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Joseph Giles
"Fast food workers protesta mondiale in 33 paesi"
15 Maggio 2014
Lavoro
La cronaca della protesta da New York a Milano e la lotta per portare la paga oraria a 15 dollari, di
La cronaca della protesta da New York a Milano e la lotta per portare la paga oraria a 15 dollari, di Antonio Sciotto e Joseph Giles.

Il manifesto, 15 maggio 2014

“IL CONTRATTO NON E' UN MENU'”
Antonio Sciotto

«Siamo noi il Quarto stato. Io vivo con 650 euro al mese ma allo scio­pero non rinun­cio». Giu­seppe Augello, dele­gato mila­nese di McDonald’s è carico, pronto per incro­ciare le brac­cia insieme a tutti i suoi col­le­ghi che nel mondo frig­gono panini e bat­tono scon­trini alla cassa. Cap­pel­lino e uni­forme di ordi­nanza, i ragazzi degli archi dorati si pre­pa­rano a cor­tei, volan­ti­naggi e flash mob per riven­di­care salari più alti, il diritto a un lavoro full time e ritmi umani.

Giu­seppe è Rsa Fil­cams Cgil da cin­que anni, da quando cioè ha comin­ciato a lavo­rare per la mul­ti­na­zio­nale del panino: da allora, McDonald’s lo ha spe­dito prima a Ber­gamo e poi in ben due locali desti­nati alla chiu­sura, pur di costrin­gerlo ad andar­sene («per­ché io rompo e metto i paletti»), ma lui ha resi­stito. Giu­seppe ha citato l’azienda davanti al giu­dice, per con­te­stare un appren­di­stato lungo tre anni ma senza for­ma­zione (il recente decreto Poletti sug­ge­ri­sce qual­cosa?): McDo ha accet­tato di con­ci­liare, ha dovuto assu­merlo a tempo inde­ter­mi­nato e pagar­gli tutti gli arretrati. Giu­seppe è solo un esem­pio, parla di un mondo di lavo­ra­tori che non si arrende. Per oggi la IUF (Inter­na­tio­nal Union Food, sin­da­cato glo­bale della risto­ra­zione) ha indetto una gior­nata di ini­zia­tiva mon­diale, la #Fast­Food­Glo­bal, a cui l’Italia ade­ri­sce – con lo scio­pero di domani, che in realtà riu­ni­sce tutti i lavo­ra­tori del turismo.

«Il nostro con­tratto non è un menù», dice il volan­tino dei mila­nesi in scio­pero. «Su Milano e in tante altre città por­te­remo i lavo­ra­tori in cor­teo», annun­cia Gior­gio Orto­lani della Fil­cams. In effetti la mobi­li­ta­zione ita­liana è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil soprat­tutto per il con­tratto: per­ché la Fipe-Confcommercio – cui ade­ri­sce McDonald’s, con i suoi 16 mila dipen­denti – ha disdetto il con­tratto nazio­nale, lan­ciando una sfida senza pre­ce­denti al sindacato. Il gesto della Fipe è dav­vero «rivo­lu­zio­na­rio», visto che l’associazione che riu­ni­sce grossi mar­chi come Auto­grill, MyChef, Che­fEx­press, vor­rebbe ideal­mente pas­sare al supe­ra­mento del con­tratto nazio­nale, per appli­care dei rego­la­menti azien­dali uni­la­te­rali. Abbat­tendo gli scatti di anzia­nità, i per­messi retri­buiti, le mag­gio­ra­zioni per not­turni e festivi, la quat­tor­di­ce­sima. «La disdetta ci era stata comu­ni­cata a par­tire dal primo mag­gio 2014 – spiega Cri­stian Sesena, segre­ta­rio nazio­nale Fil­cams Cgil – Poi hanno deciso di pro­ro­garla al 31 dicem­bre: forse adesso vogliono sedersi a un tavolo».

A minac­ciare i prin­ci­pali isti­tuti con­trat­tuali, anche se non hanno scelto di disdet­tare il con­tratto, anche gli alber­ga­tori ade­renti a Con­fin­du­stria e Confesercenti. Una situa­zione – quella di un con­tratto che non si rie­sce a rin­no­vare ormai da un anno (se si eccet­tuano Fede­ral­ber­ghi e Faita cam­peggi, unici ad aver fir­mato) – che mette gli addetti ancora più in crisi, se già non bastas­sero con­di­zioni di lavoro spesso pre­ca­rie e al con­fine con la povertà.

Sesena di recente è stato a New York, dove ha par­te­ci­pato al sum­mit indetto dalla IUF per orga­niz­zare le mobi­li­ta­zioni: «Il fatto posi­tivo è che stiamo cer­cando di uscire dal loca­li­smo – spiega – McDonald’s ha un’organizzazione del lavoro simile in tutto il mondo, che si ripete un po’ nei 33 paesi che hanno ade­rito alla pro­te­sta. E uguali sono i metodi di for­ma­zione. È impor­tante creare un coor­di­na­mento delle lotte glo­bali: che però non deve essere fatto solo di azioni estem­po­ra­nee, per gua­da­gnare visi­bi­lità, pure fon­da­men­tale. Serve una stra­te­gia sindacale». Negli Usa, ad esem­pio, si chiede il rad­dop­pio della paga ora­ria: da 7,25 dol­lari a 15 (tenendo conto che non è un netto: i lavo­ra­tori con que­sta cifra devono pagarci anche l’assicurazione sani­ta­ria). Ecco il senso della cam­pa­gna #fightfor15.

