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Fabrizio Bottini
Fidanzati & Territorio
23 Settembre 2012
Padania
Una squallida parentopoli legaiola nella pianura bergamasca sottolinea il vero senso di certe sedicenti strategie di sviluppo locale

In questi giorni parecchi trafiletti di stampa nazionale riferiscono di una curiosa ma non certo clamorosa crisi di un’amministrazione locale, determinata da motivi per così dire sentimentali. Succede che un Sindaco nomini Vice Sindaco la sua amata morosa, e che invece di far passare tutto sotto il solito complice silenzio qualcuno (per altri motivi di bottega presumibilmente) abbia scatenato la polemica. Lo sappiamo tutti come viene gestito spesso e volentieri il potere locale italiota, amministrativo o accademico o altro che sia: c’è il o la brillante carrierista di punta, che si trascina appresso con vari ruoli e visibilità la corte dei miracoli amicale e parentale. E le cosiddette strategie dell’ente – chiacchiere e distintivo per placare i gonzi a parte - si piegano e modellano secondo discrezionalità e solidi interessi della fauna dominante.

Ecco, stavolta pare che la fauna dominante l’habitat della valle dell’Adda, specificamente il territorio comunale di Capriate San Gervasio (Bg), col suo patto di ferro tra fidanzati volesse tendere un agguato all’Umanità tutta, cancellandone in un colpo solo un bel pezzo di patrimonio: quel genere di “Patrimonio dell’Umanità” che tale ente non leghista e non bergamasco, l’ONU ogni tanto riconosce per misteriosi motivi suoi. Il glorioso comune di Capriate comprende nelle propaggini meridionali quel mucchio di mattoni e vecchie ciminiere denominato Crespi d’Adda, che è appunto stato classificato bene di interesse planetario dalle Nazioni Unite, nella stessa seduta in cui si è classificata così anche l’Isola di Pasqua, per capirci. Ma questo fa un baffo all’amministrazione fidanzata, assai più attenta a cose moderne come le giostre, l’autostrada, lo zucchero filato e l’architettura postmoderna. Proprio il genere di cose che sta di fianco al villaggio operaio Crespi d’Adda, e che si chiama parco a tema Minitalia.

Così il fidanzamento si è allargato di soppiatto (the swinging local administrators) al comune accanto, Brembate, con la benedizione della provincia pure a maggioranza verde padana. A suggellare il rapporto aperto, due bei progetti di ambito territoriale uno di fianco all’altro, anche se apparentemente senza nessun rapporto ufficiale, se no qualcuno potrebbe diventare geloso. Uno si chiama Accordo di Programma per la riqualificazione del parco a tema, sostenutissimo anche dalla formigoniana Regione, sempre amica delle costruzioni nelle fasce autostradali. L’altro comincia esattamente sui confini comunali su cui si ferma il precedente, ed è classificato Ambito di Trasformazione nel piano regolatore. Basta però accostare le mappe per fare due più due: il progettone è esattamente lo stesso, ovvero allargare le giostre (e le tonnellate di cemento complementari, incluso un bel grattacielo) sino a fidanzarsi col villaggio operaio ottocentesco. Ma cosa dico fidanzarsi: avvolgerlo sensualmente tutto, fargli un cappottino amoroso di metri cubi.

La storia, del progetto, con qualche indispensabile particolare in più, l’ho raccontata a suo tempo qui su eddyburg e sul Giornale dell’Architettura, ma certamente le ultime notizie … ehm … politiche locali aprono nuovi ed entusiasmanti orizzonti interpretativi, del resto perfettamente in linea sia con le note saghe familiari lombarde di trote e dintorni, sia con le lontane ma assai affini contemporanee della valle del Tevere. Insomma dobbiamo rilanciare un bello slogan anni ’60, ricordando il povero Scott McKenzie e il suo flower power: fate l’amore, non la politica. Ma fatelo a casa vostra, please, non in sala consiliare!

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