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Vittorio Malagutti
Expo: un'offerta che i Cabassi non possono rifiutare
12 Ottobre 2010
Milano
Qualche essenziale dettaglio in più sull’incredibile eterno tira e molla che rischia di cancellare il grande evento, da Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2010 (f.b.)

Milano. Speculatori a chi? Marco e Matteo Cabassi da mesi hanno l'aria di prendersela a morte con chi li accusa di voler cavalcare l'occasione dell’Expo per fare un sacco di soldi a spese delle casse pubbliche. Ma adesso che, dopo mesi di ricatti e dispetti tra i politici di centrodestra, l'incredibile vicenda dell'esposizione universale del 2015 sembra giunta a una svolta decisiva, i due fratelli immobiliaristi, tra i più grandi operatori nazionali, si trovano in una posizione a dir poco imbarazzante.

La lettera siglata dal sindaco di Milano Letizia Moratti chiede “l’incondizionata e immediata disponibilità” delle aree a nord della città dove sorgeranno, almeno secondo i programmi di partenza, i padiglioni dell’Expo 2015. In sintesi significa che i Cabassi dovranno cedere gratis (in comodato) i loro terreni (260 mila metri quadrati) per poi vederseli restituire a esposizione conclusa con il diritto di costruire su metà di quelle aree. La risposta alla richiesta della Moratti, concordata con il governatore della Lombardia Roberto Formigoni e il presidente della provincia di Milano Guido Podestà (che però non l’hanno firmata), dovrà arrivare entro dopodomani, giovedì. Solo che, qualunque sia la loro replica, i Cabassi rischiano di perdere la partita. Se dicono no al sindaco, faranno la figura di quelli che boicottano un grande progetto descritto come la panacea di tutti i mali della metropoli lombarda.

E, peggio ancora, rischiano di vedersi espropriare le aree a prezzi di saldo. Se invece cedono al diktat del sindaco si imbarcano in un'operazione immobiliare dai ritorni incerti e comunque proiettati in futuro indeterminato. In più saranno anche chiamati sborsare subito alcune decine di milioni (la somma esatta non è chiara) a titolo di “contributi per infrastrutture”. Gli avvocati sono al lavoro. E di qui a giovedì non sono escluse nuove clamorose sorprese. Tra l'altro in gioco ci sono anche i terreni (circa 500 mila metri quadrati) controllati dalla Fondazione Fiera di Milano. Quest'ultima fa capo alla regioneLombardia, ma è presieduta dal berlusconiano Giampiero Cantoni, in rapporti non proprio idilliaci con il governatore Formigoni. Quanto basta per rendere ancora più incerto il risultato finale.

Sta di fatto che i Cabassi al momento non sanno bene che pesci pigliare. La grana dell’Expo è arrivata in una fase molto delicata per il gruppo che hanno ereditato da Giuseppe Cabassi, soprannominato il sabiunatt, uno dei protagonisti della Milano del mattone e della Borsa negli anni Settanta e Ottanta. La crisi partita alla fine del 2007 ha picchiato duro sugli imprenditori immobiliari. I Cabassi, meno indebitati dei concorrenti, sono fin qui riusciti a limitare i danni, ma, Expo a parte, i prossimi mesi sono decisivi. Il progetto di gran lunga più impegnativo, quello del nuovo quartiere Milanofiori (a sud della città sull'autostrada per Genova), è stato completato solo in parte. E il lotto già costruito, cioè 120 mila metri quadrati su 210 mila, non è ancora del tutto piazzato. La parte residenzialeper esempio, (12 mila metri quadrati) è stata venduta per il 30 per cento. La scommessa è riuscire a trovare compratori senza fare sconti troppo elevati rispetto ai 3.500 euro al metro quadro previsti inizialmente. I Cabassi si dicono fiduciosi. A dicembre, con cinque anni di ritardo rispetto alle previsioni, è prevista l'inaugurazione della fermata della metropolitana del nuovo quartiere. E questo almeno in teoria dovrebbe favorire le vendite.

Intanto però i debiti crescono. La posizione finanziaria netta del gruppo che fa capo alla holding Raggio di Luna (controllata dai Cabassi) alla fine del 2009 era negativa per 350 milioni di euro, quasi il doppio rispetto ai 177 milioni del 2007, prima che esplodesse la crisi mondiale del mattone. Anche la Brioschi quotata in Borsa, a cui fa capo l’operazione Milano-fiori, ha visto aumentare il peso dei debiti, che a giugno 2010 erano 261 milioni contro i 217 milioni di fine 2009. Non per niente nei mesi scorsi i Cabassi sono tornati al tavolo delle trattative con le banche per riformulare le condizioni dei prestiti, di cui è stata allungata la scadenza con garanzie supplementari.

Bilanci alla mano, la situazione non è da allarme rosso. La questione Expo però potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro. Sul piano dei numeri, ma soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la politica. Va detto che di recente i Cabassi hanno avuto modo di farsi apprezzare dalla famiglia Berlusconi comprando per 40 milioni l'area della Cascinazza a Monza. Su quei terreni è in corso da tempo una battaglia per una mega speculazione. Paolo Berlusconi, il fratello del premier, si è sfilato vendendo ai Cabassi, che hanno promesso altri 50 milioni in caso di via libera alla costruzione. Artefice della soluzione il neo ministro Paolo Romani, assessore a Monza. Un affare targato Pdl. Con tanto di lieto fine. Con l'Expo doveva arrivare il bis. Ma le liti nel centro-destra hanno mandato tutto a monte.

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