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Antonello Boatti
Expo: sfida affascinante
9 Dicembre 2007
Milano
Da un urbanista, proposte sul grande evento come opportunità. Ma: a chi amministra Milano? Il manifesto ed. Milano, 8 dicembre 2007, con postilla (f.b.)

Il problema dell’area urbana milanese è la mancanza di programmazione e pianificazione: sono state consentite le più spericolate iniziative immobiliari e si sta ipotecando gravemente il futuro della città. Per contrastare lo strapotere politico e amministrativo di Milano, dovremmo moltiplicare gli sforzi verso la formazione di un’area metropolitana fortemente radicata come istituzione. Fabbisogno di abitazioni, case popolari per italiani e stranieri in quartieri integrati e accoglienti, rilancio di una Milano produttiva (innovazione, scienza e cultura), cura per l’ambiente: questa è l’agenda politica da porsi. Nell’assenza di tutto ciò si materializza la candidatura per l’Expo 2015. La tentazione di rispondere “no” è forte, per la paura, fondata, di trovarsi in un meccanismo in cui dinamiche finanziarie, soggetti attuatori e destino dell’area dopo l’esposizione siano poco chiari.

Ma l’ipotesi di una vittoria di Milano ha il suo fascino, nella speranza di migliorare la qualità della metropoli. Preferisco quindi avanzare proposte concrete per modificare, orientare e in qualche caso capovolgere l’ipotesi di partenza di Expo 2015. Le aree interessate dovranno comprendere anche proprietà del Comune per partecipare con forza alla definizione di obiettivi e trasformazioni. La destinazione post-Expo dovrà essere chiaramente orientata a sviluppare residenze per giovani coppie, studenti e cittadini stranieri. Va diminuita la prevista quantità di capannoni usa e getta e quelli temporanei non dovranno contribuire ad intasare discariche ed inceneritori. Va aumentata la quantità di aree verdi ed invece della faraonica proposta di una nuova via d’acqua si pensi ad interventi di recupero dei tracciati storici della Martesana e della Cerchia. L’ennesimo grattacielo proposto come dono al Comune (a cosa servirà dopo l’Expo?) sia sostituito con interventi per la ricerca scientifica. L’area prescelta, ritagliata tra le infrastrutture, merita almeno di essere assistita da interventi di ricucitura della trama urbana come ponti verdi, superamenti delle barriere, percorsi pedonali, ciclabili...Non possiamo essere certi di riuscire a modificare radicalmente l’impianto ma un buon primo passo sarebbe evitare i poteri speciali di Commissario al sindaco.

Un’ultima considerazione: in Provincia giace, dimenticato, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. E se fosse quest’ultimo a proporre coerenze e fattibilità dell’Expo 2015 nell’ambito della pianificazione di scala vasta, suggerendo anche il destino dell’area nel caso in cui vinca Smirne? L’Expo si realizzerà su un’area agricola su cui, come su tutte le altre con questa destinazione, una parola importante spetta proprio alla Provincia di Milano.



(Antonello Boatti, architetto, Sinistra Democratica)

postilla

A proposito dell’ultima considerazione, che a ben vedere rappresenterebbe in qualunque contesto da paese civile un’ovvietà e un presupposto irrinunciabile, forse va osservato l’orientamento prevalente provinciale in termini di pianificazione territoriale, così come emerso dalla recente vicenda del Cerba, ovvero di proporre - anche se molto meno sfacciatamente – anche a scala metropolitana un modello non dissimile da quello urbano milanese, secondo cui il tutto si costruisce con la pura e semplice somma delle parti, e dove gli interessi “grandi” (a volte verniciati di generalità) prevalgono su quelli collettivi, di lungo periodo, a volte anche dell’ambiente. Si spera che quella del centro ricerche rappresenti una vicenda unica e circoscritta, ma si teme ahimè che non sia, non possa essere così. Il contesto, come dimostra anche il recentissimo caso di “ emendamento Boni”, non appare favorevole all’approccio ragionevolissimo e di rilancio in positivo proposto da Antonello Boatti. Naturalmente con la costante speranza di essere smentiti. Sul medesimo tema Expo, si vedano qui anche gli interventi di Giuseppe Natale e Marco Cipriano (f.b.)

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