparsa dal parlamento? Con l’Udc, tuttora inaffidabile?

Una crisi d’identità e di progetto, contrassegnata dall’interrogativo posto fin dalla sua nascita: cos’è il Pd? Quali sono i suoi riferimenti, la sua cultura, il suo disegno?

Infine, una crisi organizzativa del partito: come strutturarlo e farlo vivere? Come assicurare un rinnovamento non solo degli iscritti, ma anche dei dirigenti?

In verità il Pd, nato dalla volontà di superare le frontiere classiche della sinistra, non è il solo a trovarsi in cattive acque. I problemi che sta affrontando sono gli stessi della sinistra europea nel suo insieme. In quest’inizio della stagione autunnale, la sua situazione è del tutto simile a quella del partito socialista francese, che si sta inabissando nella lotta tra i capi. Sulle questioni di fondo non vi sono divergenze insormontabili tra Ségolène Royal, Bertrand Delanoë, Martine Aubry e Pierre Moscovici, che però se le inventano, per controllare il partito e in vista delle prossime presidenziali. Allo stesso modo, il Pd e il Partito socialista mettono in scena contrasti sorprendenti. Da un lato, queste formazioni dispongono di un vero capitale elettorale: reti di simpatizzanti, grandi riserve di talenti e dirigenti locali e regionali di qualità; ma dall’altro si rivelano politicamente impotenti, con lacerazioni ai livelli più alti e l’incapacità di proporre un progetto attraente. E soprattutto, rimangono muti davanti a una domanda fondamentale che si pone oramai sia in Francia e in Italia che nel resto d’Europa: perché mai la destra ha la meglio nel momento stesso in cui tutto ? la crisi del capitalismo finanziario, l’esaurirsi delle ricette liberali, il deterioramento del potere d’acquisto, l’aggravarsi delle disuguaglianze d’ogni tipo, il radicato attaccamento al welfare degli italiani e dei francesi così come della grande maggioranza degli europei ? dovrebbe spingere gli elettori verso sinistra? La spiegazione va ricercata soprattutto nella capacità della destra di intercettare e sfruttare politicamente altre dinamiche di fondo delle nostre società: l’individualismo crescente, le paure reali o immaginarie suscitate dall’immigrazione e dall’insicurezza, le ansie per il futuro, la diffidenza nei confronti delle istituzioni politiche, gli interrogativi sul divenire dell’Europa, l’angoscia davanti alla globalizzazione, un forte bisogno di identificazione collettiva, la ricerca di valori e di senso. I discorsi politici più popolari e diffusi si nutrono delle argomentazioni della destra su questi temi.

Ecco perché il periodo attuale è di una gravità estrema per la sinistra, in particolare in Italia e in Francia; tanto più che si presenta con caratteristiche di lunga durata. In questi due Paesi, dal 1947 in poi la sinistra è stata per lo più minoritaria in termini elettorali, a causa di molteplici fattori che in parte sono comuni ai due Paesi: l’influenza del cattolicesimo (più accentuata in Italia, dato che la Francia ha una robusta tradizione laica), il retaggio della cultura rurale, l’importanza della proprietà privata, un forte anticomunismo nei due Paesi che hanno avuto i maggiori Partiti comunisti del mondo occidentale, l’incidenza dell’individualismo, ancorché concepito in maniera diversa da un Paese all’altro. Esistono però anche fattori specifici: in Italia, il peso e le strutture della famiglia, una frontiera in comune con un Paese comunista per quasi mezzo secolo, la forza di alcuni ceti, come i piccoli imprenditori, i commercianti e gli artigiani, il ruolo della Dc. In Francia, per molto tempo la figura di De Gaulle e le istituzioni della quinta Repubblica hanno tenuto la sinistra sulla difensiva.

Tutto ciò non significa affatto che la sinistra sia condannata a restare all’opposizione. Nulla, in politica, è ineluttabile. Alle attese degli elettori la sinistra ha già dato risposte adeguate per vincere. In Francia, ad esempio, negli anni ‘70 e ‘80 François Mitterrand ha saputo rifondare il Ps con una nuova dinamica, unendo a una programmazione economica contrassegnata da un arcaismo marxistizzante una serie di proposte sociali e culturali libertarie e «moderne», in un mix capace di sedurre sia il mondo operaio che quello dei dipendenti pubblici e del terziario.

Dal 1996, per uscire dal suo isolamento, la sinistra italiana si è alleata con una parte del centro. Questa formula ha consentito di battere Berlusconi a due riprese, ma si è rivelata fragile e inefficace per governare.

Oggi più che mai, il compito prioritario della sinistra è dunque quello di portare a buon fine i cantieri della sua rifondazione. E di analizzare, per comprendere infine la natura del radicamento profondo dei suoi avversari ? il sarkozysmo in Francia e il berlusconismo in Italia ? le complesse mutazioni della società, cogliendo le attese reali degli elettori per elaborare proposte chiare e ricostituire un corpus di valori mobilitanti.

(Traduzione di Elisabetta Horvat)

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