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“Firenze, Castello: un’amarezza condivisa”
29 Novembre 2008
Lettere e Interventi
Arch. Giovanni Galanti ,Ecolab Architetture Ecologiche, Firenze

Stimatissimo prof. Salzano, generalmente non trovo molto interessanti - nè probanti - i testi delle conversazioni telefoniche usate dagli inquirenti e dai giornali per dimostrare qualche tesi, ma il caso delle recenti vicende fiorentine mi ha veramente rattristato, confermando quanto poco rispetto del "bene comune" (come fosse una polenta da spartirsi) coloro che sono stati chiamati a rappresentarlo. E l'articolo del prof. Baldeschi è rivelatore, per quanto molto corretto e misurato. Le invio la copia di un articolo del Corriere redazione di Firenze, non per spingerla a pubblicarlo sul suo sito, decisione che spetta a lei, ma soprattutto per "condividere" con lei questa amarezza.

Una nota da parte mia: il suo sito non è dedicato all'architettura, trattando di temi superiori. Ma io temo che una gestione non etica dell'urbanistica porti indirettamente anche alle tante brutture architettoniche, per non dire di peggio, che oggi "decorano" la nostra periferia... che si tratti di una vera e propria impostazione mentale (non riesco a dire "culturale")? Le invio anche una mia foto della casa dello studente Erasmus in via Maragliano a Firenze.... un dettaglio, che credo significativo.

Credo che siamo in molti a condividere la sua amarezza. E sono convinto che sarebbe bello che si fosse trattato di un caso di “normale” corruzione, e non invece dell’espressione di un diffuso costume di ignoranza dell’esistenza di un bene comune: di un patrimonio che chi amministra dovrebbe rendere accresciuto, e non diminuito. Dobbiamo sforzarci di comprendere perché tutto ciò è pootuto accadere, perché si è propagato questo degrado delle coscienze. Non mi stanco di ripetere che abbiamo gli amministratori che ci meritiamo, nel senso che sono lo specchio, e l’espressione, del “senso comune”. In che modo questo senso comune si è formato? Come modificarlo, come restaurare un buon senso che comprenda come non è l’individualismo, l’”arrangiati come puoi”, la strada che può aiutarci a risolvere i nostri problemi? Sono convinto che far rinascere il senso critico nei giovani (e in tutti) sia un passaggio necessario, e che indurre le persone a ragionare su ciò che accade, su chi ne guadagna e chi paga, aiutare a guardare dentro gli eventi, dentro le scelte di chi governa (o comanda9 sia limpegno che deve essere svolto da chiunque ha un po’ più di sapere, o di lucidità, degli altri. Aiutamoci a farlo, come lei ci aiuta.

Non pubblico l’articolo del Corriere, perché riporta parole sciagurate che eddyburg ha già ripreso da altri giornali. Inserisco invece qui sotto la sua fotografia.

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