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Expo: riassunto delle puntate precedenti
2 Luglio 2011
Milano
Articoli del 2 luglio 2011, Gianni Barbacetto (il Fatto Quotidiano) e Nicola Zanardi (Corriere della Sera) sintetizzano due aspetti del dilemma Grande Evento (f.b.)

Corriere della Sera

La meta nobile di Milano

di Nicola Zanardi

A meno di 1.400 giorni dall'inizio di Expo 2015, nei giorni degli esami di maturità, abbiamo riletto Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita sul sito www. expo2015. org. Invitiamo tutti i cittadini a farlo, vista la bellezza e la contemporaneità del tema, anche se, forse, meriterebbe una riscrittura più ponderata e attenta rispetto a quella attuale. Una prima associazione porta ad un grande «educatore» e intellettuale milanese, Riccardo Bauer, motore inesauribile di quella grande officina sociale, e non solo, che è stata ed è la Società Umanitaria, vero e proprio serbatoio di intelligenza della Milano da ricostruire e sviluppare nel secondo dopoguerra. Educare alla democrazia e alla pace è una bellissima antologia dei suoi pensieri, dove la passione civile diventa la materia prima per diffondere la cultura tra i lavoratori, creare scuole professionali, integrare i più deboli.

In tempi in cui il tema della crescita si intreccia con moltissime discipline, senza una educazione alla pace e alla giustizia, il Pianeta non troverà alimento per tutti. E da Bauer, educatore locale su temi globali, a Eric Hobsbawm, storico globale sensibile ai temi locali, il passo è breve. Che cosa ci insegna lo storico, peraltro oggetto di una traccia dell'esame di maturità di quest'anno? Tra le tante, una davvero fondamentale: la fine delle civiltà contadine è la conclusione di un modello evolutivo durato per migliaia di anni, nonché il momento sociale più drammatico degli ultimi cinquanta anni. Nella seconda parte del «secolo breve» , per citare il suo libro più famoso, la cultura agraria si trasforma in società industriale.

Europa e Giappone prima, poi il Sudamerica e, infine, i Paesi Asiatici abbandonano la cultura contadina, unico collante non industriale globale. Da queste due figure molto lontane emergono il concetto di limite e quello di rispetto. Limiti all'uomo e al suo potere, rispetto dell'altro e dei suoi diritti. La crescita, nello scenario che si è delineato in questi anni, è un oggetto a più facce: ci saranno circa due miliardi di persone in più entro il 2050, ci dicono i demografi. Occorrerà utilizzare saperi, tecnologie, innovazione e tanta formazione per consumare molte meno energie e materie prime. Nutrire il pianeta di democrazia, formazione e salute sarà l'unico modo affinché l'alimentazione, la prevenzione e le economie raggiungano un punto di equilibrio.

I padiglioni di Expo 2015 possono essere i nuovi perimetri delle tante culture che l'uomo ha saputo creare dove modelli di democrazia, di formazione, di sanità dovranno conquistare il palcoscenico più grande. Un grande software universale fatto da una sapienza millenaria e dalla conoscenza applicata del terzo Millennio. Modelli da scambiare, da esportare, da importare. Chiediamo a tutti i Paesi di portarci queste esperienze. Troviamo il modo di chiederlo anche a chi ha meno potere: le associazioni, le Ong, i tanti utopisti del mondo che trovano un riscontro quotidiano alle loro idee nelle diverse realtà quotidiane. Nutrire vuol dire soddisfare necessità vitali ma anche alimentare e arricchire lo spirito. Milano, nei prossimi anni, ha una meta nobile e precisa verso cui tendere.

Il Fatto Quotidiano

Expo 2015: lo strano caso Boeri-Pisapia

di Gianni Barbacetto



Che strana coppia, Giuliano Pisapia e Stefano Boeri. Quando si sono scontrati alle primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, Pisapia era, per la stampa, il candidato molto di sinistra amico di Nichi Vendola e Boeri era invece l’uomo del Pd che parlava con Pier Luigi Bersani e lavorava per l’immobiliarista Salvatore Ligresti. Ora, dopo il trionfo arancione e l’ingresso di Pisapia a Palazzo Marino, le parti in commedia sembrano essersi invertite. Tema: l’Expo, naturalmente, cioè il primo dossier di peso che il nuovo sindaco ha trovato sulla scrivania finora occupata da Letizia Moratti.

