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"Ferrini, dall’ironia alla profezia?"
17 Aprile 2004
Lettere e Interventi
Mariangiola Gallingani (Bologna), 29.05.2003

caro Eddy,

ti ricordi di "quelli della notte" e dell'emiliano "spinto" Ferrini, lettore assiduo della rivista "unione sovietica", quando lui, abituato alle tranquillizzanti spiagge romagnole, descriveva con terrore il mare scoglioso e profondo di Taormina? "ma i bambini muoiono!", si costernava, " ci vorrebbe una bella piattaforma di cemento, così almeno si appieda per qualche chilometro".

certo il mare di Ferrini non è quanto di meglio ci si possa aspettare, come futuro delle estese coste rocciose del Belpaese e delle sue isole; ma questa non è una buona ragione per decidere definitivamente che vengano cancellate le spiagge; percorrendo con una certa frequenza la litoranea adriatica - ma questo vale per qualsiasi litoranea -, si percepisce, un anno dopo l'altro, come, mentre altrove e con determinazione "il deserto cresce", in Italia, sia pure con dovizia di aiuti umani e istituzionali, "la spiaggia scompare" (e questo è un problema che, ai tempi del buon Nietzsche, non doveva avere ancora dimensioni, come oggi, preoccupanti)..

Tornando al mare, c'è un altro segnale, vistoso e malinconico, di come cambi il paesaggio marino: l'estesa e generalizzata adozione di barriere di frangiflutti a un cinquanta-cento metri dal litorale, difesa flebile e antiestetica contro un'erosione che diviene di anno in anno più cospiscua e minacciosa. bene, uno dei motivi principali - se non "il" principale di questa cancellazione delle spiagge dal paesaggio è proprio la scomparsa del sistema di dune e controdune e della vegetazione che lo accompagna: l'adriatico, per quanto Ferrini e i suoi amici tedeschi che scendono (ogni anno un pò meno) a mangiare salsicce e bere birra, è destinato a restare senza spiagge; costruiti esattamente sopra il sistema delle dune, come recitano le pubblicità, "a due passi dal mare", i vari e imponenti hotel Acapulco, Miami e Copacabana si troveranno nel giro di decenni in una situazione quasi veneziana: direttamente lambiti dalle onde.

Ora, a proposito del Circeo, e prima ancora di sollevare il problema dell'intervento distruttore delle "regole", ormai consueto in ogni atto che provenga da questa maggioranza in qualsiasi settore della vita pubblica, credo che questo aspetto di salvaguardia debba essere prioritario; dopotutto, lo "stato", da manuale di diritto costituzionale, si compone anche del proprio territorio, e questo anche in termini di estensione....

poco importa che la "liberalizzazione" parziale che si propone per parte del parco del Circeo non riguardi strutture abitative ma altre destinazioni: il problema è la compromissione, prima insinuante, in seguito progressiva, infine definitiva, di un sistema naturale che letteralmente "fa esistere" quella porzione di territorio; è probabile che negli anni trenta non si sapesse ancora di "zonizzazione" (anche se molto meno probabile di quanto non pensi chi lo sostiene); ma le conoscenze circa l'erosione dei suoli, e con essi delle fasce costiere dovevano essere già abbastanza avanzate, se il Serpieri negli anni venti era in grado di promuovere la legislazione sul vincolo idrogeologico che è tuttora in vigore...

si parla di stabilimenti e attrezzature balneari, come se questo fosse ciò che cerca il turista - specialmente europeo - del terzo millennio; contemporaneamente, si tende a cancellare esattamente quanto quel turista potrebbe attrarre, quanto potrebbe competere con il selvaggio/esotico di altre località, dalle Antille all'Oceano Indiano; si è miopi programmatori economici e, come in ogni altro campo, distruttori: del diritto, del buon senso, della giustizia, dell'economia e della ricchezza, perfino delle spiagge.

un'ultima notazione, che c'entra poco o niente: fra i tanti commenti in margine alle ultime amministrative parziali, molti hanno riguardato (dal momento che si è votato a Messina) la questione del ponte sullo stretto; mi è venuto in mente che una cosa sicuramente, realizzando il ponte, andrà distrutta: lo scenario che Salvatore Quasimodo aveva davanti agli occhi quando scrisse la poesia "cielo e mare", il cui celebre unico verso è "m'illumino d'immenso"; ma l'appellativo divino d'immensità male si addice a quest'Italia in cui, gli dei esiliati, parafrasando Nietzsche, la spiaggia scompare.

Italia, stato in cui i luoghi sono i veri desaparecisos; e tanti auguri a chi si propone di contrastare l'ormai conclamata recessione economica incentivando il turismo; certo, si può sempre disseminare le coste di quelle rassicuranti ed enormi spianate di cemento che voleva Ferrini, a sicurezza di bambini abituati alle spiagge; ma con l'efficienza che mostra il sistema dei lavori pubblici in questo paese, temo che anche su questo non ci si possa fare troppe illusioni.

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