In Ita­lia, sep­pure il tema del red­dito sia impor­tante – non solo sul piano del con­tratto nazio­nale, ma anche sulla obbli­ga­to­rietà di fatto del part time – la ver­tenza va anche su altri temi: «Si deve par­lare di orari, di con­ci­lia­zione vita-lavoro, di tutela delle donne e delle mamme – dice Sesena – Non dimen­ti­cando che McDonald’s non ha mai voluto sedersi per discu­tere un integrativo». A Milano, tra l’altro, si parla anche di Expo: come lavo­re­ranno nel 2015 gli addetti di risto­ranti e alber­ghi se non avranno un contratto?

Quindi ecco le cam­pa­gne che la Fil­cams Cgil ha lan­ciato per gli addetti dei fast food, spesso gio­vani e un po’ a digiuno di cono­scenze sin­da­cali, inter­cet­ta­bili però sui social net­work: la cam­pa­gna «Fac­cia a fac­cia con la realtà» è diven­tata un blog (www​.fast​ge​ne​ra​tion​.it) dove i lavo­ra­tori si rac­con­tano (su Twit­ter l’hashtag è #fast­ge­ne­ra­tion).


#FIGHTFOR15
Joseph Giles
Gli hash­tag girano da giorni sui social net­work: #Fast­food­glo­bal, #fightfor15, ma que­sta volta la mobi­li­ta­zione non sarà solo riser­vata ai con­sueti «atti­vi­sti da tastiera», ma si svol­gerà per le strade di 150 città. Una pro­te­sta glo­bale, mon­diale, dei lavo­ra­tori sim­boli delle odierne società, ovvero i lavo­ra­tori delle catene dei fast food. Si tratta — secondo gli orga­niz­za­tori — della più grande pro­te­sta con­tro l’industria ali­men­tare della sto­ria; 33 paesi, dagli Usa all’Argentina, dall’Italia alle Filip­pine, dal Bra­sile al Marocco, dal Giap­pone al Malawi. I pro­ta­go­ni­sti sono i fast food wor­kers, sot­to­messi alla con­tem­po­ra­nea catena di mon­tag­gio, carat­te­riz­zata dai ritmi ver­ti­gi­nosi, con poche pause, pochi diritti e sti­pendi da fame.
Eppure le aziende che sfrut­tano i lavo­ra­tori fanno i miliardi. I panini, gli ham­bur­ger, gli snack, vanno a ruba, hanno disin­te­grato eco­no­mie ali­men­tari locali, spe­cie nei paesi in cui i fast food sono una recente sco­perta per­messa dalla glo­ba­liz­za­zione. E più di tutto fanno lauti pro­fitti per­ché i lavo­ra­tori sono mal pagati e quel che è peg­gio ricat­tati da rego­la­menti interni che non pre­ve­dono orga­niz­za­zioni sin­da­cali e pos­si­bi­lità di riven­di­ca­zioni. Negli Stati Uniti le avvi­sa­glie erano in atto da tempo; e oggi è giunto il momento mon­diale, al ter­mine di un per­corso orga­niz­za­tivo che ha saputo con­so­li­dare tutti i lavo­ra­tori con poche e sem­plici parole d’ordine.
Ci sarà anche l’Italia: «Nel nostro paese, le con­di­zioni di lavoro all’interno dei fast food non sono buone e non esi­ste con­trat­ta­zione inte­gra­tiva», ha affer­mato Cri­stian Sesena, che per la Fil­cams Cgil nazio­nale ha par­te­ci­pato all’incontro orga­niz­za­tivo di New York e orga­niz­zato dallo Iuf, l’International Union of Food, Agri­cul­tu­ral, Hotel, Restau­rant, Cate­ring, Tobacco and Allied Wor­kers’ Asso­cia­tio­nism. «Già da un paio di anni, in con­trap­po­si­zione a quanto pub­bli­ciz­zato da molti famosi mar­chi inter­na­zio­nali, come Fil­cams abbiamo avviato un per­corso per cer­care di met­tere in risalto la reale situa­zione dei lavo­ra­tori, per la mag­gior parte gio­vani, a part time obbli­ga­to­rio, con una paga minima ora­ria infe­riore agli 8 euro lordi», spiega, men­tre «negli Usa si com­batte per otte­nere una paga ora­ria di 15 dol­lari» (da cui l’hashtag #fightfor15 ndr).
Uno dei prin­ci­pali obiet­tivi della pro­te­sta, sia per le richie­ste di aumenti sala­riali, sia per il diritto di for­mare sin­da­cati, è senza dub­bio la McDo­nalds, par­ti­co­lar­mente pre­oc­cu­pata dall’azione mon­diale, tanto da man­dare una let­tera ai pro­pri dipen­denti e inter­cet­tata alcuni giorni fa dal Wall Street Jour­nal, nella quale si chie­deva di moni­to­rare quanto acca­drà oggi. «Le per­sone ora si orga­niz­zano, è tempo di cam­biare» ha rac­con­tato all’Afp Eli­za­beth Rene, lavo­ra­trice di 24 anni di un McDonald.
Oggi par­te­ci­perà al suo terzo scio­pero in due anni. «Stiamo affron­tando le stesse sfide, ci tro­viamo di fronte gli stessi pro­blemi, le stesse lotte. Con­ti­nue­remo fino a rag­giun­gere il nostro obiet­tivo», ha dichia­rato l’italiano Mas­simo Fra­tini, coor­di­na­tore per lo Iuf, che rap­pre­senta 396 sin­da­cati e 12 milioni di lavo­ra­tori per un totale di 126 paesi.

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