Ora Pisapia sembra diventato realista e moderato, disponibile a realizzare il progetto, molto immobiliare, imposto dal presidente della Regione Roberto Formigoni; mentre Boeri ha provato a insistere sulla sua idea, secondo cui le aree dell’Expo devono ospitare un grande parco permanente degli orti planetari, mica essere sommerse dal cemento.

Bella grana, per il sindaco appena insediato in piazza della Scala, tra l’entusiasmo della Milano di sinistra e la soddisfazione di quella moderata. Non aveva neppure completato il trasloco, che si è trovato il dossier Expo sul tavolo, con la soluzione già decisa da Formigoni: le aree su cui realizzare l’Esposizione universale del 2015 (un milione di metri quadri, due terzi della Fondazione Fiera, controllata dalla Regione di Formigoni, un terzo del gruppo Cabassi) dovranno essere comprate da una società appositamente costituita, la Arexpo spa, che poi le metterà a disposizione della società Expo spa per realizzare l’evento. Costo dell’operazione aree: 120 milioni di euro, 80 alla Fondazione Fiera, 40 a Cabassi, sborsati dal Comune di Milano (38 milioni per avere il 51 per cento di Arexpo), dalla Regione (9,5 milioni per il suo 12,7) e dalla Fondazione Fiera (che ottiene il 34,9 per cento di Arexpo senza versare un soldo, ma conferendo i suoi terreni). Qualche euro lo metteranno anche la Provincia di Milano e il Comune di Rho, che nella nuova società avranno lo 0,7 per cento.

Qual è il problema che preoccupa Pisapia? Che dopo averci messo tutti questi soldi, l’Expo dell’orto planetario progettato da Boeri diventa impossibile. Per rientrare dell’investimento, Comune e Regione dovranno tirar su case e uffici, altro che aree agricole e orti. Lo dice chiaro l’Accordo di programma: la Arexpo dovrà realizzare “la riqualificazione del sito espositivo privilegiando progetti mirati a realizzare una più elevata qualità del contesto sociale, economico e territoriale” (pag.13). Lo dovrà fare “al termine dell’esposizione universale mediante un intervento di trasformazione urbanistica” ( pag. 17  ). Chiuso l’Expo, arriverà il cemento. Lo permette l’indice urbanistico previsto, 0,52: almeno 520 mi-la metri quadri, concentrati sulla metà dell’area (l’altra metà dovrebbe restare a verde), che si aggiungeranno ai 230 mila metri quadri comunque previsti nel piano Expo. Totale, 750 mila metri quadri.

L’Expo naturale e tecnologico delle biodiversità si trasforma in un’operazione immobiliare, a tutto vantaggio dei bilanci della Fondazione Fiera. Formigoni ha detto a Pisapia: prendere o lasciare. E Pisapia non vuole e non può passare come il sindaco che appena arrivato fa perdere l’Expo a Milano.

Ora però sta riflettendo: non può neanche passare come il sindaco del cemento. Gliel’ha ribadito anche Legambiente, con un comunicato che ricorda l’esito di uno dei cinque referendum cittadini votati il 12 e 13 giugno a Milano: il parco dell’Expo deve rimanere parco anche dopo l’esposizione. “La richiesta di un parco dell’Expo, espressa dai cittadini due settimane fa, è chiara”, scrive Legambiente, “e non può essere elusa. Siamo consapevoli delle esigenze dell’evento, ma non possiamo far finta di non sapere che in quell’area si stanno accumulando previsioni per milioni di metri cubi di nuovi edifici, non solo nel recinto di Expo, ma anche a Cascina Merlata, Stephenson, Città della Salute. Il risultato non sarà la ‘Défense’ milanese, ma una bolgia di cemento . La città viene prima di Expo e degli interessi, pur legittimi, dei proprietari dei terreni”.

A questo punto, Pisapia sta riconsiderando la questione e si è riavvicinato a Boeri, che un paio di proposte continua a farle. La prima è abbassare l’indice di edificabilità: troppo alto quello 0,52. Ormai sembra impossibile trovare soluzioni alternative all’acquisto delle aree. Mantenerle agricole appare un’utopia. Ma si può almeno limare quel numeretto, riducendo la quantità di cemento.

La seconda idea di Boeri è trasferire sull’area Expo, dopo il 2015, l’Ortomercato. Nascerebbe così un grande polo agricolo e alimentare, con il parco delle biodiversità, il nuovo mercato all’ingrosso di frutta e verdura, la “Città del gusto”, la nuova facoltà di Agraria...

Su questo progetto Pisapia e Boeri stanno lavorando, di nuovo fianco a fianco, come sul palco di piazza Duomo dopo la vittoria comune su Letizia Moratti.

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