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Concita De Gregorio
Far finta di niente
5 Marzo 2009
Articoli del 2009
La precarietà che ruba il futuro e una proposta, quella del PD, per ridurre i danni su una generazione perduta. Da l’Unità, 5 marzo 2009 (m.p.g.)

Un orizzonte di un solo giorno, e ogni giorno far finta di niente. «Faccio come se non fosse così: è una bugia ma mi serve per vivere». Congelati in un’adolescenza senza fine. «Vivo da studentessa, poi mi guardo allo specchio e penso: sono vecchia. La mia immagine riflessa non corrisponde alla mia vita». Non si sa con esattezza quanti siano i precari in Italia. Sei milioni secondo la Cgil. La metà, replica il governo. Una guerra di cifre che ricorda quella del conto dei manifestanti in piazza. Fa rabbia, fa paura. Ieri dieci di loro sono venuti in redazione per raccontare cosa sia la vita dentro un orizzonte breve, come si conviva con l’assenza di un’idea di futuro, come cambi il carattere, il senso di responsabilità, persino la salute. Non è stato facile organizzare l’incontro, ci abbiamo lavorato per giorni: per un precario a 600 euro al mese perdere un giorno di lavoro, prendere un treno e poi un autobus, mangiare fuori è un costo altissimo.

Sono venuti, gliene siamo grati. Le dieci persone che vedete in copertina sono quasi tutte laureate, alcune specializzate, un paio hanno dieci anni di studi universitari alle spalle. Solo due sono padri. Nessuna madre. Uno ha 50 anni: come nei tornei sportivi, abbiamo scherzato per sollevarci un momento, ci sono i precari di andata e quelli di ritorno. Sono tutti vittime di parole diventate di moda, «flessibilità», o di slogan privi di sostanza, «diventa imprenditore di te stesso». Al contrario dei loro omologhi di altri paesi l’insicurezza del loro posto di lavoro non è compensata da retribuzione più alte. Guadagnano, quando ci arrivano, mille euro al mese. Alcuni 250. I dati dicono questo: il 75 per cento delle lavoratrici precarie non ha figli fino a 41 anni. Le donne pagano come sempre il prezzo più alto. In questo caso un prezzo quasi insostenibile - la rinuncia alla maternità - di cui un governo degno di questo nome si dovrebbe vergognare. Smettere all’istante, per esempio, di parlare di sostegno alla famiglia in assenza di una politica per chi la famiglia la deve costruire.

Le persone che sono state ieri da noi sono - in parte, non tutte: non può perdere il posto chi non l’ha mai avuto - destinatarie della proposta di Franceschini per l’assegno di disoccupazione. Non hanno, infatti, alcun ammortizzatore sociale. Sono una massa di uomini e donne che il governo ignora. Si fanno carico di responsabilità grandi, senza il loro lavoro l’economia si fermerebbe. Sono quelli che più di tutti patiscono la crisi e una supplementare ingiuria: quella di chi ne ignora l’esistenza. Provano irritazione, per usare un eufemismo, davanti agli inviti all’ottimismo. Inviti sistematicamente smentiti dalle nude cifre del tracollo economico del paese.

L’ultimo, ieri, è venuto dalla Banca d’Italia: nel 2009 il Prodotto interno lordo scenderà del 2,6 per cento. Se qualcuno non si occuperà delle generazioni precarie nei prossimi mesi, nelle prossime settimane, subito, questo Paese andrà incontro a un collasso da cui ci vorranno decenni per riprendersi. Si può fare, non è vero che non si può. bisogna volerlo.

Clara Sereni ragiona sull’intolleranza, sulla paura, sul dissolversi della memoria. Sogna la nascita di «ronde gioiose» capaci di portare luce nel buio dei quartieri abbandonati. Ronde che distribuiscano libri anche la notte. Grazie.

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