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Lynda Edwards
Fare la spesa senza scendere dall'auto
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
Una nuova, travolgente demenza commerciale ad alta tecnologia: si entra e si esce dal grande (molto grande) magazzino senza uscire dalla macchina. Dall'Arizona Daily Star, 17 febbraio 2005 (f.b.)

Titolo originale: Stay-in-car shopping – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

AutoCart sembra una cosa inventata per il mondo di George Jetson, fatto di automobili-bolla volanti, robot giocatori di football, fine settimana sulle lune di Nettuno.Ma la AutoCart LLC, impresa di Las Cruces, New Mexico, vuole aprire i cantieri del suo supercentro computerizzato drive-through da dieci milioni di dollari, a Tucson o ad Albuquerque, prima della fine dell’anno.Gli inventori di AutoCart stanno comparando prezzi dei terreni e contesto in entrambe le città. Ovunque costruiscano, ritengono che AutoCart possa aiutare i propri clienti a ridurre il tempo per una spesa e varie commissioni da due settimane, a soli dodici minuti.Ecco come funziona. I clienti arrivano in macchina all’AutoCart, un complesso di 13.000 metri quadrati con un magazzino diviso fra vari negozi, che offrono abbondanza di merci e servizi, compresi alimentari, ferramenta, forniture per ufficio. Vedono un chiosco, e qualcosa che sembra una banca drive-through vicino all’edificio AutoCart.Al chiosco i clienti ricevono un computer portatile touch screen senza fili, da agganciare al volante. Sullo schermo appaiono i corridoi di un supermercato. Se si tocca il corridoio dei cereali, è possibile ad esempio vedere se sono disponibili sugli scaffali Special K o Count Chocula, e quanto costano.Dopo che si è confermato l’ordine, una squadra di raccoglitori passa attraverso il magazzino prendendo i vari articoli e caricandoli su nastri trasportatori. Gli acquisti già imbustati e il conto aspettano il cliente in fondo alla corsia drive-through.Si possono anche utilizzare la e-mail o il fax per gli ordini, e i pacchi saranno resi disponibili.Il direttore responsabile di AutoCart, Michael Saigh, crede che questa idea sarà una manna per i lavoratori con figli, che non vogliono trascinarsi bambini stanchi e affamati per negozi.”Abbiamo già brevettato AutoCart” dice Saigh. “Volevamo sperimentarlo in una città di medie dimensioni come Tucson anziché iniziare con più traffico di quanto ne riusciamo a gestire, in una grande metropoli”Saigh era professore di economia alla Università del Missouri, quando ha iniziato a vendere brevetti per l’autodistruzione di CD e video. Ma si tratta del suo primo progetto costruito.È sollevato dal fatto di non dover rischiare occhiatacce da potenziali investitori. È invece la sua famiglia, ad aver attivato un fondo per finanziare AutoCart.”La mia famiglia era proprietaria dei St. Louis Cardinals” dice Saigh. “Non abbiamo bisogno di corteggiare gli investitori”.Le carriere, entrambe non convenzionali, hanno unito Saigh e il presidente di AutoCart, Steve Beardsley. Beardsley ha gestito per undici anni il negozio di forniture per ufficio della famiglia, prima di diventare pastore in Illinois. La sua congregazione era fatta di minatori. Beardsley dice di averli aiutati a negoziare un accordo finanziario quando la proprietà chiuse la miniera dove lavoravano. All’epoca Saigh era consulente dello Illinois Commerce Department, e aiutò Beardsley.

L’idea del loro AutoCart ha talmente impressionato la FKI Logistex, che l’impresa britannica specializzata nella progettazione di sistemi computerizzati ha messo a disposizione uno dei suoi ingegneri. La FKI produce sistemi automatici che spaziano dai rilevatori di bombe per aeroporti agli smistatori per servizi postali.Il direttore delle vendite della FKI, Al Jervinsky, racconta che è stato firmato un contratto di esclusiva con Beardsley per essere i soli fornitori di programmi gestionali da magazzino, in cambio di consulenza gratuita. Jervinsky stima di aver regalato circa cento ore lavorative a AutoCart, per creare un sistema in grado di scegliere 25.000 articoli da passare agli operatori e evadere le ordinazioni.”Alla FKI, crediamo che il mio tempo sia un buon investimento, perché crediamo che i consumatori di Tucson accoglieranno bene AutoCart, e l’impresa si estenderà a tutti gli USA in pochi anni”.Ma non tutti gli esperti di commercio alimentare hanno la stessa fiducia in AutoCart.”È una novità, ma ci sono alcuni articoli, come i pasti pronti, che i clienti vogliono prendere in mano di persona prima di fare una scelta” dice Phil Lempert, giornalista specializzato in alimentazione per il Today Show della NBC. “Queste specialità offrono ai negozi un margine di profitto del cinquanta per cento. Altri articoli che si possono voler comprare senza toglierli personalmente dagli scaffali con le proprie mani - cornflakes, Cocacola – hanno margini di profitto bassi”.”Posso immaginarmi un chiosco drive-through lavorare piuttosto bene, non questa cosa mastodontica” aggiunge.Ma l’Institute for the Future, un centro di ricerche di Palo Alto, California, dedicato alle tecnologie, apprezza AutoCart per aver seguito le orme di Clarence Saunders, imprenditore visionario che aveva iniziato gli americani al self-service alimentare con la sua Piggly-Wiggly nel 1916. Saunders voleva passare ad un sistema high-tech nel 1937 col marchio Keedoozle.Gli articoli Keedoozle erano esposti in scatole di vetro con opzioni di scelta, e magazzini e refrigeratori nascosti dietro la parete di vetro. Il cliente sceglieva premendo il tasto dell’articolo, e gli addetti al magazzino mettevano gli oggetti su un nastro che scorreva fino alla cassa. Ma la sola tecnologia disponibile per Keedoozle era un campanello, che suonava quando si schiacciava un tasto sulle scatole. Il sogno doveva restare tale.Saigh è convinto che, ora, questo sogno diventerà realtà. “Esiste la tecnologia, e il clima americano è maturo per l’idea”

Come funziona il concept

● i rappresentanti AutoCart ritengono che genitori con poco tempo troveranno la nuova idea comoda, e relativamente a basso prezzo.● si arriva in macchina a AutoCart e ci si ferma a un chiosco. Al supercenter c’è spazio per seicento auto l’ora, sostiene la compagnia.● si ritira un computer senza fili touch screen da fissare al volante dell’auto.● si manovra fra le scansie virtuali del magazzino, scegliendo alimentari ed altri prodotti e servizi.● una squadra di operatori raccoglie le vostre scelte, le confeziona e le spedisce via nastro trasportatore a un punto di controllo all’uscita.● si guida sino al punto di controllo, dove attendono i pacchi e il conto. La compagnia afferma che tutto questo richiede dodici minuti.● i clienti possono effettuare gli ordini anche via e-mail o fax. In questo caso, si limiteranno a guidare fino a AutoCart per ritirare l’ordine.

Nota: qui il testo originale al sito dell’ Arizona Daily Star (f.b.)

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