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Massimo Simona; Vanni Poli
Firenze e l’affare nuovo stadio il sindaco disse: è meglio del parco
5 Gennaio 2009
Firenze
Non si finisce mai di meravigliarsi e scandalizzarsi. E di scoprire quanto profondo è l’abisso nel quale precipita la democrazia. La Repubblica, Firenze, 3 dicembre 2008, con postilla

FIRENZE - Lo stadio al posto del parco. Dalle carte dell’inchiesta sull’area Castello di proprietà di Salvatore Ligresti, che vede indagati oltre al costruttore due assessori della giunta di Firenze, salta fuori ora una "trattativa segreta" attorno alla collocazione del nuovo stadio che Diego Della Valle sogna di costruire per la sua Fiorentina. Il 26 giugno scorso il sindaco Leonardo Domenici parla al telefono da Roma con il suo assessore all’Urbanistica Gianni Biagi, ora indagato insieme al collega di giunta Graziano Cioni. Dice di stare «andando ad un pranzo riservato con Ligresti e Della Valle» e chiede a Biagi (che nel frattempo ha dato le dimissioni) informazioni sulla convenzione firmata dal Comune per Castello.

Una convenzione del 2005 che prevede che accanto alla realizzazione di 1 milione e 400 mila metri cubi di edifici pubblici e privati vengano sistemati a parco 80 ettari di terreno da Fondiaria Sai. Il documento esclude che si possa fare uno stadio in quella zona ma Domenici sembra intenzionato a cambiare gli accordi. Racconta Biagi in un’altra intercettazione riferendosi a Castello: «... Ti posso dire con certezza che Della Valle e Ligresti si sono incontrati più volte prima dell’estate... che... Leonardo e io abbiamo incontrato Della Valle il 2 o il 3 di agosto... dove ci ha fatto vedere questo progetto».

Agli occhi della città però il bozzetto disegnato da Massimiliano Fuksas appare all’improvviso il 19 settembre, quando i fratelli Della Valle lo presentano in una sala affrescata del Four Seasons dove sono invitati tutti i politici e gli amministratori fiorentini. Un’offerta "prendere o lasciare", spiega Della Valle, facendo capire alla sua selezionata platea quanto sia importante per Firenze cogliere al volo un’occasione di sviluppo che prevede oltre allo stadio negozi, alberghi, una disneyland del calcio e vari impianti sportivi. Ad ascoltarlo c’è anche il sindaco. Che subito dopo l’incontro, come si legge in un’altra intercettazione con Biagi, va da Diego: «... senti... non lo sa nessuno... ma vado un momento a chiacchierare con Della Valle... gli dico anche questa cosa qui.. che noi allora entro il 30 settembre facciamo questa roba...». Biagi: «va bene». Domenici: «cioè praticamente noi facciamo un...». Biagi: «un emendamento». E infatti l’emendamento al Piano strutturale viene elaborato. Rimaneggiando il testo al telefono, sempre con Biagi, Domenici chiarisce che non intende fare un favore a Della Valle concedendo lo stadio: «...oh! spero che tutti capiscano che il sindaco vuole toccare il parco! cioè vorrei che su questo non ci fossero dubbi.. io voglio toccare il parco... e non perché io voglio dare ragione a Della Valle.. ma perché quel parco mi fa cagare da sempre... è chiaro?». Le cose però non vanno in questo modo. Due giorni fa in una tesissima seduta del consiglio comunale lo stadio scompare di nuovo dal piano urbanistico di Firenze. La maggioranza si spacca e il Pd rimane solo a difendere l’emendamento del sindaco: l’ala sinistra vota insieme a Forza Italia, An e Udc per chiedere che restino gli 80 ettari di parco. Uno smacco vissuto male da un Pd già duramente scosso dall’inchiesta che vede indagato uno dei quattro candidati alle primarie per il sindaco, lo sceriffo Cioni, l’assessore conosciuto in Italia per l’ordinanza contro i lavavetri. Inutili finora tutti i tentativi dei vertici del partito per convincerlo a fare un passo indietro, almeno dalla corsa elettorale. «Io sono innocente e non scappo dall’accusa infamante di corruzione», spiega Cioni. A dare le dimissioni per effetto delle intercettazioni, invece, è il direttore della Nazione Francesco Carrassi: parlava al telefono con l’uomo forte di Fondiaria Sai, Fausto Rapisarda, anche lui indagato. Dalle conversazioni sembrano emergere scambi di favori.

Postilla

Magari scoprissero che si è trattato solo di “scambio di favori”, ovvero di “normale” corruzione. Temiamo invece che si tratti di una diffusa mutazione antropologica di cui almeno quei politici e amministratori sono colpiti, grazie alla quale chi governa non sa in nome di che cosa governa e a chi deve rispondere. Se è così, vadano via tutti.

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